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Momenti da saltare sulla poltrona: Bump Bailey

thenatural inmemorium Momenti da saltare sulla poltrona: Bump Bailey

Da Il migliore (Barry Levinson, 1984), uno di quei film nei quali il bel Robert Redford fa l’eccellente americano dai sani valori che trionfano — perché, beh, lui è bello e liberal. Lapide in memoria dell’appena deceduto giocatore “Bump” Bailey, della squadra di baseball dei New York Knights, perito lanciandosi a testa in avanti contro una parete (di polistirolo, a giudicare dalla consistenza che traspare nel film) nel tentativo disperato di recuperare una palla. Dopo tutto, si chiamava “Bump”. Rob Schneider non avrebbe saputo inventarsi di meglio. Si è colti da un fremito d’inquietudine e tristezza per il poveretto (il quale non se ne sarebbe comunque accorto) quando ci si accorge che c’è scritto proprio “in memorium“, un misspelling del corretto latino (che ovviamente termina in “-am”) alquanto comune fra i meno colti madrelingua inglese: tanto, pensan bene loro, si legge allo stesso modo.

Obama, Sarkozy e il sedere del contendere

obama sarkozy onceover Obama, Sarkozy e il sedere del contendereLa foto che vedete qui a destra è circolata grazie al prezioso lavoro dell’agenzia Reuters, ed è di quelle che danno soddisfazioni, oltre ad essere una di quelle che non lasciano apparentemente dubbi: siamo tutti umani — e con una sindrome da Grande Fratello, quando sei per troppo tempo sotto i flash cominci a comportarti come se non li vedessi, inseguendo i tuoi cari istinti animali. Ann Althouse ne fornisce una splendida descrizione, una vera e propria analisi prossemica, comparazione di caratteri e giochi di potere:

Vedo una pronunciata differenza fra queste due posizioni. Sì, ci sono somiglianze. Entrambe sono sfacciate e spassose. Ma la posizione di Sarkozy che ammira quel culo dice: lo ammiro ma non posso agire. E Obama è preso nel momento di una caccia ancora illimitata.

Sarkozy tiene le sue braccia contro il petto in una posizione chiusa — ma non troppo chiusa. La testa è girata ma dritta. Sorride, ma l’indice contro il suo labbro nasconde il bordo del sorriso dal punto di vista di chiunque si trovi davanti a lui, sebbene se la donna si voltasse lo vedrebbe facilmente. La sua mano è inclinata in alto con un angolo allegro — si è tantati di dire fallico. Il piede più vicino alla donna è piantato fermamente al terreno in posizione non-andare-lì, eppure l’altro piede è rivolto verso l’oggetto del desiderio. Ciononostante il piede girato rimane piatto a terra e, a distanza di una spalla dall’altro piede, l’intera figura dell’uomo è di solida immobilità.

Ora, fate ruotare gli occhi sui piedi di Obama. Il piede più vicino alla donna, come quello di Sarkozy, è piantato e diretto in avanti, ma l’altro discende in direzione della donna, piegando in alto il ginocchio in una sorta di spremi-testicoli a formare la base di una drammatica inclinazione dell’intero corpo con una flessibile forma di S che sporge verso la donna. Le braccia di Obama sono libere, ad enfatizzare l’inclinazione, e la gravità o il suo volere fanno penzolare il braccio sinistro a centimetri di distanza dal busto. Vedete quanto la mano destra sia più in basso della sinistra? Il suo collo è allungato e girato cosicché la linea di visione sia diretta al culo. La sua bocca è aperta come a dire: questo è quello che voglio.

È un’analisi talmente ficcante da far rimpiangere che la reale dinamica della situazione sia stata parzialmente diversa, con Obama che si stava voltando per aiutare la gentile dama alle sue spalle a scendere di un gradino. Il che, ovviamente, vuol solo dire che ha avuto infinita classe nel dare un pacato sguardo senza farsi notare, da vero signore. Sarkozy, invece, l’hanno beccato più in fragrante:

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