Femminismo Twilight
Anne Petersen sul dilemma-Twilight per blogger e produttori:
I post, gli sneak peek, i trailer, il gossip e le congetture su Twilight si sono trasformati in un fenomeno che si autoperpetua: anche se la gente non è necessariamente interessata, e anche se non sono davvero notizie, se lo posti i fan arrivano. E i fan continuano a venire se prometti più informazioni […]
Il che vuol dire che i contenuti – “professionali”, “giornalistici”, accademici, gossip – sono motivati da tendenze e risultati. Non sono necessariamente giustificati da ciò che avviene nell’industria cinematografica (sebbene Twilight e la sua compagnia di produzione, la Summit, sono di certo un indice delle correnti nell’industria) ma da ciò che più motiva il pubblico. È per questo che alcuni programmi con una base di fan piccola ma che si fa sentire (ed è motivata) può spingere certi programmi a restare in onda: non perché i network rispondano forzatamente agli appelli per una “tv di qualità”, ma perché riconoscono il potere dei fan del programma. E i fan di Twilight, come quelli di Gossip Girl e di Vampire Diaries, sono femmine, tra i 12 ed i 40 anni, e sono pronti a spendere. Per gli spin-off, per avere informazioni, per i biglietti delle anteprime, per vedere anticipazioni inedite. Pagano con dollari veri, ma anche col loro tempo: cercando su Internet, guardando e riguardando i trailer, cercando nei siti di gossip.
La famosa “Teoria di Peter Pan” di Richard Corman diceva che per avere il pubblico più ampio possibile si dovrebbe sempre pensare film per diciannovenni. L’enorme incasso estivo di Transformers 2 prova sicuramente che la tesi è vera. Ma Twilight, i cui quattro libri dominano la lista di bestseller del New York Times da due anni (e, con New Moon, si appresta a diventare uno dei maggiori venditori anticipati di biglietti di tutti i tempi) prova che il testo intermediale – e il suo enorme potenziale di sfruttamento – dovrebbe soddisfare le ragazze.


