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agosto 2009

Avviso di giacenza

wanda naked cleese Avviso di giacenzaTutte le statistiche indicano che siete tornati dalle ferie e che siete pronti a riprendere la vostra meravigliosa, ordinaria vita. Me ne compiaccio, e vi auguro il meglio. Spero intanto il vostro Ferragosto sia stato ben appagante. Il Vostro Affezionatissimo parte quest’oggi pomeriggio per il suo rituale periodo annuale di rigoroso studio e ascetica contemplazione nella bella Olanda, precisamente a L’Aia la deliziosa; queste pagine, già desolatamente abbandonate negli ultimi dieci giorni, resteranno dunque spoglie di novità per altrettanto tempo, fino a settembre. Ho deciso di approfittare di questa lieta occorrenza per recuperare un po’ di vecchi post, andati smarriti quando ho avuto la balzana idea di ripartire da zero col blog, che mi appresto a caricare e programmare per la pubblicazione in mia assenza. Chiunque avesse la bontà e la follia di commentare, dovrà farmi la cortesia di aspettare più del solito per vedere apparire il proprio gentile commento: se tutto va bene, eviterò accuratamente ogni contatto con la rete in questi giorni.

Tot ziens!

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John Hughes, narratore di disillusi e ribelli

ringwald hughes schoeffling John Hughes, narratore di disillusi e ribelli

Dicevano: «I ragazzi non lo vedranno. Non c’è azione. Non c’è una festa. Non c’è nudo». […] Ma non vedevano l’elemento davvero fondamentale dell’adolescenza, cioè che ci si sente bene tanto quando si sta male che quando si sta bene. A quell’età, mi ricordo, molte volte, guardavo fuori dalla finestra e mi sentivo triste per me stesso. «Tutto il mondo è contro di me. Nessuno mi capisce». È un gran divertimento. Uno dei grandi misteri di quell’età è che le emozioni sono aperte e fresche e crude. È per questo che ho continuato con quel genere così a lungo.

John Hughes su The Breakfast Club

Il mio primo ricordo da essere social-politico senziente risale a qualche giorno del 1989–’90: qualcuno della mia famiglia, guardando un servizio di telegiornale, commentava che dopo il crollo del muro «nulla [sarebbe stato] più come prima». La verità è che tutto sarebbe rimasto fondamentalmente uguale a com’era da qualche anno a quella parte, nella vita media comune, perché l’immagine di successo e benessere lanciata negli anni che furon di Reagan era stata il culmine indubbio del capitalismo, ossia di quella dottrina economico-sociale che promette a chiunque di potersi cercare la felicità e di avere la tv a pagamento. Ecco la “fine della Storia”, in due parole. Quel che conta per un adolescente non è la felicità — anche perché questa non si sa cosa sia — ma la sua promessa: vuole trovarsela da solo, e ha più probabilità di farlo col pop emotivo da consumo che non con i beni razionati nei mercati di Mosca.

L’entroterra a nord di Chicago negli anni ’80 era un ambiente chiuso praticamente perfetto, illustrazione di questo ineguagliato successo, una serie di quartieri residenziali da piccolo-media cittadina della Core America vicino però ad una grande-piccola metropoli, dove idealmente si ha tutto ciò che si può volere. O almeno, lo si può cercare. Un posto meraviglioso ed autosufficiente nel quale crescere, anche se quando si cresce per definizione raramente si è soddisfatti e si vorrebbe semmai scappare. Di fronte a questo quadro, un italiano orgoglioso dei nostri borghi ricchi di storia e cultura (?) — o il critico culturale di sinistra — dovrebbe inorridire: quello non era un mondo meraviglioso, ma un posto senz’anima, puro consumismo massificato americano nell’era più atroce del consumismo massificato americano. Questo, comunque lo vogliate descrivere, era il mondo di John Hughes, morto a 59 anni per un arresto cardiaco lo scorso giovedì 6 agosto 2009.

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Anniversari e testimoni di nozze

C’è da chiedersi come mai io scriva solo delle cose più “frivole” che sto vedendo ultimamente, anziché di quelle più interessanti. Prima cosa, sono le cose più facili da liquidare con due righe; seconda, è agosto e ho poca voglia di dedicarmi alla scrittura; terza, sono filmetti poco discussi (e anche giustamente, anche se qualche piacere — sebbene limitato, come nei casi di Meet Bill, Oggi è già domani e Personal Effects — può derivarne) che stanno passando in questi giorni per la prima volta in tv, in chiaro, sul digitale terrestre o su Sky. Welcome Home, Roscoe Jenkins e Non dire sì vanno in onda stasera venerdì 7 agosto, rispettivamente su Premium Cinema e Sky Cinema Family. In questo caso il filo comune è un matrimonio, vecchio o nuovo.

welcome home roscoe jenkins lee Anniversari e testimoni di nozze

Welcome Home, Roscoe Jenkins (Malcolm D. Lee, 2008) — Con Martin Lawrence, James Earl Jones, Cedric the Entertainer.

In questa sboccata commedia con per protagonista una larghissima famiglia di colore del Sud profondo d’America, un egocentrico conduttore di un baraccone di talk show alla Jerry Springer (Martin Lawrence) torna a casa dalla California per celebrare il 50° anniversario di nozze dei genitori: riaccaldarsi nel vecchio focolare di imbarazzi adolescenziali (la rivalità col cugino adottato dalla famiglia, cui presta la sue fattezze il per me sempre apprezzabile — al contrario di Lawrence — Cedric the Entertainer), parenti bifolchi e genitori di sana tempra ancora innamorati come fringuelli gli ricorderà che quel che conta nella vita non è il competitivo egoismo personale (riassunto nella figura della concorrente di Survivor sua promessa sposa, interpretata dalla sempre raggiante Joy Bryant) ma i cari vecchi valori — e la cara vecchia ragazza della porta accanto (Nicole Ari Parker). Robetta innocua, saltuariamente divertente anche se basata su dosi massicce di fisicità al chilo (per gradire, abbondano cafoncelli omaccioni e donnone pieni di muscoli o ciccia che picchiano a morte, più e più volte, il povero Roscoe — uno di loro è Michael Clarke Duncan) e amenità per decerebrati (state certi che i due cani che compaiono nella pellicola non staranno con le zampe in zampa, ma ci daranno dentro, anche qui più e più volte). Vero pesce fuor d’acqua il patriarca James Earl Jones, il quale ritiene intatta tutta la dignità che gli altri coinvolti non hanno mai posseduto. Il regista è cugino del più famoso Spike Lee, e in questa estate è uscito nelle nostre sale (poche sale) col più convincente Soul Men. In Italia, Roscoe è stato distribuito direttamente in dvd nell’agosto dello scorso anno col titolo A casa con i miei.

unhitched schwartz Anniversari e testimoni di nozze

Non dire sì – L’amore sta per sorprenderti (Stefan Schwartz, 2005) — Con Stuart Townsend, Amy Smart, Seth Green.

La situazione è anche qui straconosciuta: il testimone dello sposo (Stuart Townsend) conosce la futura sposa (Amy Smart), non sapendo ancora che sia la sposa, e si innamora follemente di lei — cosa fare? Confesserò subito di aver recuperato questa sciocchezzuola solo perché da anni non così segretamente venero Amy Smart: la ragazza mi ricorda molto nei lineamenti Lauren Bacall, e questo spiega come poco altro le ragioni della mia modesta venerazione. Immaginatemi davanti allo specchio come Ryan Reynolds a fantasticare di conquistarla sulle magiche note piccolo-liceali degli All-4-One (se non avete visto Just Friends, per quanto mi riguarda fareste bene a buttarci un occhio). Per fortuna, per riprenderla in copiosi primi piani sottolineando i suoi stupendi occhi azzurri non è richiesto grande talento, quindi almeno questa piccola gioia da ragazzini è garantita; quanto al resto, non ho davvero nulla da segnalare se non il fatto di evitarlo e la circostanza che la mia visione è stata per di più peggiorata perché costretto alla versione doppiata — quello sciagurato di Stuart Townsend ha una voce che sarebbe pessima persino per una nuova riedizione svizzera dell’intero Dawson’s Creek. È stato addirittura distribuito in sala, nel 2007.

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Eroi ed effetti personali cercansi

Se non altro, l’estate aiuta chi ha il tempo a recuperare molte cose — se recenti, il più delle volte affatto necessarie. Hero Wanted e Personal Effects vanno in onda su Sky Cinema 1 rispettivamente stasera mercoledì 5 e domani giovedì 6 agosto: entrambi debutti registici, di uno stuntman di lungo corso e di un creatore-produttore di serie, nessuno dei due è stato distribuito nelle sale (il film di Hollander è passato solo a New York e Los Angeles) — non c’è quindi da sorprendersi del fatto che abbiano il vivo aspetto di produzioni da cassetta, drammi veloci pronti per la tv. In entrambi i casi, come spesso accade, c’entrano i postumi di un lutto.

hero wanted smrz Eroi ed effetti personali cercansi

Hero Wanted (Brian Smrz, 2008) — Con Cuba Gooding Jr., Ray Liotta, Norman Reedus.

Dopo il suo periodo fortunato di più di un decennio fa con Jerry Maguire e Qualcosa è cambiato, Cuba Gooding Jr. si è per lo più rintanato in poco nobilitanti ruoli di sottobosco, a volte comici e più spesso drammatici: la promessa di un tempo conserva ora solo l’aria da sparo nel vuoto. Gli piace soprattutto, un po’ come Will Smith, prestarsi a ruoli martirizzanti, che trovano facilmente espressione in sceneggiature cucite con quattro pezze attorno a qualche stereotipo struggente: qui è un uomo che non è riuscito a salvare la moglie in un incidente d’auto e si ritrova a diventare l’eroe che salva una bambina da simile sorte. Intuirete benissimo che vede la moglie in incubi ad occhi aperti. La storia è raccontata con la sua voce over, in una sorta di cornice narrativa (il flash forward alla sua sbronza al bar) che viene ripresa ad aprire il terzo atto e che fornisce a Smrz la scusa per un quasi-piano sequenza nella prima scena. Purtroppo è solo troppo zelo di farsi notare, in un altrimenti blando dramma d’azione che nel finale svacca decisamente troppo per i miei gusti. Ray Liotta, manco a dirlo, fa lo sbirro.

personal effects hollander Eroi ed effetti personali cercansi

Personal Effects (David Hollander, 2009) — Con Michelle Pfeiffer, Ashton Kutcher, Kathy Bates.

Hollander segue le aspirazioni più artsy del cinema prossimo all’indipendente: notate nell’immagine sopra una delle sue inquadrature inclinate, fa abbondante uso di particolari e fuori fuoco, appresta un setting plumbeo (la piovosa Vancouver e le sue vicinanze, spacciate ovviamente per il nordico Ovest statunitense) e lo rafforza con le musiche ulteriormente desolate dell’islandese Jóhann Jóhannsson. Anche qui abbondano i drammi stereotipati, parlando ancora di traumi da lutto: il fratello di una ragazza rapita, stuprata e vilemente uccisa (il Walter di Ashton Kutcher) e una madre vedova del marito alcolizzato ucciso da un suo compagno di bevute (la Linda di Michelle Pfeiffer) si conoscono ad un gruppo di sostegno e si avvicinano mentre fanno i conti con i relativi processi — quelli in tribunale e quelli personali. La storia è inserita anche qui in una specie di meccanismo a cornice incentrato su Clay (Spencer Hudson), figlio sordo e problematico di Linda che ci fornisce anche una finto-profonda narrazione over — che, a dimostrare la sua gratuità, sparisce per poi tornare a rifarci la predica nel finale, con relativa sorpresa. Il film funziona meglio come esplorazione del rapporto fra una donna matura ed un ragazzo ventenne  — situazione che replica esperienze passate degli attori (Kutcher, sarete di certo al corrente, è il giovin sposo di Demi Moore;  la Pfeiffer c’è già passata in 2 Young 4 Me – Un fidanzato per mamma, titolo italiano come sempre inventivo per un altro suo recente sforzo di cassetta) — che non come riflessione pura su lutto e solitudine, frangenti nei quali più si fa sentire una mano pesante.

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Recensioni di giugno e luglio 2009

Un'immagine da "Martyrs" di Pascal Laugier

"Martyrs" di Pascal Laugier

Segnalo qui le mie recensioni pubblicate su Cine Zone, in ordine decrescente di uscita con riferimento ai titoli di giugno e luglio 2009. Per gli sciagurati che vorranno leggersele, buona lettura.

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