Quando un pezzo di scrittura critica non funziona, raramente la cosa ha a che fare col fatto che il proprio giudizio positivo o negativo vi trovi riscontro. Di certo la parte valutativa è importante, e naturalmente tende a colorare quanto si scrive; ma le opinioni ed i giudizi in sé e per sé — per riprendere una nota espressione eastwoodiana nel quinto episodio dedicato alle avventure dell’ispettore Harry Callahan — sono come i buchi del culo: ognuno ne ha uno, e tutti pensano che quelli degli altri puzzano. Una buona critica, indipendentemente dal giudizio, deve informare sul film e descriverlo correttamente; non necessariamente in maniera completa (cosa che sarebbe di ben difficile umana realizzazione) ma quantomeno evitando di rappresentarlo in maniera chiaramente errata. O, anche peggio, non rappresentandolo affatto. Come ho già testimoniato, la mole e la qualità dei contributi rintracciabili in rete, in inglese, sull’ultimo film di Tarantino è impressionante. Ora, questi scritti sono per lo più positivi in termini di giudizio verso Bastardi senza gloria, ma il mio interesse verso di loro sta indipendentemente da ciò proprio nelle caratteristiche di lunghezza e profondità delle analisi che offrono. Sono felice di aggiungere agli articoli già segnalati un più recente pezzo di Steven Santos sul suo blog: l’analisi di Santos, contrariamente alle altre, è negativa verso il film, ma lo è non limitandosi a veloci e semplici giudizi. Sebbene io faccia fatica a condividere di base alcune delle sue affermazioni — che mi pare tendono a delimitare troppo in senso personale quelle che possono essere le possibilità poetiche di un autore (il mio argomento, ammesso e non concesso che così sia per Tarantino, è: se anche la sua vita è fatta solo di film, di omaggi a film, perché no? Ho qualche problema anche col ruolo che attribuisce alla rappresentazione della violenza e sui termini della sua speranza per un cinema “progressista”) — sono degne di essere prese in considerazione proprio per il modo operativo in cui affrontano il compito di presentare un’opinione contraria a quella maggioritaria. Molte delle sue obiezioni sono di natura simile a quelle mosse da Paolo D’Agostini (sempre ciao Sergione!), ma qui gli elementi su cui sono basate sono assai più chiaramente individuati; non si deve condividere il giudizio di merito sugli stessi per poterci instaurare un dialogo. Di seguito, una mia traduzione dei passaggi a mio avviso più importanti, con avvertenza spoiler.
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Il problema che ho nel leggere tutti i pezzi su “Bastardi” è che in un qualche modo sembra che il film di Tarantino sia l’antidoto alle schifezze che Hollywood sforna, anziché esser parte del problema. […]
Nonostante altri abbiano sostenuto che rappresenti la genialità di Tarantino come regista, io credo che il film riveli i suoi limiti e difetti sia come scrittore che come filmmaker. Ha solo rafforzato il mio dubbio circa i suoi primi film che lui sia un Campionatore del Cinema che ha problemi a rendere unito un film che non riguardi molto se non altri film. Direi che la sua propensione a campionare altri film produce un film in cui ogni scena sembra esistere a sé, ma non contribuisce in realtà molto all’insieme. Sono pezzi di diversi film ed ispirazioni uniti con un po’ di disagio con titoli di capitoli usati come nastro adesivo.
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