Lo scorso giovedì uscivo dalla Hoepli con un meraviglioso volume totalizzante la bellezza di 1500 pagine, riguardanti realtà non esattamente prossime al cinema, che a breve dovrò cercare di memorizzare, assieme a svariati altri volumi di argomento non sollazzevole, nella sua totalità e minuzia. Ciò spiega, indicativamente, perché le pagine telematiche di questo del resto innecessario blog siano assai più spoglie negli ultimi tempi: la vita “succhia”, come dicono gli anglofoni — succhia via tempo e forze, direi. Non vi ho neanche segnalato quanto in quel di Cine Zone ho da dire su Moon di Duncan Jones. Nei prossimi mesi la situazione non potrà che peggiorare, ho ragione di temere.
In ogni caso, essendo anche vicini alla fine dell’anno, è tempo di vane riflessioni. Una prima occasione è offerta dall’anniversario della dipartita di quel blog di “critica alla critica” (lo so: c’è chi resiste ad accettare la definizione di “critica”, ma tant’è) chiamato Kotionkin, il quale profetizzava tramite il suo sottotitolo — e, più sottilmente, tramite il suo operato — la “disconnessione” di quel fenomeno del web italiano chiamato Cinebloggers Connection. Un fenomeno che è ancora vivo, come sapete, ma il cui insterilimento pare adesso evidente: i cineblogger (o almeno un bel po’ fra loro) si sono parzialmente disconnessi dalla Connection, qualsiasi cosa essa fosse, per connettersi più spesso a Facebook e quant’altro, strumenti che meglio riflettono quello che mi è sempre parso il carattere del medio blogger di cinema italico. Così, da redivivo, descrive questa realtà “da comitiva” l’ex-Kotionkin:
il mondo dei cineblog (almeno il mondo da noi frequentato) era violentemente adolescenziale. Nel senso che la timidezza nerd degli autori e dei commentatori si trasformava pigramente e infantilmente in due estremi alternativi: il sentimentalismo (siamo tutti amici, dagli di gomito, quanto sei pucci, vi voglio bene ecc.) o l’aggressività (non ci capite niente, neri parent est le cinema, fuori dal mio internet ecc.). […] L’adolescenza passa. E, mi sembra, quel mondo lì è morto (non certo grazie a Kotionkin): alcuni non bloggano più, alcuni sono passati agli esperimenti letterari, alcuni tumblerano e fanno cose più leggere, alcuni scrivono per un pubblico diverso senza intermediazioni pseudo-sociali.
La mia versione, concordante ma non troppo, è che l’adolescenza non è esattamente passata: casomai, per molti, si è volentieri trasferita in posti dove i “quanto sei pucci” si esprimono cliccando su un tasto “like” et similia. Nulla di male: per restare al cinema che qui ci interessa, chi è passato a questo metodo di “condivisione” trovava evidentemente già ab ovo poco di interessante nella scrittura e preferisce viversi l’esperienza di film e quant’altro prevalentemente nella sua dimensione sociale. Possiamo cominciare tranquillamente ad escludere questa fetta da ciò che può rientrare in una definizione di “critica”, il che nel lungo termine non può che essere un bene.
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