Veder per meglio sapere
Dopo tre mesi di silenzio, Pierre Hombrebueno e la sua banda di Positif sono tornati. E li ringraziamo di averlo fatto: senza di loro, vi piacciano o meno, la cultura cinefila italiana — e la critica italiana — sarebbe senz’altro peggio di quel che è. Nel suo editoriale che ci dà il bentornato, Hombrebueno parla di cinema filippino (ricordo a proposito la triste recente scomparsa di Alexis Tioseco, critico campione di quel cinema) ed indiano, per ricordarci un semplice fatto che almeno per me (e temo per quasi tutti, tranne pochi fortunati) è verissimo: «Di loro sappiamo: nulla. Come fossero alieni». Chi di noi vedrà mai, ad esempio, Dev.D di Anurag Kashyap? Un film in cui, per come lo descrive Tommaso Barbetta:
Siamo catapultati in una giostra per adulti in un’inedita India cosmopolita dove non si smette mai di correre […] perché il sesso è ovunque, nascosto in ogni fotogramma del film, ed è ciò che sconvolge la vita di ognuno dei tre protagonisti. Non che sia un film pansessualista, al contrario viene dipinta un’India sessofobica, che mette alla gogna mediatica ogni atto considerato illecito e disonorevole. Talmente disonorevole da spingere la gente al suicidio. Ci si sente sporchi, ci sentiamo sporchi, e così fuggiamo senza capire, fuggiamo senza capirci. Aveva ragione Forster (autore di Passaggio in India): noi esseri umani non saremo mai in grado di comunicare né con gli altri membri della nostra stupida razza, né con noi stessi. Basta un niente, una piccola incomprensione, e la ruota del destino inizia a girare. Di colpo ci ritroviamo adulti, pippiamo, beviamo, ci prostituiamo e siamo dannatamente infelici. […] Tutto accade in un preciso momento della nostra esistenza, il momento più pericoloso, il giorno in cui ci innamoriamo. Bisogna stare attenti, sempre con gli occhi ben aperti, perché quando succede, ovvero quando riusciamo a toccare il cielo, proprio in quell’attimo, cominciamo una drammatica discesa e, come un aereo in fiamme, precipitiamo a tutta velocità.


