Blade Runner: Sguardo sulla fiamma
[Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 10 gennaio 2008 sul mio vecchio blog Gahan at the Movies. È qui ripubblicato con i fotogrammi inseriti nel corpo del testo.]
Per parlare di Blade Runner prendo liberamente spunto dalla discussione col mio amico Emanuele Rauco su Death Proof di Tarantino, e da questo post di Sandro Lozzi. Questo perché Blade Runner mi sembra un ottimo esempio per ragionare sulle potenzialità espressive del cinema, ossia sui suoi modi di creare significato, e specificamente sul ruolo dei temi e di quello della messa in scena. Come scrivevo nella discussione con Rauco, «la bellezza di un film è appunto quella di racchiudere un discorso al suo interno, per come porta avanti la sua trama e per come dice delle cose per tramite della messa in scena»; in altre parole, «per come ti invita a riflettere su quello che vedi». Blade Runner lo fa in una maniera molto complessa, portando in rilievo ogni aspetto della produzione. Quello citato più spesso, con buon merito ma forse eccessivo peso attribuito, è senz’altro la scenografia di Syd Mead.




