In tempi di recessione, l’appeal del mestiere più vecchio del mondo cresce vertiginosamente, data l’imperitura convenienza economica (e sempre più di spendibilità sociale) per chi lo esercita. La matematica è presto fatta: l’uomo ricco (ma l’uomo tutto) difficilmente smette di aver bisogno di sesso, e se anche l’uomo ricco guadagna di meno, la contemporanea diminuzione delle tariffe sessuali lo favorisce con un guadagno netto, rendendolo ancor più ricco a parità di consumi, spingendolo — assieme ad una tolleranza pubblica mai così alta in certi paesi — a richiedere ancor maggiori prestazioni. Sempre, chiaramente, che ce la faccia a starci dietro col cuore. Se avete un lavoro fisso o siete pensionati, come da Brunetta, non avete che da guadagnarci.
In Germania, con la solita classe teutonica, arrivano i pacchetti tutto incluso. Il nome, evocativo, è “Konjunkturpaket”: entri nell’ostello/bordello ed entro certi orari puoi consumare quanto vuoi, cibaglie (tedesche, ma vabbè) e bevande comprese. I pacchetti in esame si rivolgono ad una clientela non proprio di lusso: sono prezzi direi popolari, ideali per backpackers o — perché no? — famiglie di passaggio. Le prostitute stesse sono d’accordo, da accorte quali sono: «Patricia Florieu, una delle responsabili della catena Pussy Club, sostiene che la flat rate non è niente di strano. I clienti, chiarisce, raramente vanno oltre le due sessioni di incontri sessuali, ragion per cui le donne non sono costrette a fare più lavoro di prima». In effetti, la biologia media è dalla loro.
In Giappone, il mestiere — parzialmente contiguo alla prostituzione, ma più nobile — di hostess nei bar per ricchi uomini d’affari o anche più semplici e meno ricchi maschi sta tornando in voga tra le giovanissime del Sol Levante, addirittura come aspirazione a partire dalle elementari. Fare le insegnanti o infermiere paga poco, ha sempre pagato poco, e finché si è giovani abbastanza da esser pagate per trascorrer del tempo (parlando, poi chissà) con allupati mascoli, che magari si raccontano per giustificarsi di esser tanto soli e di aver solo bisogno di qualcuno che li capisca, tanto vale approfittarne. La recessione c’entra poco: il calcolo economico è sempre a favore della professione e dei suoi derivati, ed è facile capire il perché. «Piuttosto che criticarle, il Giappone dovrebbe creare più lavori per le giovani donne», spiega un «esperto sulla questione».
E in Italia? Le escort sono da qualche mese oggetto celebrato d’osservazione e ascolto, anche se agli Italiani nell’insieme la faccenda sembra andar bene, anzi benissimo. Lo fanno per le ragazze, sapete: l’Italiano Medio sa benissimo che la vita è dura, che l’uomo ha da farlo, e che a lei conviene obbedire, se non altro perché è conveniente alla lettera. Non siamo mica dei bacchettoni, noi. La crisi, di certo: la crisi ha aggiunto il suo, quindi occorre esser realisti. Peccato ci sia la stampa: alcune di queste ragazze in difficoltà avrebbero potuto puntare, un giorno, ai benefici da ex-parlamentare. Ma siamo ancora in tempo.