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3-D

Provvisorie impressioni su Avatar, “the non-3D experience”

avatar saldana Provvisorie impressioni su Avatar, the non 3D experienceL’Avatar di James Cameron, ancor prima di uscire nella nostra Italia (in ritardo mondiale) il prossimo 15 gennaio, è già disponibile tramite gli usuali canali per il download illegale. (Ricordo a tutti che scaricare film è cosa cattiva e sbagliata.) Il che dovrebbe suonare paradossale per un film che, a quanto si era compreso, avrebbe dovuto rappresentare “un’esperienza” talmente diversa da essere irrimediabilmente rovinata dalla semplice visione a due dimensioni. Invece, no. Per cominciare, Avatar non ce l’ha fatta ad assicurarsi una distribuzione “intransigente” esclusivamente in sale attrezzate per il 3-D, come inizialmente annunciato da Cameron stesso: è e sarà distribuito, in maniera capillare, anche nelle sale tradizionali. Fare altrimenti sarebbe stato ovviamente di grosso impedimento per gli incassi. Di conseguenza, i pirati possono come al solito appropriarsi della versione 2-D e riversarla in rete non diversamente da qualsiasi altra pellicola. L’esemplare che ho visionato io, gentilmente invitato/corrotto, era considerando le circostanze di buona qualità (di certo, per i miei due cent, mille volte meglio questo Avatar piratato di un L’uomo che fissa le capre visto in certe condizioni in sala). Pur dovendo rigorosamente attendere la visione in sala in 3-D (che comunque non sarà quella di cui tutti usufruiranno, e non sarà quella di cui usufruirete quando comprerete il vostro Blu-ray), azzarderei un primo monco giudizio sul film e sulla questione 3-D.

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Effetti dimensionali: 3D e strati

viewmaster Effetti dimensionali: 3D e stratiDi nuovo sul 3-D. A Jim Emerson Avatar non è piaciuto; fra le motivazioni, fornisce questa, da approfondire, legata al mal di tecnologia:

Lasciate che vi dica un paio di parole sul perché il “3D” non funziona al cinema meglio di quanto non faccia su delle cartoline pacchiane di siti per turisti, cascate, o Gesù. La tecnologia non si è sviluppata in maniera significativa dalla creazione nel 1939 del View-Master — un giocattolo di plastica simile a un binocolo con cui adoravo giocare, ma di cui mi sono stancato in fretta, quando andavo a trovare i nonni. Il processo polare binoculare non restituisce le immagini in tre dimensioni, le separa semplicemente su più piani. L’effetto non è molto diverso dalle prime animazioni Disney, filmate attraverso strati di vetro sui quali gli sfondi, i primi piani ed i personaggi venivano pitturati per ottenere un effetto più dimensionale.

Ma i nostri occhi e il nostro cervello non interpretano questi vari strati come fanno con lo spazio reale. Al contrario (ai miei occhi, per lo meno), ogni strato appare piatto, accatastato davanti o dietro qualche altro strato. Quindi, le persone ad esempio sembrano ritagli di cartoncino anziché figure tonde. Quel che è peggio, se la macchina da presa tiene qualcosa fuori fuoco in primo piano o sullo sfondo, non ci si può far nulla. Se si guarda qualcosa che è vicino o lontano, gli occhi hanno una tendenza naturale a metterlo a fuoco. Il 3D frustra quell’istinto. Le normali vecchie immagini in 2D, viceversa, non ingannano gli occhi a provare a mettere a fuoco qualcosa che non possono mettere a fuoco, perché entrambi gli occhi guardano sempre allo stesso piano. Nell’insieme, meno mal di testa.

Cinema in 3-D, ragioni contro

bachelorparty 3d Cinema in 3 D, ragioni controBachelor Party, commediola culto del 1984. Tom Hanks entra in un multisala da 36 schermi all’inseguimento della sua bella rapita, giungendo infine nella sala dove è in corso la proiezione in 3-D di un filmaccio di fantascienza di quart’ordine; si tuffa subito sul rapitore, piazzandosi con lui proprio davanti allo schermo, e da qui in poi le mosse dei tre in combattimento replicano fedelmente ogni movimento dei tre personaggi sullo schermo (principessa, eroe e cattivo), causando il visibilio del pubblico con gli occhialini disteso di fronte a loro, cui finalmente è servito un vero spettacolo tridimensionale.

Il 2009 è l’anno in cui più o meno la scena si è ripetuta: il 3-D è di nuovo una realtà, come prima e più di prima, dopo esser già morto. A cosa serve? Sostanzialmente, la linea direttiva è la stessa: il 3-D fornisce un’attrattiva in più, una sorta di duplicazione visiva attraverso la quale si vede due volte la stessa cosa, che avrebbe in sua assenza la stessa precisa dinamica. Finora, infatti, le speculazioni attorno al significato per quel che si suole chiamare “mezzo” degli sviluppi della tecnologia tridimensionale risultano più spasmodici desideri di una qualche rivoluzione che non reali ipotesi attorno alla realtà — nella quale i titoli fatti uscire a tre dimensioni sono quasi esclusivamente d’animazione o relegati a generi ben precisi come azione ed horror, spesso di modesta caratura. Sempre, in ogni caso, facendo notare a tutti che le strategie seguite (i famosi effetti in your face) non cambiano affatto il film, per il quale il 3-D rimane se va bene un appagante (?) accessorio.

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