albertodifelice.com

Il cavaliere oscuro (Nolan, 2008)

Voto: ***½

dark-knight Il cavaliere oscuro (Nolan, 2008)

In The Dark Knight succede qualcosa che è l’eccezione—basterà anche solo rimanere all’esempio di Batman Begins, di cui questo film sembra più il nipote che il figlio—per chi conosca un po’ Christopher Nolan: la fabula non viene, nella sostanza, alterata. Eppure si ha la sensazione di qualcosa di ugualmente scabro ed anfrattuoso; anzi, composto di una materia granulosa più uniforme, il mondo di Nolan appare se possibile maggiormente malfermo sulle gambe dei suoi personaggi. È già da questo dato strutturale, sintomatico alito vitale, che Nolan informa che, venuta definitivamente meno la necessità di trovare qualcosa di nascosto da ricostruire dall’ordine degli eventi, il film andrà più linearmente a sgranarsi sotto i nostri occhi, e a ripresentare in questa ovattata ed aerea ondulazione la stessa sostanza di specchio e dissomiglianza.
Nolan racconta adesso di piani, azioni il cui compimento è talmente rigoroso da apparire non pianificato, appunto, persino apoditticamente arbitrario: ciò che rileva non è infatti quello che si fa—ipoteticamente buono o cattivo che sia—e gli autonomi motivi retrostanti (vedasi come il cattivo si fa beffe di noi che vogliamo sapere da dove vengono le sue cicatrici, come fosse stato istruito direttamente da Haneke), bensì quanto ne consegue. Il crimine si può combattere o perpetrare, ma poco cambia se ciò che si viene a creare per entrambe le vie è il pandemonio del sistema che dovrebbe essere—questo sì—retto da un “piano”, ossia dalla “legge”. La fin scontata doppia faccia della stessa medaglia, l’opposizione fra l’eroe Batman (Christian Bale) ed il cattivo Joker (Heath Ledger), si fa quindi tricefala e si rivolge all’eroe che si fa maligno, Harvey Dent (Aaron Eckhart): è la necessità di salvare la sua faccia, a ben vedere, ad essere la vera protagonista della pellicola.
È una necessità tanto più avvertibile in quanto la rilettura estetica di Nolan ha iniziato, già dal precedente capitolo, a privare di un centro di riferimento il sistema Gotham, non più ancorato alle antecedenti secche visioni gotiche o verde psichedelico. Cade ogni giurisdizione visuale e di diritto, e con essa ogni garanzia procedimentale, dal momento che spostandosi dai palazzi di Gotham a quelli di Hong Kong la predominante è una superficie lattiginosa nella quale si può tranquillamente irrompere a fin di rapina. Ancora, che a far scena sia il pazzoide Joker (che dimezza il patrimonio malavitoso dandolo alle fiamme) o il giusto Batman (che va a prelevare il ragioniere delle triadi per congelare l’altra metà), il fine di giustizia di Gotham si ritrova servito in ogni caso da storture perniciose.
Nolan realizza, con indistinta ed illune eleganza ed estemporanei baleni, un’afona aria classica su bene e male, sulle cui note sommesse (James Newton Howard e Hans Zimmer sottacciono l’armonia che in Elfman esplodeva) danza l’agglomerato Gotham, perso e delirante, incapace di controllare e prevedere azioni concomitanti ed opposte. L’immagine, pochi secondi, nella quale Heath Ledger se ne sta penzolante, sporgendosi dal finestrino di un’auto della polizia, incorpa l’intero film replicando fatuosamente dal basso la presenza dall’alto del torvo Christian Bale scrutante sulla città: cinta nel fuori campo, Gotham li osserva mentre si cercano echeggianti, frontalmente e di spalle, arieggiando sospesa il proprio completamento, in attesa di premere un pulsante ed esplodere, di schiantarsi in velocità o tuffarsi a picco. Infine rimane a penzolare, quando ormai ha perso quasi tutto, come il Joker, e come un eroe che forse deve morire.

Recensione pubblicata su Cine Zone

Share/Save/Bookmark

11 commenti a questo articolo

Ale55andra scrive:
25/07/2008 | 12:15

Che film che film che film che film!!!!!

LeonardHap scrive:
25/07/2008 | 16:40

Lo dicevo anche da Ale55andra, questo qui lo voglio vedere.

E quello che leggo in giro mi convince sempre più.

gparker scrive:
25/07/2008 | 18:36

Si che film.

Mi pento di averne scritto a caldo. Molte cose emergono a ripensarci.

WilliamDollace scrive:
26/07/2008 | 09:18

“”L’immagine, pochi secondi, nella quale Heath Ledger se ne sta penzolante, sporgendosi dal finestrino di un’auto della polizia, incorpa l’intero film replicando fatuosamente dal basso la presenza dall’alto del torvo Christian Bale scrutante sulla città: cinta nel fuori campo, Gotham li osserva mentre si cercano echeggianti, frontalmente e di spalle, arieggiando sospesa il proprio completamento, in attesa di premere un pulsante ed esplodere, di schiantarsi in velocità o tuffarsi a picco.”"”

perfetto.

condivido anche il voto, otto e mezzo

utente anonimo scrive:
26/07/2008 | 17:40

Avendo molto amato il primo (e il cinema di Nolan, ad esclusione di Insomnia, in generale) l’attendevo con molta ansia.

Che, dopo aver letto la tua analisi, è ulteriormente aumentata in modo esponenziale.

Lo vedrò stasera/notte (durando due ore e mezza…) e spero vivamente di poter condividere il tuo giudizio.

Ciao,

Mr. Hamlin

Cinemasema scrive:
27/07/2008 | 02:28

Sono arrivato da poco dal cinema. A caldo le immagini e le sequenze del Cavaliere Oscuro piroettano ancora nella mia mente. Stavolta credo proprio che siamo in sintonia. Un film “destrutturante”, uno specchio che non riflette nessun volto. Ma ho ancora le idee confuse. Devo far roteare il film nella mia testa.

gahan scrive:
28/07/2008 | 08:01

@Ale55andra: Essì–

@LeonardHap: Correre–

@gparker: Verissimo, è un film da due visioni ravvicinate, direi–

@WilliamDollace: ;)

@Mr. Hamlin: Ce l’avete tutti con ’sto Insomnia, che invece è un film molto buono–

@Cinemasema: “uno specchio che non riflette nessun volto”– Sento che avrai qualcosa da scrivere– :)

UnoDiPassaggio scrive:
28/07/2008 | 15:37

Molto interessante (e azzeccata) la tua riflessione sul dimezzamento dei soldi criminali effettuato con due metodi lontani per etichetta ma uguali nella sostanza.

Ci uniscono in particolar modo la sequenza di Joker in auto (la Felicità del Male che sembra avere lo stesso peso specifico dell’Infelicità del Bene) e l’uso dell’aggettivo “lattiginoso”.

Bevete più latte. ^^

gahan scrive:
28/07/2008 | 19:54

Ho il sospetto quell’aggettivo ci sia balenato in mente per ottimi e preziosi motivi, in effetti ;)

utente anonimo scrive:
03/08/2008 | 12:27

e come contraddirti? la tua analisi è impeccabile, ma le nostre sensazioni sono molto diverse. mi chiedo: ripensando al film a mente fredda, evitando di considerare che la pellicola racchiude la miglior performance di un attore scomparso prematuramente, spolpando il tutto dal polverone di entusiasmi sollevato intorno al film… cosa resta di così pregnante?

mario

gahan scrive:
03/08/2008 | 13:01

Se hai notato, io della “miglior performance di un attore scomparso prematuramente” non ho parlato neanche alla lontana– ;)

Scrivi un commento