Provvisorie impressioni su Avatar, “the non-3D experience”
L’Avatar di James Cameron, ancor prima di uscire nella nostra Italia (in ritardo mondiale) il prossimo 15 gennaio, è già disponibile tramite gli usuali canali per il download illegale. (Ricordo a tutti che scaricare film è cosa cattiva e sbagliata.) Il che dovrebbe suonare paradossale per un film che, a quanto si era compreso, avrebbe dovuto rappresentare “un’esperienza” talmente diversa da essere irrimediabilmente rovinata dalla semplice visione a due dimensioni. Invece, no. Per cominciare, Avatar non ce l’ha fatta ad assicurarsi una distribuzione “intransigente” esclusivamente in sale attrezzate per il 3-D, come inizialmente annunciato da Cameron stesso: è e sarà distribuito, in maniera capillare, anche nelle sale tradizionali. Fare altrimenti sarebbe stato ovviamente di grosso impedimento per gli incassi. Di conseguenza, i pirati possono come al solito appropriarsi della versione 2-D e riversarla in rete non diversamente da qualsiasi altra pellicola. L’esemplare che ho visionato io, gentilmente invitato/corrotto, era considerando le circostanze di buona qualità (di certo, per i miei due cent, mille volte meglio questo Avatar piratato di un L’uomo che fissa le capre visto in certe condizioni in sala). Pur dovendo rigorosamente attendere la visione in sala in 3-D (che comunque non sarà quella di cui tutti usufruiranno, e non sarà quella di cui usufruirete quando comprerete il vostro Blu-ray), azzarderei un primo monco giudizio sul film e sulla questione 3-D.
Avatar, come sembra esser del resto l’opinione dominante, non è un granché di rivelazione a livello puramente narrativo: principalmente, è un film dai temi per lo più riciclati ed elementari (con dialoghi di pari livello) attorno ad un limitato sviluppo dei due personaggi principali Jake Sully (Sam Worthington) e Neytiri (Zoe Saldana), la cui storia si rifà chiaramente a quella di Pocahontas e del suo conquistatore bianco John Rolfe. Scontato il parallelo della conquista delle Americhe, così come pedestre è la caratterizzazione tribale dei Na’vi, nonché la loro pressoché totale antropomorfizzazione (ovviamente con la postilla ambientalista, che replica del resto una risalente visione utopica dell’unione ecologico-panteista distrutta dall’uomo occidentale — lo sapete, vero, che gli indiani parlavano con gli alberi!); il tutto viene accompagnato — il che non sarebbe poi male, eccezion fatta per le frasi esplicative for dummies — con una necessaria rilettura della presenza ed azione violenta degli umani come “guerra al terrorismo” e compagnia bella. Sospetto che tutto questo possa esser classificato, specie ad una seconda visione, come “economia narrativa”, per arrivare alla quale Cameron (anche sceneggiatore) non farebbe poi male a dire pane al pane e vino al vino non andando troppo per il sottile; propendo già per quest’ultima versione. Quel che ci interessa, d’altronde, è lo spettacolo, del quale in questo caso il 3-D è promesso come parte integrante — e, si sarebbe detto, necessaria.
E quanto allo spettacolo, lo abbiamo: con fra le altre cose scene di combattimento con animali autoctoni, inseguimenti, sequenze aeree, battaglie epocali per terra ed aria, Cameron crea il suo avvolgente ed “immergente” mondo. Se Jake Sully è bidimensionale, il selvaggio pianeta Pandora assediato dallo sfruttamento militar-capitalistico umano ha tutto l’aspetto di aver tre dimensioni. Il punto è che ha tutto l’aspetto di aver tre dimensioni, ma visto a due dimensioni in copia piratata. Ogni effetto che Cameron vuole raggiungere è ben avvertibile — certo, a un occhio attento che sappia cosa guardare e non cerchi solo “l’esperienza”, che forse potrà essere ancor più coinvolgente con il videogioco d’accompagnamento — già in queste “precarie” condizioni di visione: il 3-D non lo cambierebbe, al massimo amplificherebbe scelte i cui effetti sono chiari già in 2-D. Dove Avatar funziona, funziona già come l’ho visto; e, come tutti i film in 3-D prodotti finora, dovrà funzionare anche in home video. Il che non sarà una dimostrazione di molto, per capire quanto il 3-D possa da solo cambiare il cinema; ma almeno nel breve termine, e per un film che sarebbe dovuto essere così “rivoluzionario”, neanche di poco.



05/01/2010 | 14:53
Ho capito bene? Stai dicendo che finora il 3-D non ha ancora la forza (o la capacità) di innovazione che vorrebbe avere?
05/01/2010 | 23:23
Cinepillole: Non esattamente. Che il 3-D sia un’innovazione tecnica, così come lo è stata — in maniera direi paragonabile — il “surround” in campo audio, non c’è dubbio. Più che di innovazione io parlerei proprio di “rivoluzione”, dato che è quella che più insistentemente si tira in ballo.
17/01/2010 | 15:31
Io sono più curioso di guardarlo in 2D che 3D. In modo da non lasciarmi abbagliare dalla tecnologia e poter apprezzare il film per quello che realmente è.
X ora ho visto solamenete “a christmas carol” in 3D e sinceramente non mi è piaciuta per niente questa tecnologia! Avrei preferito gustarmelo in 2D.
Sarà perchè ero seduto in fondo alla sala, e vedevo tutti gli oggetti lontanissimi, pareva di vedere il film da dietro una finestra.
In + gli occhialini sono scuri e tolgono luminosità, pareva di vedere una pellicola sottoesposta.