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Varie ed eventuali

Ma questo qua li ha letti i libri?

stephenie meyer signs book Ma questo qua li ha letti i libri?Sulle pagine di Cine Zone non sono solo io ad attirare l’acida animosità dei commentatori. Tempo fa, con la sua recensione di Eclipse, il mio prolifico collega Pietro Signorelli si è cercato — invocandole del resto in apertura di pezzo, pessima mossa — le lamentele di crepuscolini e crepuscoline. La discussione è continuata anche su Facebook (avverto che leggendola potete vedere il Signorelli che, forse adeguandosi alla compagnia, evidentemente non guarda la tastiera mentre digita e non rilegge prima di postare: in quanto segue mi premurerò di editare e correggere tutti i contributi, altrimenti soffro). Ovviamente il punto di partenza dei commentatori — che da quanto è dato capire sono in buona parte donne sulla trentina, non solo adolescenti come ci si sarebbe potuti immaginare — è che Signorelli sia presuntuoso, abbia smarrito da qualche parte il suo cuore e compagnia bella. Ecco un commento intitolato «Un animo vecchio»: «In questa sua recensione sfalsata dai suoi evidenti preconcetti si capisce quanto poco conosce la saga, quanto poco conosce il target delle sue fans e quanto sia lontano anni luce da una critica costruttiva». «Conoscere la saga», ossia aver letto i libri.

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Concorso diplomatico, destino d’acciao

— Ho l’impressione che oggi essere un buon soldato non significhi nulla: dovremmo trovarci un posto in diplomazia, nell’amministrazione, o roba del genere.
— Neanche se mi scannano.

Rispettivamente, il generale Bradley (Karl Malden) ed il generale Patton (George C. Scott) in Patton, generale d’acciaio (Franklin J. Schaffner, 1970)

patton diplomacy Concorso diplomatico, destino dacciaoLa diplomazia è l’arte del saper passare un concorso, almeno per chi ancora non la esercita. Fra i concorsi pubblici, nonostante leggende che lo vogliono baronato dei baronati, quello diplomatico viene celebrato come uno dei più aperti al merito e con bassa incidenza (si noti bene: bassa, assolutamente non nulla) del fattore raccomandazione: ottima ragione, dunque, per provarlo. O almeno così dicono. Il programma, comprendente tre materie con relative sotto-branche (Storia delle relazioni internazionali a partire dal Congresso di Vienna; Diritto internazionale pubblico e dell’Unione europea; Politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale) più due lingue (inglese obbligatorio, poi una a scelta tra francese, spagnolo e tedesco), è abbastanza vasto da poter apparire sterminato; tuttavia, con un po’ di organizzazione (specie se fornita da uno degli istituti specializzati nell’apposita preparazione) ed una sufficiente esperienza universitaria si riesce facilmente a raccogliere le idee utili. Il resto si gioca sul saper scrivere in un buon italiano (e inglese + francese/spagnolo/tedesco), sulla freddezza mentale e fisica da spendere nei cinque giorni di prove (ad esempio, è determinante comprendere bene il titolo del tema sorteggiato — opera nella quale aiuta molto il fatto che il commissario che l’ha scritto non abbia usato il piede sinistro) e su molta ma molta (ma proprio molta) fortuna. Si può provare tre volte, o oltre fino ai 32 anni (estendibili) se ci si ritira prima.

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Racconti i fatti e lasci stare l’allattamento

favoritewife Racconti i fatti e lasci stare lallattamento

Bene, dov’eravamo? Vi avevo promesso che avrei cercato di riprendere le trasmissioni del blog, con più regolarità, e vi sarete accorti che non ci sono riuscito. Nella scorsa settimana sono stato perennemente chiuso in casa, assai poco piacevolmente impegnato la totalità di mattina e pomeriggio e con giusto la voglia disperata di trascorrere le serate in poltrona per riuscire almeno a trovare il tempo per un film. Fino al 28 maggio le cose non miglioreranno di certo. Nel fotogramma in alto, intanto, trovate la selezione di stasera: Le mie due mogli (Garson Kanin, 1940) con Cary Grant e Irene Dunne, una piacevolissima commedia romantica che Leo McCarey non ha potuto dirigere per colpa di un brutto incidente d’auto. In ogni caso, il brio un po’ frustrato dei valori familiari in pericolo rimane, e Grant da solo mi fa andare su di giri come sempre. L’immagine in questione è tratta dalla scena d’apertura, nella quale l’avvocato di Harvard Nick Arden (Grant) cerca di ottenere in un sol colpo la dichiarazione di morte della moglie Ellen (Dunne), ritenuta ormai nelle mani del Signore dopo esser sparita sette anni prima in un naufragio, seguita dal suo nuovo matrimonio seduta stante con la giovane Bianca (Gail Patrick). Nella scena successiva, subito Ellen si è fatta dare un passaggio e, sorpresa, è tornata a casa ad abbracciare i due figli, creando un parapiglia. Nella gustosa apertura, imperdibile il siparietto col giudice Bryson (Granville Bates), svogliato e poco sveglio, che anche giustamente ci capisce poco rovistando nella pratica sotto i suoi occhi mentre Arden prova a spiegargli. La scena si ripeterà alla fine del secondo atto, ugualmente spassosa, quando marito, due mogli e amante naufrago della prima moglie (quel fustacchione di Randolph Scott) tornano in corte per far rettificare il tutto.

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Scatto dal Festival del cinema francese di Milano

mereg tedesc honor paini Scatto dal Festival del cinema francese di Milano

In alto, da sinistra: Paolo Mereghetti, Valeria Bruni Tedeschi, Christophe Honoré e Dominique Païni alla tavola rotonda che si è svolta, nell’ambito di “Aspettando Cannes: Festival del cinema francese”, nel pomeriggio di ieri, sabato 24 ottobre 2010, presso il Centre Culturel Français di Milano. Ho avuto il piacere di esserci, per quasi due ore di una cordiale chiacchierata nella bella lingua che tutti stimiamo (anche se, parlata da Mereghetti, con tutta la simpatia e com’egli stesso ammette, la stimiamo un po’ meno) che si è concentrata sul cinema dei due registi invitati (e, per la Bruni Tedeschi, ovviamente anche sul suo ruolo d’attrice), sullo stato del cinema francese, nonché sui tanti difetti e speranze del cinema italiano. Sono oltremodo felice di segnalare che Honoré, del quale solo ieri ho scoperto il lavoro grazie alle proiezioni susseguenti al cinema Gnomo (La belle personne e Les chansons d’amour, entrambi bellissimi film visti assieme all’amabile Souffle; l’unico suo distribuito in Italia è Ma mère, con Isabelle Huppert ed il suo feticcio Louis Garrel), ha ritenuto utile segnalare fra le belle cose del nostro cinema attuale anche l’Io sono l’amore di Luca Guadagnino da me molto apprezzato, difendendolo contro un Mereghetti basito. Anche per il piccolo scontro che si è creato fra i due, è stato un incontro molto interessante e divertente. La rassegna continua fino a mercoledì 28, dividendosi tra lo Gnomo ed il Centre Culturel e proponendo altri film soprattutto di Honoré e della Bruni Tedeschi: val la pena fare un salto.

Classifica dei migliori film del 2009

[Su Cine Zone trovate la nostra classifica redazionale annuale, fra i cui titoli avete modo di scegliere, con un massimo di tre, i vostri preferiti. Votare non costa nulla e non comporta sacrifici, quindi fatevi avanti.]

2009 list torino 0 Classifica dei migliori film del 2009C’è stato un periodo nell’autunno del 2006 durante il quale ho perso il treno con film di un certo peso: alla prima visione in sala The Black Dahlia, The Departed e Flags of Our Fathers non mi avevano particolarmente entusiasmato. Li rivedevo poi in dvd svariati mesi dopo, per scoprire di molto migliorato il mio giudizio: evidentemente quello doveva esser stato un periodo per me segnato da particolari problemi ambientali. È inutile illudersi che la propria situazione personale — non occorre molto: basta anche, come mi piace sempre ricordare, aver mangiato pesante — non influenzi, ma questo lo saprete già.  Da allora, fortunatamente, fenomeni di ripensamento così vistosi non mi sono più capitati — ringrazio sempre la mia stella protettrice per la circostanza che io non abbia scritto recensioni di quei film — e al momento sono alquanto fiducioso dei miei giudizi, sebbene io tenda quasi sempre a rivedere in luce leggermente più positiva le mie opinioni nelle re-visioni.

Fra i film dei quali quest’anno non sono stato particolarmente entusiasta (come si deduce dall’opinione prevalente avrei dovuto essere) ci sono sicuramente il Gran Torino di Clint Eastwood e il Nemico pubblico di Michael Mann, due autori che per di più ho sempre ammirato. Il secondo mi aveva trovato dubbioso già con Miami Vice, pellicola che usciva tra l’altro proprio nello stesso periodo sciagurato del quale ho detto; avendolo in seguito rivisto, trovavo tuttavia rinforzato il mio giudizio originario parecchio scettico, e ho la sensazione che una seconda visione di Nemico pubblico confermerà la mia opinione. Quanto al primo, ho imparato dal suo dittico su Iwo Jima (specie dalla sua prima parte) che il fiero atteggiamento di Eastwood esercita su di me un fascino ed una commozione ai quali prestare attenzione. Ieri ho dunque rivisto Gran Torino.

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Qualcosa di eccitante nel mercato della pancetta di maiale

trading places shaving Qualcosa di eccitante nel mercato della pancetta di maiale

Gentili lettori, serene feste e prosperità. In alto, un fotogramma tratto dal film che stasera farà da sottofondo al mio cenone di Natale, Una poltrona per due del buon John Landis (1983, l’anno della mia malaugurata nascita): ormai una vera istituzione della vigilia in Italia, da anni sempre su Italia 1. (Di tanto in tanto, beninteso, il babbo richiederà di dare un’occhiata a Rai Tre nel caso si riuscisse a vedere Ainett Stephens in bikini da Babbo Natale al circo.) Il sottofondo del cenone si sposterà poi più che probabilmente su Rai Tre, dove potremo rigustarci l’inossidabile Scrivimi fermo posta (Ernst Lubitsch, 1940).

– Il denaro non è tutto nella vita, Mortimer.

– Oh, ma vuoi crescere?

Effetti dimensionali: 3D e strati

viewmaster Effetti dimensionali: 3D e stratiDi nuovo sul 3-D. A Jim Emerson Avatar non è piaciuto; fra le motivazioni, fornisce questa, da approfondire, legata al mal di tecnologia:

Lasciate che vi dica un paio di parole sul perché il “3D” non funziona al cinema meglio di quanto non faccia su delle cartoline pacchiane di siti per turisti, cascate, o Gesù. La tecnologia non si è sviluppata in maniera significativa dalla creazione nel 1939 del View-Master — un giocattolo di plastica simile a un binocolo con cui adoravo giocare, ma di cui mi sono stancato in fretta, quando andavo a trovare i nonni. Il processo polare binoculare non restituisce le immagini in tre dimensioni, le separa semplicemente su più piani. L’effetto non è molto diverso dalle prime animazioni Disney, filmate attraverso strati di vetro sui quali gli sfondi, i primi piani ed i personaggi venivano pitturati per ottenere un effetto più dimensionale.

Ma i nostri occhi e il nostro cervello non interpretano questi vari strati come fanno con lo spazio reale. Al contrario (ai miei occhi, per lo meno), ogni strato appare piatto, accatastato davanti o dietro qualche altro strato. Quindi, le persone ad esempio sembrano ritagli di cartoncino anziché figure tonde. Quel che è peggio, se la macchina da presa tiene qualcosa fuori fuoco in primo piano o sullo sfondo, non ci si può far nulla. Se si guarda qualcosa che è vicino o lontano, gli occhi hanno una tendenza naturale a metterlo a fuoco. Il 3D frustra quell’istinto. Le normali vecchie immagini in 2D, viceversa, non ingannano gli occhi a provare a mettere a fuoco qualcosa che non possono mettere a fuoco, perché entrambi gli occhi guardano sempre allo stesso piano. Nell’insieme, meno mal di testa.

I film di Natale 2009: i cinepanettoni e l’attesa degli alter ego

hachiko premiere I film di Natale 2009: i cinepanettoni e lattesa degli alter egoLa lagna sui cinepanettoni può cominciare — poi bisognerebbe per onestà aggiungere che ce li meritiamo tutti, ma fa niente. Ma al dunque: quanti film può permettersi l’Italia nei tre weekend di programmazione natalizia 2009? Claudia Mormoglione su Repubblica crede che ce ne vorrebbero di più. Mentre le capitali mondiali si deliziano di parecchie succose novità imperdibili, pare, noi italici proteggiamo doganalmente le nostre pregiatissime produzioni autoctone — quest’oggi arrivano i pezzi forti, croce rossa su cui sparare, Parenti e Pieraccioni (si può già predire con ragionevole certezza che si piazzeranno in quest’ordine nella loro sfida stagionale) — che notoriamente racimolano buona parte del paniere di biglietti staccati annualmente lungo la penisola. (Il che è già un ottimo motivo per proteggerle.)

I film che “vanno visti comunque” ma che siamo destinati a perderci per colpa di questo malcostume festivo tutto nostro (da fine sociologo, Gabriele Niola lo chiama “ritualità socioeconomica”) sono secondo la Mormoglione sostanzialmente due. Già da ottobre era stato annunciato fra mille furie che l’Avatar di James Cameron — film che si è già deciso cambierà l’universo-cinema perché pensato direttamente in 3-D, o almeno sarà per certo una gran “figata imperdibile” in 3-D! — sarebbe slittato al 15 gennaio esclusivamente perché noi potessimo concentrarci su più parche e simpatiche cafonate. Ci sarebbe poi anche il musical Nine nel quale Rob Marshall ci dice la sua su Fellini, anch’esso in arrivo “solo” il 15 gennaio.

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I migliori film degli anni 2000

mighty wind noughties I migliori film degli anni 2000[A lato: Eugene Levy nel bellissimo A Mighty Wind (Christopher Guest, 2003), uno dei tanti film — a volte poco apprezzati o anche solo conosciuti — lasciati fuori ma che meriterebbero di rientrare nella sottostante lista.]

A rigore — non essendoci mai stato un “anno 0″ dacché Gesù bambino è nato — il primo decennio del secolo ventunesimo in corso finirà a 2010 compreso; ciò non toglie che andando al sodo sia tempo di classifiche commemorative degli “anni zero”, considerando quanto uscito fra 2000 e 2009. Per il Times di Londra, al numero uno abbiamo Niente da nascondere di Michael Haneke (2005); per Time Out New York, Mulholland Drive di David Lynch (2001); per il Telegraph, Fahrenheit 9/11 di Michael Moore (2004). Mi sembra giusto aggiungere il mio fondamentale contributo: ecco dunque una lista composta da venti film, nella quale ho cercato di mantenere un equilibrio ed una coerenza quantomeno con quelli che sono stati i miei giudizi, a volte rivisti soprattutto in meglio (in alcuni casi, anche molto in meglio) nel corso di questi anni. Questa in realtà è stata una cosa non facilissima a causa di un fattore perturbante assai spinoso: le stelline. Tutti i film che compaiono di seguito hanno un voto pari a quattro stelline, ossia il massimo a me consentito; ma l’ordinamento delle preferenze non sempre è coerente come sarebbe richiesto, e a volte mi ha assalito il dubbio che fra un film cui avevo assegnato 4 stelline ed un altro cui ne avevo assegnate 3½ in fondo preferissi il secondo. Il che dovrebbe suggerirmi, credo, che in futuro farò meglio ad esser “più largo”, in modo da cavarmi fuori dal dubbio e fare un po’ come mi pare. In ogni caso, per evitarmi problemi ho optato per una ferrea aderenza alla mia “razionalità storica”.

Di seguito, una lista dei miei venti film (sono rimasti fuori, tra l’altro, altri film “da 4″) più importanti degli anni ’00. Non è ovviamente una lista “oggettiva”, rappresentativa di tutte le tendenze, i successi ed i fenomeni cui abbiamo avuto il privilegio (e, in alcuni casi, la sfortuna) di assistere in questi dieci anni (per inciso: nulla, tanto meno sforzi collettivi, potrebbe esserlo): è solo ciò che, dovendo esser costretto a scegliere fra soli venti film, io ho stimato maggiormente.

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Sbavature da poco

Da TV Sorrisi e Canzoni di questa settimana, pag. 5 della guida ai programmi del digitale terrestre, a proposito della serie American Dreams:

raccontare uno spaccato di storia, sociale, politica e musicale, attraverso gli occhi di un gruppo di persone qualunque che vivono gli eventi sulle propria pelle. [corsivo mio]

Ed ecco Flavio Serantoni su Tv-Zone l’8 giugno:

raccontare un vivido spaccato di storia, sociale, politica e musicale, attraverso gli occhi di un gruppo di persone qualunque che vivono gli eventi della Storia sulle propria pelle. [corsivo mio]

Se proprio volete copiare, come minimo correggete prima.

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