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Varie ed eventuali

Corrieri d’opinione

Walter Pincus su cos’è venuto meno nel giornalismo attuale (negli USA e non):

I giornali negli Stati Uniti vennero spesso fatti nascere da panflettisti, partiti o uomini d’affari che volevano partecipare alle faccende locali, statali o anche nazionali. […] Usavano la loro stampa per influenzare il governo, ma questo era ciò che i padri fondatori avevano in mente quando scrissero il Primo Emendamento. L’idea era che i cittadini di una democrazia dovessero leggere più di un giornale o saggio, soppesare tutte le opinioni ed i fatti per come presentati, e farsi una propria idea.

Oggi, la stampa ed i media elettronici principali vogliono essere neutrali, presentando entrambe le parti come se fossero arbitri di una partita in cui solo i giocatori – il governo ed i suoi oppositori – possono partecipare. Sono diventati sempre più dei corrieri condivisi, trasmettitori delle idee e dei pensieri di altre persone, senza riguardo per il loro significato, la loro rilevanza e a volte persino la loro accuratezza.

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Cinema in 3-D, ragioni contro

bachelorparty 3d Cinema in 3 D, ragioni controBachelor Party, commediola culto del 1984. Tom Hanks entra in un multisala da 36 schermi all’inseguimento della sua bella rapita, giungendo infine nella sala dove è in corso la proiezione in 3-D di un filmaccio di fantascienza di quart’ordine; si tuffa subito sul rapitore, piazzandosi con lui proprio davanti allo schermo, e da qui in poi le mosse dei tre in combattimento replicano fedelmente ogni movimento dei tre personaggi sullo schermo (principessa, eroe e cattivo), causando il visibilio del pubblico con gli occhialini disteso di fronte a loro, cui finalmente è servito un vero spettacolo tridimensionale.

Il 2009 è l’anno in cui più o meno la scena si è ripetuta: il 3-D è di nuovo una realtà, come prima e più di prima, dopo esser già morto. A cosa serve? Sostanzialmente, la linea direttiva è la stessa: il 3-D fornisce un’attrattiva in più, una sorta di duplicazione visiva attraverso la quale si vede due volte la stessa cosa, che avrebbe in sua assenza la stessa precisa dinamica. Finora, infatti, le speculazioni attorno al significato per quel che si suole chiamare “mezzo” degli sviluppi della tecnologia tridimensionale risultano più spasmodici desideri di una qualche rivoluzione che non reali ipotesi attorno alla realtà — nella quale i titoli fatti uscire a tre dimensioni sono quasi esclusivamente d’animazione o relegati a generi ben precisi come azione ed horror, spesso di modesta caratura. Sempre, in ogni caso, facendo notare a tutti che le strategie seguite (i famosi effetti in your face) non cambiano affatto il film, per il quale il 3-D rimane se va bene un appagante (?) accessorio.

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Noleggia DVD a poco, allarghi il mercato

redbox pickup Noleggia DVD a poco, allarghi il mercatoNel mio videonoleggio più vicino — quattro pareti con quattro distributori automatici — puoi ritirare e tenere nelle tue mani un DVD per tre ore al modico prezzo di 1€: in tre ore puoi guardare il film, certo, ma in tre ore col DVD ed un computer dalle prestazioni base puoi ovviamente fare molte altre cose, lasciando la visione ad operazioni ultimate. Io, non c’è bisogno ve lo dica, di computer non ci capisco niente. Andando a noleggiare il film, non hai bisogno di nessuno che ti dia consigli: se sei come me, sai già cosa vuoi, e se non sei come me ti basta leggerti la trama disponibile nella schermata. Se vuoi ed hai nostalgia delle vecchie chiacchierate col proprietario del videostore, puoi comunicare alla macchina stessa se il film ti è piaciuto o meno al momento di riconsegnarlo. Potrei avventurarmi a dire che quella appena descritta è una scena apocalittica di decadimento della civiltà, che Kubrick avrebbe potuto e dovuto inserire in 2001; è però solo il normale modo in cui io, nell’anno 2009, vado a noleggiare i miei film.

La compagnia Redbox dell’Illinois, ormai quinto distributore di DVD a noleggio di tutti gli USA, esclusivamente tramite distributori automatici, offre tutte le ultime uscite all’ancor più modico prezzo di 1$ per un’intera giornata. In più, c’è una serie di comodità aggiunte, come poter prenotare su Internet oppure restituire il disco in una macchina diversa da quella in cui lo si è preso. Quel che è più “offensivo” è che i suoi distributori — sono sparite anche le pareti, adesso, a favore di fac-simile di una macchina da corridoio Lavazza, facilmente piazzabile con minimo costo ed ingombro — sono posti ed inglobati nelle varie catene di supermercati ed altro commercio veloce (la società fu finanziata originariamente nell’agglomerato McDonald’s), parte dello stesso giro di mercato di massa; va da sé poi che i titoli offerti siano quasi esclusivamente i più popolari — ma qui la scelta è condivisa con buona parte dei commercianti del settore, per i quali è senz’altro più redditizio acquistare una copia in più di The Spirit che non una sola copia di Shut Up & Sing. Tutto questo alle compagnie cinematografiche non può piacere, perché tutta l’ormai stabilita e relativamente certa catena di introiti va a farsi benedire: se si può scegliere di noleggiare un film per uno anziché 5$, ci vorrà poco prima che chi noleggia a 5$ debba abbassare il tiro.

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Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009

centro italiano haarlem Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009Gentili lettori, ben ritrovati. Come annunciato, il Vostro Affezionatissimo si è concesso un periodo di «rigoroso studio e ascetica contemplazione» in Olanda, quel paese leggermente civilizzato schiacciato fra Germania, Belgio e Mar del Nord, com’è suo costume ogni estate da qualche anno a questa parte. A dire il vero, le passate due estati hanno dovuto fare a meno della lieta ricorrenza, ed è per questo che la ripresa delle attività estive in quel de L’Aia negli scorsi giorni è stata doppiamente benvenuta e salutare. Il rientro in patria, come puntualmente accade ad ogni scavalcamento di confine, ha comportato l’immancabile effetto shock causato dal riacclimatamento alla cafonaggine agli spensierati costumi del nostro allegro popolo, sempre pronto a renderci orgogliosi. Quanto al clima vero e proprio, la partenza a fine agosto ci ha regalato più un autunno anticipato che non un finir d’estate (negli anni scorsi si era sempre partiti in luglio), per cui si è percepita ben più nettamente tutta l’umidità ancora ben salda nella nostra penisola non appena varcato il portellone dell’aereo.

kb ingang Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009Riferendomi al «rigoroso studio» non ero ironico ma serissimo: l’oggetto del soggiorno a L’Aia è difatti strettamente accademico, relativamente ad una materia di studio che accademica non è poiché nessun corso di laurea ne offre un insegnamento, ossia la storia degli scacchi. Io e mio padre Gino andiamo in missione, una missione denominata di «tables hunting», ovvero di caccia alle tabelle di tornei scacchistici smarrite nei generosi archivi della Koninklijke Bibliotheek, a vostro favore la Biblioteca Reale. Molti di voi non sapranno che questo nobile gioco ha sperperato molta della sua storia a causa dell’assenza di archivi che raccogliessero i risultati dei vari tornei svoltisi nel corso dei secoli e registrati senza criterio (se registrati) su riviste, giornali e libri. Se volete trovare la loro collezione più ampia ancora in vita, vi tocca andare a L’Aia e trascorrere intere giornate al numero 5 di Prins Willem-Alexanderhof a spulciare chilometri di carte e microfilm. chessresults1747 Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009Continuando ed ampliando l’ammirevole lavoro dell’americano Jeremy Gaige, mio padre si sta adoperando per rinvigorire un’area di ricerca alquanto pesante nella quale nessuno da allora si è più avventurato data la vastità del compito, la pesantezza del «lavoro sporco» e la modesta appetibilità commerciale (segnalo con certo orgoglio che il primo volume, che comprende tornei e partite dal 1747 al 1900, è in procinto di essere onorato di una prima ristampa in paperback a cinque anni dalla pubblicazione), riportando alla luce migliaia di tabelle ormai sepolte dalla polvere: i suoi sforzi hanno finora prodotto sei raccolte nella serie «Chess Results», orgogliosamente pubblicata dalla McFarland. È un lavoro sterminato ed assai arduo da condurre, specie perché portato avanti in quasi assoluta solitudine senza il supporto di una più ampia comunità, ed ogni soggiorno a L’Aia riserva nuove sorprese che potranno essere aggiunte ai passati volumi solo con la futura eventuale pubblicazione di seconde edizioni o di un libro di aggiunte. Per questo bisognerà ovviamente sapere quali sono le intenzioni del publisher, apparentemente sempre più immerso — come tutti, si dice — nei problemi dell’attuale crisi. Fa un certo effetto, tuttavia, vedere i libri del proprio padre schierati in ordinata fila di fianco a sì celebri antecedenti.

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Cinebloggers (e non)

[Questo articolo-discussione è stato originariamente pubblicato il 2 marzo 2009 nella vecchia edizione del presente blog, non più in linea. Nel corpo del testo sono ora riportati i commenti che sono seguiti. Buona lettura.]

dawnd cineb Cinebloggers (e non)Data l’avventata decisione del buon Gabriele Niola (gparker) di invitarmi nella Cinebloggers Connection, è nata una discussione sul suo blog. La riposto qui di seguito, riportando solo i commenti rilevanti, nella convinzione che possa essere interessante anche per altri, che magari se la sono persa. Segnalo solo che, al momento di postare (ovvero quattro giorni dopo il post incriminato), degli altri due nomi proposti nell’invito, solo Valentina Ariete è stata accettata nella Connection da altri due giudici.

Alberto Di Felice: Ma come, così, senza neanche avvertire–
Carissimo Gabriele, mi fa molto piacere che tu abbia pensato a me, e te ne ringrazio. Soprattutto, mi fa piacere che le nostre “litigate” ti soddisfino, per quanto possibile: d’altronde i blog, nel migliore dei mondi, dovrebbero servire proprio a “litigare”, sennò sai che noia.
Io però gradisco che le cose rimangano così come sono, e non ho particolare interesse a entrare nella Connection. Quindi declino rispettosamente la mia candidatura.
Un saluto.

gparker: rispetto la tua scelta chiaramente ma a questo punto non posso non chiederti come mai rifiuti una cosa che non implica alcun impegno?

frankie666: Bravo Di Felice, non sentendo il bisogno di aggregarti puoi restare veramente indipendente.
per me Cineblogger modello. [...]

gparker: Ecco qui hai sparato proprio LA cazzata per antonomasia. Sia in generale con la storia dell’indipendenza che esiste solo fuori da qualsiasi forma d’aggregazione, sia nel particolare parlando dei cineblogger come se facendone parte uno non è più indipendente e cambia il proprio modo di scrivere o quello che dice.

Alberto Di Felice: Gabriele: Provo a risponderti.
Io credo che per entrare in un qualcosa, anche se questo qualcosa non implica particolare impegno (e anche solo doversi postar da soli i propri voti, comunque, è un qualche impegno), si debba sapere molto chiaramente il perché lo si fa: a me non piace aggregarmi a qualcosa se non vedo un che di razionale nel farlo. E francamente non ho mai capito a cosa serva la Connection: ci vedo semplicemente un aggregatore di voti senza nessun vero progetto (anche “ideologico”, volendo, o meglio semplicemente “critico”) dietro. Mi ritroverei messo nello stesso gruppo di tanti blogger diversissimi da me per convinzioni e approccio alla “materia” — alcuni dei quali, in tutta onestà, neanche mi piacciono. Questo per me non ha davvero alcun senso. Sarà che ho un forte sentimento di individualità, e ho sincera passione per quello che faccio (per quanto modesto e criticabile sia), ma se entro in un qualcosa devo rispecchiarmici. Così non è, fosse solo perché non c’è neanche qualcosa da opporre.

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Avviso di giacenza

wanda naked cleese Avviso di giacenzaTutte le statistiche indicano che siete tornati dalle ferie e che siete pronti a riprendere la vostra meravigliosa, ordinaria vita. Me ne compiaccio, e vi auguro il meglio. Spero intanto il vostro Ferragosto sia stato ben appagante. Il Vostro Affezionatissimo parte quest’oggi pomeriggio per il suo rituale periodo annuale di rigoroso studio e ascetica contemplazione nella bella Olanda, precisamente a L’Aia la deliziosa; queste pagine, già desolatamente abbandonate negli ultimi dieci giorni, resteranno dunque spoglie di novità per altrettanto tempo, fino a settembre. Ho deciso di approfittare di questa lieta occorrenza per recuperare un po’ di vecchi post, andati smarriti quando ho avuto la balzana idea di ripartire da zero col blog, che mi appresto a caricare e programmare per la pubblicazione in mia assenza. Chiunque avesse la bontà e la follia di commentare, dovrà farmi la cortesia di aspettare più del solito per vedere apparire il proprio gentile commento: se tutto va bene, eviterò accuratamente ogni contatto con la rete in questi giorni.

Tot ziens!

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Recensioni di giugno e luglio 2009

Un'immagine da "Martyrs" di Pascal Laugier

"Martyrs" di Pascal Laugier

Segnalo qui le mie recensioni pubblicate su Cine Zone, in ordine decrescente di uscita con riferimento ai titoli di giugno e luglio 2009. Per gli sciagurati che vorranno leggersele, buona lettura.

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Femmine pacchetto congiuntura

mineri hayashi Femmine pacchetto congiunturaIn tempi di recessione, l’appeal del mestiere più vecchio del mondo cresce vertiginosamente, data l’imperitura convenienza economica (e sempre più di spendibilità sociale) per chi lo esercita. La matematica è presto fatta: l’uomo ricco (ma l’uomo tutto) difficilmente smette di aver bisogno di sesso, e se anche l’uomo ricco guadagna di meno, la contemporanea diminuzione delle tariffe sessuali lo favorisce con un guadagno netto, rendendolo ancor più ricco a parità di consumi, spingendolo — assieme ad una tolleranza pubblica mai così alta in certi paesi — a richiedere ancor maggiori prestazioni. Sempre, chiaramente, che ce la faccia a starci dietro col cuore. Se avete un lavoro fisso o siete pensionati, come da Brunetta, non avete che da guadagnarci.

In Germania, con la solita classe teutonica, arrivano i pacchetti tutto incluso. Il nome, evocativo, è “Konjunkturpaket”: entri nell’ostello/bordello ed entro certi orari puoi consumare quanto vuoi, cibaglie (tedesche, ma vabbè) e bevande comprese. I pacchetti in esame si rivolgono ad una clientela non proprio di lusso: sono prezzi direi popolari, ideali per backpackers o — perché no? — famiglie di passaggio. Le prostitute stesse sono d’accordo, da accorte quali sono: «Patricia Florieu, una delle responsabili della catena Pussy Club, sostiene che la flat rate non è niente di strano. I clienti, chiarisce, raramente vanno oltre le due sessioni di incontri sessuali, ragion per cui le donne non sono costrette a fare più lavoro di prima». In effetti, la biologia media è dalla loro.

In Giappone, il mestiere — parzialmente contiguo alla prostituzione, ma più nobile — di hostess nei bar per ricchi uomini d’affari o anche più semplici e meno ricchi maschi sta tornando in voga tra le giovanissime del Sol Levante, addirittura come aspirazione a partire dalle elementari. Fare le insegnanti o infermiere paga poco, ha sempre pagato poco, e finché si è giovani abbastanza da esser pagate per trascorrer del tempo (parlando, poi chissà) con allupati mascoli, che magari si raccontano per giustificarsi di esser tanto soli e di aver solo bisogno di qualcuno che li capisca, tanto vale approfittarne. La recessione c’entra poco: il calcolo economico è sempre a favore della professione e dei suoi derivati, ed è facile capire il perché. «Piuttosto che criticarle, il Giappone dovrebbe creare più lavori per le giovani donne», spiega un «esperto sulla questione».

E in Italia? Le escort sono da qualche mese oggetto celebrato d’osservazione e ascolto, anche se agli Italiani nell’insieme la faccenda sembra andar bene, anzi benissimo. Lo fanno per le ragazze, sapete: l’Italiano Medio sa benissimo che la vita è dura, che l’uomo ha da farlo, e che a lei conviene obbedire, se non altro perché è conveniente alla lettera. Non siamo mica dei bacchettoni, noi. La crisi, di certo: la crisi ha aggiunto il suo, quindi occorre esser realisti. Peccato ci sia la stampa: alcune di queste ragazze in difficoltà avrebbero potuto puntare, un giorno, ai benefici da ex-parlamentare. Ma siamo ancora in tempo.

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I never really cared for the comic books

iron man 2 whiplash I never really cared for the comic booksIn California impazza la febbre estiva da supereroi, complici il Comic-Con a San Diego ed il fatto che ormai le grandi uscite della stagione più importante dell’anno sono praticamente terminate. Io lì sarei un pesce fuor d’acqua, ma in compenso il pezzo forte finora è l’anticipazione del secondo Iron Man, del quale riceviamo le prime foto: si segnalano in particolare le nuove entrate Scarlett Johansson e Mickey Rourke, che sembra proprio bello rilassato dopo che a lui ed al suo defunto cagnolino — «A volte quando un uomo è solo, l’unica cosa che ha è il suo cane», dichiarò ritirando il suo Golden Globe — hanno ingiustamente rifiutato l’Oscar. (Fra le sue prossime fatiche, segnatevi il nuovo sforzo/tributo atroce agli anni ’80 di Sylvester Stallone, The Expendables, nel quale l’in questa sede fresco russo Whiplash farà una comparsata assieme a nomi di forte richiamo per i fan del muscolo Jason Statham, Jet Li e Dolph Lundgren, oltre naturalmente a Sly: non so se attendermi una boiata.) In ogni caso Jon Favreau — colui al quale i giocattoloni piacciono vecchio stile, e perciò «[volevo] stare male. Ma Favreau mi ha fatto stare solo tranquillo» — da queste parti piace molto, e quindi lo attendo al varco, sperando non mi deluda.

Fra i supereroi recenti, devo ancora recuperare The Spirit di Frank Miller, uscito in dvd ormai già da più di due mesi e piaciuto a nessuno, a quanto ricordi. Il lungo intervallo di tempo trascorso senza che io abbia fatto nulla pur essendomelo ripromesso è forse il segnale che non ho molta voglia. Stesso poco interesse verso il Watchmen di Zack Snyder, in uscita home video il prossimo 25 agosto. Su IMDb ha al momento un bel 7,9 di media; il tomatometro segna un dignitoso 64% di gradimento; ma la sua vita nelle sale è stata un flop, rimanendo indietro di una ventina di milioni negli incassi domestici rispetto ai soldi spesi. Nessuno, si è inevitabilmente detto, ha guardato i guardiani. I ragazzacci di Funny or Die ci spiegano i retroscena della faccenda:

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