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“Il concerto” di Radu Mihaileanu

concert mihaileanu corriere Il concerto di Radu MihaileanuSe fossi un integralista, mi verrebbe voglia di tirar fuori l’epiteto “anti-cinema” per descrivere la lunga sensazione che ha accompagnato questo mio recupero tardivo del film del rumeno Radu Mihaileanu, del quale devo ancora riprendere il precedente Vai e vivrai. Dopo l’ideuzza iniziale nella quale l’ex-Maestro Andreï Filipov (Aleksei Guskov) dirige da lontano sguattero la sua vecchia orchestra durante delle prove, la sceneggiatura scivola via col ritmo piacevole e semplicione dei buoni sentimenti da prima serata, accompagnata da una sfilza di campo-controcampo ed altre svogliate direzioni del traffico; intanto la Storia trova una sua soave vendetta, con tanto di padri putativi che ritrovano figlie perdute (Mélanie Laurent — che ve lo dico a fare — è assai bella) e masse rivoluzionarie che si spostano in aereo contrabbandando pessimo caviale, fino ad un’esibizione finale nella quale effettivamente si accende un qualche tripudio.

Il materiale, in verità, fa balenare in mente il nome e le atmosfere del vecchio Ernst Lubitsch (avete tutti presente Ninotchka e Vogliamo vivere!, suppongo); eppure la pesante pacchianità di troppa parte della scrittura (parlo della sceneggiatura, più propriamente, ma il semiologo da quattro soldi che c’è in voi può in questo caso anche legittimamente pensare alla “scrittura filmica”) abbassa il livello a quello di una corriva produzione finanziata dal geniaccio francese di Luc Besson, al quale voglio bene in maniera solo intermittente. Si prenda in particolare l’ultimo Il mi$$ionario diretto da Roger Delattre, filmettino che si disinteressa del tutto di strutturare l’impianto comico-drammatico riuscendo quando va bene a trovare giusto qualche scenetta briosa — sebbene, appunto, pacchiana. La struttura è maggiore qui, ma non si cambia di molto.

I personaggi e persino i loro sentimenti sono ridotti a pura funzione di un giochetto alla buona: i russi fanno i russi (e, per rinforzare il concetto, sono doppiati da trogloditi), i direttori dei principali teatri mondiali non sanno chi siano i loro colleghi esteri, i teatri si riempiono e svuotano in maniera del tutto arbitraria, i francesi si comportano tutti come fossero la caricatura del francese saccente ed irrimediabilmente stupido, e così via. Devo dire che a questa paccottiglia che ha ricevuto lauti consensi (sospetto a questo punto sia merito dei concitati e commoventi concerti finali: mi sovviene a proposito l’esempio ben peggiore dell’osannato Quattro minuti di Chris Kraus) preferisco la misera fatica della compagnia Sverak: l’avete recuperato Vuoti a rendere?

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4 commenti a questo articolo

sante scrive:
14/03/2010 | 01:32

ma sono l'unico a non riuscire a vedere correttamente questo sito? (ha tutti gli elementi sovrapposti tipo quadro cubista)

Alberto Di Felice scrive:
14/03/2010 | 09:09

sante: Mi spiace. Finora non ho avuto segnalazioni di questo genere. Che browser usi?

Roberto scrive:
15/03/2010 | 00:53

Questo lo vedrò tra un mesetto. Anche se adesso mi hai tolto parecchio entusiasmo. Staremo a vedere e ti farò sapere.

Cinepillole scrive:
15/03/2010 | 09:25

In realtà questa sensazione di "artificiosità" e di sostanziale "vuoto d'idee" me lo danno tre quarti dei film degli ultimi 10 anni. O almeno di quello a cui viene data una certa visibilità…

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