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Varie ed eventuali

Classifica dei migliori film del 2009

[Su Cine Zone trovate la nostra classifica redazionale annuale, fra i cui titoli avete modo di scegliere, con un massimo di tre, i vostri preferiti. Votare non costa nulla e non comporta sacrifici, quindi fatevi avanti.]

2009 list torino 0 Classifica dei migliori film del 2009C’è stato un periodo nell’autunno del 2006 durante il quale ho perso il treno con film di un certo peso: alla prima visione in sala The Black Dahlia, The Departed e Flags of Our Fathers non mi avevano particolarmente entusiasmato. Li rivedevo poi in dvd svariati mesi dopo, per scoprire di molto migliorato il mio giudizio: evidentemente quello doveva esser stato un periodo per me segnato da particolari problemi ambientali. È inutile illudersi che la propria situazione personale — non occorre molto: basta anche, come mi piace sempre ricordare, aver mangiato pesante — non influenzi, ma questo lo saprete già.  Da allora, fortunatamente, fenomeni di ripensamento così vistosi non mi sono più capitati — ringrazio sempre la mia stella protettrice per la circostanza che io non abbia scritto recensioni di quei film — e al momento sono alquanto fiducioso dei miei giudizi, sebbene io tenda quasi sempre a rivedere in luce leggermente più positiva le mie opinioni nelle re-visioni.

Fra i film dei quali quest’anno non sono stato particolarmente entusiasta (come si deduce dall’opinione prevalente avrei dovuto essere) ci sono sicuramente il Gran Torino di Clint Eastwood e il Nemico pubblico di Michael Mann, due autori che per di più ho sempre ammirato. Il secondo mi aveva trovato dubbioso già con Miami Vice, pellicola che usciva tra l’altro proprio nello stesso periodo sciagurato del quale ho detto; avendolo in seguito rivisto, trovavo tuttavia rinforzato il mio giudizio originario parecchio scettico, e ho la sensazione che una seconda visione di Nemico pubblico confermerà la mia opinione. Quanto al primo, ho imparato dal suo dittico su Iwo Jima (specie dalla sua prima parte) che il fiero atteggiamento di Eastwood esercita su di me un fascino ed una commozione ai quali prestare attenzione. Ieri ho dunque rivisto Gran Torino.

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Qualcosa di eccitante nel mercato della pancetta di maiale

trading places shaving Qualcosa di eccitante nel mercato della pancetta di maiale

Gentili lettori, serene feste e prosperità. In alto, un fotogramma tratto dal film che stasera farà da sottofondo al mio cenone di Natale, Una poltrona per due del buon John Landis (1983, l’anno della mia malaugurata nascita): ormai una vera istituzione della vigilia in Italia, da anni sempre su Italia 1. (Di tanto in tanto, beninteso, il babbo richiederà di dare un’occhiata a Rai Tre nel caso si riuscisse a vedere Ainett Stephens in bikini da Babbo Natale al circo.) Il sottofondo del cenone si sposterà poi più che probabilmente su Rai Tre, dove potremo rigustarci l’inossidabile Scrivimi fermo posta (Ernst Lubitsch, 1940).

– Il denaro non è tutto nella vita, Mortimer.

– Oh, ma vuoi crescere?

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Effetti dimensionali: 3D e strati

viewmaster Effetti dimensionali: 3D e stratiDi nuovo sul 3-D. A Jim Emerson Avatar non è piaciuto; fra le motivazioni, fornisce questa, da approfondire, legata al mal di tecnologia:

Lasciate che vi dica un paio di parole sul perché il “3D” non funziona al cinema meglio di quanto non faccia su delle cartoline pacchiane di siti per turisti, cascate, o Gesù. La tecnologia non si è sviluppata in maniera significativa dalla creazione nel 1939 del View-Master — un giocattolo di plastica simile a un binocolo con cui adoravo giocare, ma di cui mi sono stancato in fretta, quando andavo a trovare i nonni. Il processo polare binoculare non restituisce le immagini in tre dimensioni, le separa semplicemente su più piani. L’effetto non è molto diverso dalle prime animazioni Disney, filmate attraverso strati di vetro sui quali gli sfondi, i primi piani ed i personaggi venivano pitturati per ottenere un effetto più dimensionale.

Ma i nostri occhi e il nostro cervello non interpretano questi vari strati come fanno con lo spazio reale. Al contrario (ai miei occhi, per lo meno), ogni strato appare piatto, accatastato davanti o dietro qualche altro strato. Quindi, le persone ad esempio sembrano ritagli di cartoncino anziché figure tonde. Quel che è peggio, se la macchina da presa tiene qualcosa fuori fuoco in primo piano o sullo sfondo, non ci si può far nulla. Se si guarda qualcosa che è vicino o lontano, gli occhi hanno una tendenza naturale a metterlo a fuoco. Il 3D frustra quell’istinto. Le normali vecchie immagini in 2D, viceversa, non ingannano gli occhi a provare a mettere a fuoco qualcosa che non possono mettere a fuoco, perché entrambi gli occhi guardano sempre allo stesso piano. Nell’insieme, meno mal di testa.

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I film di Natale 2009: i cinepanettoni e l’attesa degli alter ego

hachiko premiere I film di Natale 2009: i cinepanettoni e lattesa degli alter egoLa lagna sui cinepanettoni può cominciare — poi bisognerebbe per onestà aggiungere che ce li meritiamo tutti, ma fa niente. Ma al dunque: quanti film può permettersi l’Italia nei tre weekend di programmazione natalizia 2009? Claudia Mormoglione su Repubblica crede che ce ne vorrebbero di più. Mentre le capitali mondiali si deliziano di parecchie succose novità imperdibili, pare, noi italici proteggiamo doganalmente le nostre pregiatissime produzioni autoctone — quest’oggi arrivano i pezzi forti, croce rossa su cui sparare, Parenti e Pieraccioni (si può già predire con ragionevole certezza che si piazzeranno in quest’ordine nella loro sfida stagionale) — che notoriamente racimolano buona parte del paniere di biglietti staccati annualmente lungo la penisola. (Il che è già un ottimo motivo per proteggerle.)

I film che “vanno visti comunque” ma che siamo destinati a perderci per colpa di questo malcostume festivo tutto nostro (da fine sociologo, Gabriele Niola lo chiama “ritualità socioeconomica”) sono secondo la Mormoglione sostanzialmente due. Già da ottobre era stato annunciato fra mille furie che l’Avatar di James Cameron — film che si è già deciso cambierà l’universo-cinema perché pensato direttamente in 3-D, o almeno sarà per certo una gran “figata imperdibile” in 3-D! — sarebbe slittato al 15 gennaio esclusivamente perché noi potessimo concentrarci su più parche e simpatiche cafonate. Ci sarebbe poi anche il musical Nine nel quale Rob Marshall ci dice la sua su Fellini, anch’esso in arrivo “solo” il 15 gennaio.

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I migliori film degli anni 2000

mighty wind noughties I migliori film degli anni 2000[A lato: Eugene Levy nel bellissimo A Mighty Wind (Christopher Guest, 2003), uno dei tanti film — a volte poco apprezzati o anche solo conosciuti — lasciati fuori ma che meriterebbero di rientrare nella sottostante lista.]

A rigore — non essendoci mai stato un “anno 0″ dacché Gesù bambino è nato — il primo decennio del secolo ventunesimo in corso finirà a 2010 compreso; ciò non toglie che andando al sodo sia tempo di classifiche commemorative degli “anni zero”, considerando quanto uscito fra 2000 e 2009. Per il Times di Londra, al numero uno abbiamo Niente da nascondere di Michael Haneke (2005); per Time Out New York, Mulholland Drive di David Lynch (2001); per il Telegraph, Fahrenheit 9/11 di Michael Moore (2004). Mi sembra giusto aggiungere il mio fondamentale contributo: ecco dunque una lista composta da venti film, nella quale ho cercato di mantenere un equilibrio ed una coerenza quantomeno con quelli che sono stati i miei giudizi, a volte rivisti soprattutto in meglio (in alcuni casi, anche molto in meglio) nel corso di questi anni. Questa in realtà è stata una cosa non facilissima a causa di un fattore perturbante assai spinoso: le stelline. Tutti i film che compaiono di seguito hanno un voto pari a quattro stelline, ossia il massimo a me consentito; ma l’ordinamento delle preferenze non sempre è coerente come sarebbe richiesto, e a volte mi ha assalito il dubbio che fra un film cui avevo assegnato 4 stelline ed un altro cui ne avevo assegnate 3½ in fondo preferissi il secondo. Il che dovrebbe suggerirmi, credo, che in futuro farò meglio ad esser “più largo”, in modo da cavarmi fuori dal dubbio e fare un po’ come mi pare. In ogni caso, per evitarmi problemi ho optato per una ferrea aderenza alla mia “razionalità storica”.

Di seguito, una lista dei miei venti film (sono rimasti fuori, tra l’altro, altri film “da 4″) più importanti degli anni ‘00. Non è ovviamente una lista “oggettiva”, rappresentativa di tutte le tendenze, i successi ed i fenomeni cui abbiamo avuto il privilegio (e, in alcuni casi, la sfortuna) di assistere in questi dieci anni (per inciso: nulla, tanto meno sforzi collettivi, potrebbe esserlo): è solo ciò che, dovendo esser costretto a scegliere fra soli venti film, io ho stimato maggiormente.

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Sbavature da poco

Da TV Sorrisi e Canzoni di questa settimana, pag. 5 della guida ai programmi del digitale terrestre, a proposito della serie American Dreams:

raccontare uno spaccato di storia, sociale, politica e musicale, attraverso gli occhi di un gruppo di persone qualunque che vivono gli eventi sulle propria pelle. [corsivo mio]

Ed ecco Flavio Serantoni su Tv-Zone l’8 giugno:

raccontare un vivido spaccato di storia, sociale, politica e musicale, attraverso gli occhi di un gruppo di persone qualunque che vivono gli eventi della Storia sulle propria pelle. [corsivo mio]

Se proprio volete copiare, come minimo correggete prima.

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Femminismo Twilight

stewart pattinson vf Femminismo TwilightAnne Petersen sul dilemma-Twilight per blogger e produttori:

I post, gli sneak peek, i trailer, il gossip e le congetture su Twilight si sono trasformati in un fenomeno che si autoperpetua: anche se la gente non è necessariamente interessata, e anche se non sono davvero notizie, se lo posti i fan arrivano. E i fan continuano a venire se prometti più informazioni […]

Il che vuol dire che i contenuti – “professionali”, “giornalistici”, accademici, gossip – sono motivati da tendenze e risultati. Non sono necessariamente giustificati da ciò che avviene nell’industria cinematografica (sebbene Twilight e la sua compagnia di produzione, la Summit, sono di certo un indice delle correnti nell’industria) ma da ciò che più motiva il pubblico. È per questo che alcuni programmi con una base di fan piccola ma che si fa sentire (ed è motivata) può spingere certi programmi a restare in onda: non perché i network rispondano forzatamente agli appelli per una “tv di qualità”, ma perché riconoscono il potere dei fan del programma. E i fan di Twilight, come quelli di Gossip Girl e di Vampire Diaries, sono femmine, tra i 12 ed i 40 anni, e sono pronti a spendere. Per gli spin-off, per avere informazioni, per i biglietti delle anteprime, per vedere anticipazioni inedite. Pagano con dollari veri, ma anche col loro tempo: cercando su Internet, guardando e riguardando i trailer, cercando nei siti di gossip.

La famosa “Teoria di Peter Pan” di Richard Corman diceva che per avere il pubblico più ampio possibile si dovrebbe sempre pensare film per diciannovenni. L’enorme incasso estivo di Transformers 2 prova sicuramente che la tesi è vera. Ma Twilight, i cui quattro libri dominano la lista di bestseller del New York Times da due anni (e, con New Moon, si appresta a diventare uno dei maggiori venditori anticipati di biglietti di tutti i tempi) prova che il testo intermediale – e il suo enorme potenziale di sfruttamento – dovrebbe soddisfare le ragazze.

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Corrieri d’opinione

Walter Pincus su cos’è venuto meno nel giornalismo attuale (negli USA e non):

I giornali negli Stati Uniti vennero spesso fatti nascere da panflettisti, partiti o uomini d’affari che volevano partecipare alle faccende locali, statali o anche nazionali. […] Usavano la loro stampa per influenzare il governo, ma questo era ciò che i padri fondatori avevano in mente quando scrissero il Primo Emendamento. L’idea era che i cittadini di una democrazia dovessero leggere più di un giornale o saggio, soppesare tutte le opinioni ed i fatti per come presentati, e farsi una propria idea.

Oggi, la stampa ed i media elettronici principali vogliono essere neutrali, presentando entrambe le parti come se fossero arbitri di una partita in cui solo i giocatori – il governo ed i suoi oppositori – possono partecipare. Sono diventati sempre più dei corrieri condivisi, trasmettitori delle idee e dei pensieri di altre persone, senza riguardo per il loro significato, la loro rilevanza e a volte persino la loro accuratezza.

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Cinema in 3-D, ragioni contro

bachelorparty 3d Cinema in 3 D, ragioni controBachelor Party, commediola culto del 1984. Tom Hanks entra in un multisala da 36 schermi all’inseguimento della sua bella rapita, giungendo infine nella sala dove è in corso la proiezione in 3-D di un filmaccio di fantascienza di quart’ordine; si tuffa subito sul rapitore, piazzandosi con lui proprio davanti allo schermo, e da qui in poi le mosse dei tre in combattimento replicano fedelmente ogni movimento dei tre personaggi sullo schermo (principessa, eroe e cattivo), causando il visibilio del pubblico con gli occhialini disteso di fronte a loro, cui finalmente è servito un vero spettacolo tridimensionale.

Il 2009 è l’anno in cui più o meno la scena si è ripetuta: il 3-D è di nuovo una realtà, come prima e più di prima, dopo esser già morto. A cosa serve? Sostanzialmente, la linea direttiva è la stessa: il 3-D fornisce un’attrattiva in più, una sorta di duplicazione visiva attraverso la quale si vede due volte la stessa cosa, che avrebbe in sua assenza la stessa precisa dinamica. Finora, infatti, le speculazioni attorno al significato per quel che si suole chiamare “mezzo” degli sviluppi della tecnologia tridimensionale risultano più spasmodici desideri di una qualche rivoluzione che non reali ipotesi attorno alla realtà — nella quale i titoli fatti uscire a tre dimensioni sono quasi esclusivamente d’animazione o relegati a generi ben precisi come azione ed horror, spesso di modesta caratura. Sempre, in ogni caso, facendo notare a tutti che le strategie seguite (i famosi effetti in your face) non cambiano affatto il film, per il quale il 3-D rimane se va bene un appagante (?) accessorio.

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Noleggia DVD a poco, allarghi il mercato

redbox pickup Noleggia DVD a poco, allarghi il mercatoNel mio videonoleggio più vicino — quattro pareti con quattro distributori automatici — puoi ritirare e tenere nelle tue mani un DVD per tre ore al modico prezzo di 1€: in tre ore puoi guardare il film, certo, ma in tre ore col DVD ed un computer dalle prestazioni base puoi ovviamente fare molte altre cose, lasciando la visione ad operazioni ultimate. Io, non c’è bisogno ve lo dica, di computer non ci capisco niente. Andando a noleggiare il film, non hai bisogno di nessuno che ti dia consigli: se sei come me, sai già cosa vuoi, e se non sei come me ti basta leggerti la trama disponibile nella schermata. Se vuoi ed hai nostalgia delle vecchie chiacchierate col proprietario del videostore, puoi comunicare alla macchina stessa se il film ti è piaciuto o meno al momento di riconsegnarlo. Potrei avventurarmi a dire che quella appena descritta è una scena apocalittica di decadimento della civiltà, che Kubrick avrebbe potuto e dovuto inserire in 2001; è però solo il normale modo in cui io, nell’anno 2009, vado a noleggiare i miei film.

La compagnia Redbox dell’Illinois, ormai quinto distributore di DVD a noleggio di tutti gli USA, esclusivamente tramite distributori automatici, offre tutte le ultime uscite all’ancor più modico prezzo di 1$ per un’intera giornata. In più, c’è una serie di comodità aggiunte, come poter prenotare su Internet oppure restituire il disco in una macchina diversa da quella in cui lo si è preso. Quel che è più “offensivo” è che i suoi distributori — sono sparite anche le pareti, adesso, a favore di fac-simile di una macchina da corridoio Lavazza, facilmente piazzabile con minimo costo ed ingombro — sono posti ed inglobati nelle varie catene di supermercati ed altro commercio veloce (la società fu finanziata originariamente nell’agglomerato McDonald’s), parte dello stesso giro di mercato di massa; va da sé poi che i titoli offerti siano quasi esclusivamente i più popolari — ma qui la scelta è condivisa con buona parte dei commercianti del settore, per i quali è senz’altro più redditizio acquistare una copia in più di The Spirit che non una sola copia di Shut Up & Sing. Tutto questo alle compagnie cinematografiche non può piacere, perché tutta l’ormai stabilita e relativamente certa catena di introiti va a farsi benedire: se si può scegliere di noleggiare un film per uno anziché 5$, ci vorrà poco prima che chi noleggia a 5$ debba abbassare il tiro.

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