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Riflessi di paura (Aja, 2008)

Voto: **

mirrors Riflessi di paura (Aja, 2008)

Magra di idee, vecchi sogni (e immagini) premonitori e gusto della sfida dentro il genere sembrano dettare il cammino di Alexandre Aja nella terra dei padri pellegrini. Di passo in passo, è ancora tempo di famiglia (americana, dato il contesto) e di brame manomesse a questa collegate, dopo le ripugnanze post-atomiche e post-craveniane de Le colline hanno gli occhi. Vuoi vedere che anche gli specchi ci vedono benissimo? Papà di famiglia che stai leggendo: puoi scommetterci tutti gli alimenti che anche questo mese devi all’ex-moglie rancorosa e agli amorevoli pargoli.
Materiale asiatico, stavolta (originale coreano Into the Mirror di Kim Sung-ho, scritto dal quale lo scorso luglio da noi è arrivato Black House—sicuramente non meno un papocchio di questo, quanto allo scritto), immutabilmente invaso da misteriose (e magari pedestri) morti avvolte dalle fiamme del passato, assiderate cliniche mentali e furiose bambine dalle poche parole e lunghi capelli in cerca di vendetta. Ma guardiamo oltre. Aja sembra aver deciso di divertirsi negli USA, e giustamente li prende a suo gusto e piacimento per un grande centro commerciale (limpidamente chiamato Mayflower) del quale la sua camera restituisce l’opaca penetrazione—nell’incubo, nella malattia, nella normalità?
Vedasi anche il recente -2: Livello del terrore, scritto (come questo) da lui e dal solito Grégory Levasseur, col quale questo film condivide praticamente il finale, ribaltato oltre che letteralmente anche dal diverso sesso e dalla diversa età dei protagonisti—giovane donna lì, uomo maturo qui. Aja si ri-affaccia (giù rispetto a dove siamo partiti) sulle strade delle compere in un risvegliato ed impassibile centro città, da dietro gli specchi del terrore ri-oscurati, aperti 24 ore al giorno come videocamere di sorveglianza. Volendo tralasciare la presenza accessoria di fantasmi riflessi e suore-martiri, la trama avrebbe persino un senso.
È con questa sensazione di falso sollievo che ci si desta dopo le esplosioni finali, dei caotici avanzi di quell’oriente del quale si è detto, sì, che però Aja manda degnamente in briciole con un battente montaggio alternato fra le due laute scenografie domestico-ospedalizie del videogioco nel quale si sta orientando l’ex-agente Ben Carson (Kiefer Sutherland), che assieme alla moglie Amy (Paula Patton, un’altra Halle Berry: se avete visto Déjà-vu è probabile la ricordiate) tenta di salvare il salvabile di quanto è già stato perso, se non fosse forse che lui non se n’era ancora accorto. Come a dire: spara pure contro lo specchio, tanto l’oggetto riflesso (più vicino di quanto appaia) sei tu.

Recensione pubblicata su Cine Zone

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3 commenti a questo articolo

Ale55andra scrive:
06/10/2008 | 15:26

Quest’anno ho deciso di non abbandonarmi a visioni di beceri horror così a caso, visto che l’anno scorso quelli più brutti me li sono beccati io. Il trailer di questo film non mi convincenva per niente, per cui ho lasciato perdere.

cinemasema scrive:
06/10/2008 | 15:49

Nonostante tutto mi incuriosisce anche se anch’io ho la sensazione che sia un film da aspettare quando sarà stampato su DVD.

Cinematto scrive:
14/10/2008 | 15:59

Ma io penso che Kiefer, e mi dispiace dirlo perchè una volta era uno dei miei attori preferitissimi, oramai stà finendo come il padre, i tempi di Linea Mortale son passati, se non si ripiglia misà che gli rimane solo Jack Bauer e stì film qua.

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