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L’horreur à la frontière française

Pare esserci molto entusiasmo, complice forse anche la vittoria di Frontière(s) all’ultimo Ravenna Nightmare Film Festival, per l’ultimissima ondata di horror francese. Non per nulla dico io: la nuova “certa tendenza del cinema francese” (anzi, citando Jean-François Rauger e Isabelle Regnier su “Le Monde”, «une certaine manière de rivaliser avec le cinéma hollywoodien» — almeno finché i registi interessati e chi altro assieme a loro non ricevono offerte utili a trasferirsi sulle colline californiane, ovviamente) fila che è una bellezza, sembra, dal punto di vista produttivo. (Mi manca un panorama completo della produzione, comunque, ragion per cui non posso affatto dirmi un esperto; non sono neanche un appassionato, ma ho ad esempio molto gradito Haute tension e Ils.) Per gli amanti del “cinema di genere puro” dev’esser, non c’è dubbio, qualcosa di cui deliziarsi. Senonché, nello specifico, la scorsa settimana — altro film del quale non ho scritto — ho visto il Frontière(s) in questione, e l’ho trovato molto semplicemente — quel horreur! — un’accozzaglia di cavolate.

frontieres-jorris-lefebure Lhorreur à la frontière françaiseNon ne ho scritto, dicevo, ma la mia misera stellina su Cine Zone dovrebbe essere abbastanza chiara a riguardo. Ad esempio: mal ho sopportato l’emulo di Erich Priebke (Jean-Pierre Jorris) che funge da patriarca nazista e se ne va in giro con la sua bella Walther d’ordinanza a blaterare di “reines Blut”. Non che io voglia ridurmi a parlare a mo’ di battuta da bar dei personaggi in quanto tali (ma anche sì: ogni tanto rilassarsi fa bene), ma mi attivo quando sento dire che tale individuo starebbe a «trasfigura[re] il razzismo sotterraneo della Francia contemporanea in rigurgito veteronazista e aberrazione domestica (il patriarca farneticante che militarizza la famiglia), cogliendo l’occasione per sciorinare una fascinazione per l’uniforme e i cerimoniali che profuma di soave derisione della Gendarmerie Nationale» (Alessandro Baratti su “Gli Spietati”). In poche parole, saremmo dalle parti dell’horror indipendente (rivale alle majors hollywoodiennes) migliore, quello bagnato di sporca critica sociale, anziché dalle parti dell’esercizio artigianale (magari pregevole, ma io fatico sempre a lasciarmi impressionare dalla vuota artigianalità; Baratti ci informa, «esaltat[a] da un reparto tecnico semplicemente prodigioso») fatto per divertirsi basandosi su ben noti meccanismi e omaggi da fan bambinone — o almeno, saremmo da entrambe le parti. Saremmo, riassumendo, dalle parti dell’horror, per riprendere ancora Rauger e Regnier, che mira «à représenter une extrême violence et à s’interroger sur l’obscénité de celle-ci». Cosa diversa, insomma, dall’ultimo giocherellone (e a mio avviso, ben più artigianalmente divertente) Neil Marshall di Doomsday, par exemple.

Giacomo Calzoni su “Sentieri selvaggi” ci va giù ancor più duro e, sorpassando in pratica Baratti senza mettere la freccia, va oltre:

Forse dietro tutta la violenza e il sangue che Gens mette in scena si nasconde qualcosa di più, ma non tutti sembrano pronti (o desiderosi) di cogliere il sottotesto che sta dietro il film. Sottotesto che non è quello politico che sembrerebbe emergere dal plot, contestualizzato in una realtà soggiogata da un regime para-fascista: no, Frontiers non è questo, per fortuna. Frontiers è in realtà un grido disperato, non di allarme ma di resa: è la presa di coscienza di una sconfitta globale e non limitata a un contesto unitario, che riguarda quindi qualsiasi individuo. Un film che si arrende all’orrore che dilaga inarrestabile, e dinanzi al quale non si può far altro che alzare le braccia (come nell’ultima inquadratura) e prenderne atto; un viaggio angosciante negli abissi della follia, e quindi del mondo, di questo mondo, il nostro, nel quale si fugge da un orrore solamente per poi sprofondare in un altro più grande, senza possibilità di evasione.

Calzoni ha dunque deciso di prendere la cosa ancor più alla larga: il film di Gens sarebbe un’allegoria di tutto il mondo, anzi — deduco — dell’olocausto di tutta l’umanità. Beh, con un po’ di modesto impegno astrattivo, sempre utile, questa è una cosa che si potrebbe adattare a qualsiasi discreto horror, per rimanere all’horror; diverso è il caso, mi sento di dire, di un film come The Mist, dove effettivamente l’aspetto allegorico viene confortato in maniera specifica ed individuabile (la cosa, sosterrei, sarebbe in qualche modo applicabile ad esempio anche a Ils, o ancor meglio all’ottimo Hostel di Roth — almeno il primo). Ma parlare in questi termini molto aleatori di Frontière(s) (d’altronde Calzoni pone tutto inequivocabilmente nella forma del dubbio: «Forse», dice, forse), francamente, sarà pur lecito ma non mi convince affatto. Forse è un esercizio intellettuale troppo “ardito”, e al contempo un bel po’ risaputo. Per come la vedo io, ha inquadrato meglio il film Andrea Fornasiero su Film TV dicendo che «[t]ra l’incubo degli zotici sadici di Non aprite quella porta, le torture di Hostel e la ferocia femminile di The Descent (che però Gens ha visto solo in seguito), Frontiers, più che lo schiaffo in faccia al cinema francese immaginato dal regista, è un’opera derivativa la cui rabbia è smorzata da personaggi prossimi alla caricatura». Di nuovo ai personaggi: lo so, non è bello. Ma ancora, non lo è neanche pensare che questo Erich Priebke trasfiguri alcunché.

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Pan & Scan della settimana

Se ieri sera (ma anche ieri all’incirca all’ora di pranzo) avete provato a connettervi su queste pagine, avrete notato che il sito era in manutenzione. Mi sono preso un po’ di tempo — più di quanto sarebbe stato necessario a una persona più sveglia del sottoscritto — per sistemare il blog. Essendo la mia prima esperienza con la gestione di un dominio autonomo, la prima installazione del software aveva lasciato qualcosa fuori posto; ora tutto è sistemato, e il blog dovrebbe continuare a funzionare stabilmente a tempo illimitato — beh, almeno finché sarò in grado e avrò voglia di pagarlo. Ho proceduto nientemeno che ad una nuova installazione, che ha comportato un cambiamento dei permalink; l’esportazione di articoli e commenti è stata un problema che avrei potuto risolvere molto semplicemente, e che invece data la mia assoluta ignoranza in fatto di gestione database ha richiesto molto tempo. Comunque, ora siamo di nuovo all’opera, il blog è alla lettera come da tempo volevo risistemarlo, e mi ritengo molto soddisfatto. Non so come, ma tutte le indicizzazioni acquisite rimandano ai relativi post nei nuovi indirizzi: tutto va alla perfezione, dunque. L’unico aspetto visibile di tutto ciò è che ho risistemato la paginazione di alcune analisi: ora trovate tutte le immagini direttamente nel corpo del testo.

quantum-of-solace-7-11-2008 Pan & Scan della settimanaIl weekend è stato nullo sul fronte recensioni. Avevo intenzione di vedere The Burning Plain, ma il caso ha voluto che abbia invece visto, nonostante la mia intenzione contraria, la preannunciata hit della settimana, Quantum of Solace. Non me ne son pentito, sebbene per tutta la prima parte del film mi sia chiesto perché avessi deciso di non darmi retta — del genere «A volte vorrei tornasse Roger Moore». Avrei potuto scriverne, se solo ne avessi avuto voglia — e la voglia di scrivere, almeno in questo momento, è inibita dagli “impegni” relativi alla tesi. Apprendo intanto che Daniel Craig, complici i buoni nuovi sviluppi della politica americana, non vedrebbe di cattivo occhio l’idea di esser rimpiazzato da uno 007 di colore — pace Fleming.

La scorsa settimana mi è arrivato un dvd atteso da un po’. Scartato e inserito nel lettore, ho constatato che purtroppo le cattive abitudini non sono finite: il dvd di Pretty Persuasion della britannica Metrodome è in pan & scan 1.78:1 dall’originale 2.35:1. È una cosa che capita ogni giorno su Sky Italia (non credo le cose siano cambiate da quando ero abbonato), e che ai tempi delle vhs era addirittura peggio dato che un’aspect ratio 2.35:1 finiva regolarmente dimezzata alla catodica 1.33:1. Comunque, in un dvd venduto al pubblico nel 2008 la cosa diventa molto fastidiosa. Ad esempio, ricorderete l’immagine tratta dal film che alla nascita del blog usavo all’interno dell’header. In quest’immagine Kimberly (Evan Rachel Wood), Randa (Adi Schnall) e Brittany (Elisabeth Harnois) sono sul letto nella camera di Kimberly a guardare un porno: l’inquadratura a tre ne cattura in un attimo una reazione congiunta a quello che stanno vedendo:

pretty-persuasion-three Pan & Scan della settimana

Bene, nel dvd quest’inquadratura (queste inquadrature), che riprende assieme le tre mentre discutono, è sezionata in inquadrature distinte che riprendono a turno Kimberly e Randa o Randa e Brittany:

pretty-persuasion-pan-scan-1 Pan & Scan della settimana

pretty-persuasion-pan-scan-2 Pan & Scan della settimana

Il risultato è che, tra le altre cose, l’effetto comico di quel momento viene totalmente perso. Questo fa inevitabilmente passare in secondo piano la sola presenza di una traccia audio in Dolby Stereo e l’assenza di sottotitoli. E pensare che per anni ho visto film rovinati peggio di così — ma del resto, allora neanche immaginavo come funzionasse davvero un film. Dovessero continuare a sfornare dvd di tal fatta, potrei considerare l’opzione di preferire al loro acquisto la re-visione gratuita su YouTube di tutto I magnifici sette, o un pomeriggio in compagnia di Kevin Bacon a rivedere Apollo 13:

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L’integrazione naturalizzata

guess-who-s-coming-to-dinner Lintegrazione naturalizzataQuando Barack Obama, figlio di un nero e di una bianca, aveva solo 6 anni, in America usciva Indovina chi viene a cena? Quel film fu a tutti gli effetti rivoluzionario, come l’ha definito lo stesso Sidney Poitier, e oggi possiamo vedere quanto lo fosse. In quel classico scritto da William Rose e diretto da Stanley Kramer si raccontava di una generazione che, nel tempo e pacificamente, avrebbe sorpassato i pregiudizi dei padri di ogni razza. La sua visione dell’integrazione razziale, per citare Mereghetti, è stata giudicata—e criticata come—«edulcorata e ottimista, che affronta il tema del razzismo quotidiano evitando i problemi reali e annegando le contraddizioni in un mare di buoni sentimenti». Thomas E. Wartenberg (”But Would You Want Your Daughter To Marry One? Politics and Race in Guess Who’s Coming to Dinner“, nel suo Unlikely Couples: Movie Romance as Social Criticism [Boulder, CO: Westview Press, 1999]), osserva ancora:

Come il movimento per i diritti civili ha reso chiaro, l’integrazione razziale della società americana può esser raggiunta solo per mezzo di una lotta politica. Ma Indovina chi viene a cena? naturalizza il processo di integrazione trattandolo come il risultato inevitabile della successione generazionale. In questo modo, malgrado la sua condanna della società americana per il suo razzismo, il film adotta strategie narrative e rappresentative che incoraggiano il suo pubblico ad aspettare passivamente l’arrivo dell’integrazione piuttosto che lavorare attivamente per la sua realizzazione.

Beh, milioni di americani neri (e anche bianchi) hanno aspettato, e lentamente la generazione dei loro figli e degli altri immigrati che sono continuati ad arrivare in America ha ora realizzato il corso dell’evoluzione demografica, culturale, e conseguentemente democratica. Un mare di buoni sentimenti, con l’aiuto del tempo, è come l’acqua con le rocce. Il razzismo non è finito, certo; ma tra qualche decennio, stando a ogni proiezione possibile, i bianchi saranno una minoranza negli USA. L’integrazione, lasciata vivere, è un fenomeno naturale e inevitabile.

obama Lintegrazione naturalizzata

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Dove le ali prendono sogno

bushisms Dove le ali prendono sognoI suoi due mandati sono ormai alle spalle. Il mondo saluta ora magno cum gaudio la venuta del nuovo presidente eletto Barack Obama. Sento sia giusto salutare per bene l’uomo al quale abbiamo dovuto molto in questi ultimi otto anni. Di seguito un discorso virtuale, ormai di commiato, di George W. Bush, compilato assemblando vari suoi strafalcioni in interviste, conferenze e incontri col pubblico accumulati durante la sua presidenza. Qui trovate gli originali con relative complete note informative sugli eventi di riferimento.

Miei concittadini americani,
Durante queste stagioni festive, rendiamo grazia le nostre benedizioni.
Voglio ringraziare il mio amico, il senatore Bill Frist, per essere con noi oggi. … Ha sposato una ragazza del Texas, voglio lo sappiate. Karyn è qui con noi. Una ragazza del Texas occidentale, proprio come me.
Ti ringrazio per avermi ricordato l’importanza di essere una buona madre e anche una grande volontaria.
Mi fa molto piacere poter salutare Bill Scranton. Lui è uno delle grandi famiglie politiche della Pennsylvania.
Non vedo l’ora di lavorare con lui nel Senato delle Nazioni Unite.
Per proteggere la Costituzione delle Nazioni Unite.
Io sono cresciuto nel Texas occidentale. L’ovest del Texas. Sono abbastanza vicino alla California. In molti più modi che Washington D.C. è vicina alla California.
Ho parlato col mio fratellino, Jeb—non l’ho detto a molti. Ma lui è il governatore del… non dovrei chiamarlo fratellino… mio fratello, Jeb, il grande governatore del Texas.
In verità io… questo potrà sembrarvi un po’ texano dell’ovest, ma a me piace. Quando parlo di… quando parlo di me stesso, e quando lui parla di me, tutti noi stiamo parlando di me.
Io sono cresciuto nel Texas occidentale, in mezzo al deserto, molto lontano da qualunque posto, a stento. C’è un certo insieme di valori che si imparano in quell’esperienza.
Sono un uomo orgoglioso di essere la nazione basata su questi meravigliosi valori!
So quello in cui credo. Continuerò ad articolare quello in cui credo e quello in cui credo—Credo che quello in cui credo è giusto.
Penso che se sai quello in cui credi, è molto più facile rispondere alle domande. Non so rispondere alla Sua domanda.
Non ho avuto modo di chiedere ai domandanti la domanda che hanno domandato.
La domanda importante è: quante mani ho stretto?
Spero che arriveremo al fondo della risposta. È quello che sono interessato a sapere.
Ho il sospetto che se mio padre non fosse stato presidente, mi farebbe le stesse domande: … Come ti sei sentito quando sei andato davanti alla gente per il Messaggio sullo Stato dell’Unione—messaggio sullo stato delle finanze, come volete chiamarlo.
Nel mio Messaggio… il mio Stato dell’Unione… o stato… il mio discorso alla nazione, come volete chiamarlo, discorso alla nazione… ho chiesto agli Americani di donare 4.000 anni… 4.000 ore nei prossimi… il resto della vostra vita… al servizio all’America. Questo ho chiesto—4.000 ore.
Voglio ringraziare i leader delle comunità… nella fede… basate sulla fede e basate sulla comunità per essere qui.
Le nostre priorità è la nostra fede.
Questo si chiama “Un dovere da mantenere” basato su un inno religioso. L’inno parla del servire Dio. Il lavoro del presidente è di non promuovere mai una religione.
Penso che il popolo americano… penso che l’americano… non penso, lasciate che… Spero che il popolo Americano si fidi di me.
Credo che se dici che farai qualcosa e non lo fai, questa è attendibilità.
C’è un vecchio detto in Tennessee—so che c’è in Texas, probabilmente in Tennessee—che dice: fregami una volta, peggio per te; fregami… non ti si può fregare ancora. [adagio originale: «Fool me once, shame on you; fool me twice, shame on me», ndt]
È un mito pensare che io non sappia cosa sta succedendo.
Voglio dire, leggo il giornale. Voglio dire, posso dirvi quali sono i titoli:
–Questo giovedì gli sportelli per i biglietti e gli aeroplani voleranno dal Ronald Reagan Airport.
–Troppi ostetrici e ginecologi non possono praticare il loro amore con le donne di questo paese.
–Oltre il 75% degli americani bianchi possiedono la propria casa, e meno del 50% degli ispanici e afro-americani non possiedono la propria casa.
Guardo i titoli giusto per avere un assaggio di quello che si sta muovendo. Raramente leggo le storie, e mi faccio aggiornare da gente che sono probabilmente letti le notizie loro stessi.
Sono anche non molto analitico. Sapete, non spendo molto tempo a pensare a me stesso, a perché faccio le cose.
Sono il comandante. Vedete, non ho bisogno di spiegare… Non ho bisogno di spiegare perché dico le cose. Questa è la cosa interessante dell’essere presidente.
Questo è George Washington, il primo presidente, naturalmente. La cosa interessante di lui è che ho letto tre… tre o quattro libri su di lui lo scorso anno. Non è interessante?
In questo lavoro hai un sacco sul tuo piatto regolarmente; non hai molto tempo per startene seduto e passeggiare, da solo, nella Stanza Ovale, quasi chiedendo ai diversi ritratti, «Come pensi che sarà la mia posizione?».
Non esistono le eredità. O almeno, c’è un’eredità, ma io non la vedrò mai.
Non sai mai come sarà la tua storia se non molto tempo dopo che te ne sei andato.
Direi che il momento migliore in assoluto è stato quando ho preso un pesce persico a bocca larga di 7.5 libbre nel mio lago.
Questo è un capitolo, l’ultimo capitolo del 20°, 20°, del 21° secolo che molti di noi preferirebbero dimenticare.
Penso che siamo d’accordo, il passato è finito.
Potranno esserci dei tempi duri in America, ma questo paese è passato per tempi duri prima, e lo faremo di nuovo.
È importante per noi spiegare alla nostra nazione che la vita è importante. Non è solo la vita dei bimbi, ma è la vita dei bambini che vivono nei, sapete, nelle scure segrete di Internet.
Una delle cose che ho usato sul Google è per tirar fuori mappe.
Wow, il Brasile è grande!
A proposito, siamo al decimo posto tra il mondo industrializzato nella tecnologia a banda larga e la sua disponibilità. Questo non è abbastanza per l’America. Decimi è 10 posti troppo in basso per quanto mi riguarda.
Ci aspettiamo che gli stati ci mostrino se stiamo raggiungendo obiettivi semplici—come l’alfabetizzazione, l’alfabetizzazione nella matematica, l’abilità di leggere e scrivere.
Insegni a leggere a un bambino, e egli o lei [«he or she», pronomi rispettivamente soggetto e complemento, ndt] sarà in grado di passare un test di alfabetizzazione!
Raramente viene chiesto: sta imparando i nostri ragazzi?
Il livello di analfabetismo dei nostri bambini sono spaventosi.
Avere un sistema educativo che risponda al bambino e ai genitori farà dell’America ciò che vogliamo sia—un paese colto e un paese più molto speranzoso. [«hopefuller», comparativo errato in quanto “hopeful” è un aggettivo bisillabico con consonante finale, ndr]
Io miro a essere una nazione competitiva.
È molto importante che la gente capisca che quando c’è più commercio, c’è più commercio.
Pensavamo di essere protetti per sempre dalla politica commerciale o dagli attacchi terroristici perché gli oceani ci proteggevano.
Ho basato molte delle mie decisioni di politica estera su alcune cose che credo siano vere:
–Abbiamo 250 milioni di anni di carbone.
–Quelli che entrano nel paese illegalmente violano la legge.
–L’Africa è una nazione che soffre di una malattia incredibile.
–Da un secolo e mezzo ormai, l’America e il Giappone formano una delle grandi e durature alleanze dei tempi moderni.
–È importante pensare oltre i vecchi giorni di quando avevamo il concetto che se ci fossimo fatti saltare in aria a vicenda, il mondo sarebbe stato al sicuro.
–Penso che la guerra è un posto pericoloso.
–L’unico modo in cui possiamo vincere è se ce ne andiamo quando il lavoro è fatto.
Sapete, quando sono stato in campagna qui nel 2000, ho detto che voglio essere un Presidente di guerra. Nessun Presidente vuole essere un Presidente di guerra, ma io sono uno di questi.
Sento che ci sono rumori su Internets che avremo la leva obbligatoria.
Dopo esser stato sul palco, dopo i dibattiti, l’ho reso molto chiaro, non avremo un esercito di soli volontari. Eppure, questa settimana… avremo un esercito di soli volontari.
I nostri nemici sono innovativi e ingegnosi, e anche noi. Non smettono mai di pensare a nuovi modi per far del male al nostro paese e al nostro popolo, e neanche noi.
È nell’interesse del nostro paese che trovo quelli che ci farebbero del male e li allontano dalla via del male.
Non c’è dubbio nella mia mente che dovremmo permettere ai peggiori leader di tenere l’America ostaggio, di minacciare la nostra pace, di minacciare i nostri amici e alleati con le peggiori armi del mondo.
La grande maggioranza degli iracheni vuol vivere in un mondo in pace, libero. E noi troveremo queste persone e le porteremo davanti alla giustizia.
Un anno fa, in questo giorno, il tempo di chieder scusa è finito.
Non possiamo permettere che i terroristi e gli stati canaglia tengano questa nazione ostile o tengano i nostri alleati ostili.
Tu disarmi, o lo faremo noi.
La mia amministrazione ha fatto appello a tutti i leader del Medio Oriente affinché facciano tutto quel che possono per fermare la violenza, per dire alle diverse parti coinvolte che la pace non ci sarà mai.
Io sono una persona ottimista. Credo che se vuoi provare a trovare qualcosa di cui esser pessimista, lo puoi trovare, non importa quanto cerchi, sapete.
Vedete, le nazioni libere sono nazioni pacifiche. Le nazioni libere non si attaccano a vicenda. Le nazioni libere non sviluppano armi di distruzione di massa.
Le mie vedute sono una che parla di libertà.
Non c’è nulla di più profondo [«more deep», comparativo errato in quanto «deep» è monosillabo, ndt] che riconoscere il diritto di Israele di esistere. Questo è il pensiero più profondo [ancora, erroneamente, «most deep», ndt] di tutti. … Non riesco a pensare a niente di più profondo [sempre «more deep», dnt] di questo diritto.
Ho ricordato al Primo Ministro… il popolo americano, il signor Primo ministro, negli ultimi mesi che non era sempre scontato che gli Stati Uniti e l’America avrebbero avuto una stretta relazione.
Io credo… il mutare della marea… vedete, da quanto ricordo… Io sono cresciuto nel deserto, ma le maree fanno… è facile vedere una marea mutare… ho detto quelle parole?
Ci vorrà del tempo per restaurare caos e ordine.
Dalle rovine della casa di Trent Lott—ha perso tutta la sua casa—sorgerà una casa fantastica. E non vedo l’ora di sedermi sul portico.
Non vedo l’ora di unirmi a voi nella gioia di riaccogliere i vicini nel quartiere, e le piccole aziende di nuovo in corsa, e tagliare quei nastri che qualcuno sta creando nuovi posti di lavoro.
Vogliamo che chiunque possa trovare lavoro sia in grado di trovare lavoro.
So quant’è difficile per te mettere cibo sulla tua famiglia.
Dovremmo rendere la torta più alta.
Il modo migliore per alleviare le famiglie dal tempo è lasciargli tenere un po’ dei loro soldi.
Sono i vostri soldi. Li avete pagati.
In altre parole, non penso che le persone dovrebbero esser costrette a prendere la decisione che pensano sia migliore per la loro famiglia.
Le famiglie sono dove la nostra nazione trova speranza, dove le ali prendono sogno.
Spero che gli ambiziosi capiscano che hanno più probabilità di riuscire col successo anziché con il fallimento.
Se non hai ambizioni, il lavoro a salario minimo non ti porterà dove vuoi arrivare, per esempio. In altre parole, qual è le tue ambizioni? E oh, a proposito, se questa è la tua ambizione, ecco quello che ci vuole per raggiungerla.
Fai tre lavori?… Tipicamente americano, vero? Voglio dire, è fantastico che tu lo stia facendo!
Questo è quello in cui sono bravo. Mi piace incontrare le persone, i miei concittadini, mi piace interfacciarmi con loro.
Voglio essere molto chiaro, i poveri non sono necessariamente assassini. Solo perché non sei ricco non vuol dire che hai intenzione di uccidere.
Non per mancare di rispetto al mio amico, il Vice Presidente Dick Cheney.
Ricordate che sono gli uccelli che dovrebbero soffrire, non il cacciatore.
Sono lieto che il mio Vice Presidente non si candidi come Presidente. Non che sarebbe un gran Presidente.
Ma ecco che c’è:
Penso che il presidente dovrebbe essere sveglio.
Una leadership è qualcuno che unisce la gente.
Gli obiettivi per questo paese sono la pace nel mondo. E gli obiettivi per questo paese sono un americano compassionevole per ogni singolo cittadino.
Dobbiamo tutti ascoltare la chiamata universale ad amare il nostro prossimo proprio come ti piace essere amato tu.
Ma in conclusione, la vedo che io sono una benedizione per la lingua inglese. Ho coniato nuove parole, come, “incomprensione” e “ispanicamente”.
Chiunque sia in posizione di servire questo paese dovrebbe capire le conseguenze delle parole.
Non vedo l’ora di farmi un bel sonno notturno sul suolo di un amico.
Grazie, e Dio benedica l’America.

Edit 8/11/2008

Mi ero perso l’inglese di qualcun altro:

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Senatore… Senatore…

Bisogna stare attento perché se facendo cose buone poi uno muore ammazzato forse è meglio non farle, insomma

—Giulio Andreotti, domenica 2 novembre 2008

Mi stavo distraendo un attimo dallo studio. Accendo la tv. Su Canale 5 c’è Giulio Andreotti alla ribattezzata “Questa domenica” della Perego. Sono stato un po’ soddisfatto nel notare come, non in contraddizione con la mia visione del film, nel paese in cui mesi fa usciva Il Divo di Sorrentino le persone da casa—almeno così viene riferito: potrebbero anche essere cose scritte di proprio pugno da autori truffaldini—possono tranquillamente mandare e-mail per incensare il Nostro come un tenero nonnino, così adorabile. Naturalmente le altre, ammesso che esistano, non potrebbero mai andare in onda. Comunque, uno degli spettatori scriventi può asserire con lacrimuccia (cito a memoria): «L’Italia con la i maiuscola [si dovrebbe dedurre che lo scrivente pensa ne esista una con la minuscola—chiaro segnale del sempre più galoppante analfabetismo di ritorno] esiste grazie a persone come Lei». Il senatore non risponde, porta il commosso complimento a casa accompagnato da un altrettanto commosso applauso del pubblico. Poi gli autori decidono di giocare la carta “bambini”, riproponendo uno spezzone da “Chi ha incastrato Peter Pan?” del 2000 col Nostro come ospite; al ritorno in studio per la fatidica domanda sul “futuro”, Andreotti si sente evidentemente poco bene e fissa nel vuoto impassibile per ben trenta secondi con una Perego che non sa cosa fare o pensare prima della necessaria pausa pubblicitaria.

andreotti1 Senatore... Senatore...

perego1 Senatore... Senatore...

Ho temuto il peggio, ma per fortuna dopo il break il Nostro si è ripresentato in studio, abbastanza provato ma apparentemente lucido. Attendo un’ANSA che mi spieghi di preciso cos’è successo. La Perego, non so perché, vorrebbe darci a bere—con quale sprezzo non dico per la nostra intelligenza, ma per i nostri occhi—che il motivo della brusca interruzione sarebbe il fatto che si fossero scordati della pausa pubblicitaria. Ripresosi e sedutosi sullo sgabello al centro, il senatore ha il tempo di salutarci tutti, da par suo, con un «Sono contento perché mi avete messo non tra due ladroni ma tra due bellissime ragazze». Le quali sono le infatti graziose Laura Gigante di Albakiara e Chiara Chiti di Un gioco da ragazze.

andreotti2 Senatore... Senatore...

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