Effetti dimensionali: 3D e strati
Di nuovo sul 3-D. A Jim Emerson Avatar non è piaciuto; fra le motivazioni, fornisce questa, da approfondire, legata al mal di tecnologia:
Lasciate che vi dica un paio di parole sul perché il “3D” non funziona al cinema meglio di quanto non faccia su delle cartoline pacchiane di siti per turisti, cascate, o Gesù. La tecnologia non si è sviluppata in maniera significativa dalla creazione nel 1939 del View-Master — un giocattolo di plastica simile a un binocolo con cui adoravo giocare, ma di cui mi sono stancato in fretta, quando andavo a trovare i nonni. Il processo polare binoculare non restituisce le immagini in tre dimensioni, le separa semplicemente su più piani. L’effetto non è molto diverso dalle prime animazioni Disney, filmate attraverso strati di vetro sui quali gli sfondi, i primi piani ed i personaggi venivano pitturati per ottenere un effetto più dimensionale.
Ma i nostri occhi e il nostro cervello non interpretano questi vari strati come fanno con lo spazio reale. Al contrario (ai miei occhi, per lo meno), ogni strato appare piatto, accatastato davanti o dietro qualche altro strato. Quindi, le persone ad esempio sembrano ritagli di cartoncino anziché figure tonde. Quel che è peggio, se la macchina da presa tiene qualcosa fuori fuoco in primo piano o sullo sfondo, non ci si può far nulla. Se si guarda qualcosa che è vicino o lontano, gli occhi hanno una tendenza naturale a metterlo a fuoco. Il 3D frustra quell’istinto. Le normali vecchie immagini in 2D, viceversa, non ingannano gli occhi a provare a mettere a fuoco qualcosa che non possono mettere a fuoco, perché entrambi gli occhi guardano sempre allo stesso piano. Nell’insieme, meno mal di testa.



24/12/2009 | 13:57
Pienamente daccordo con l’idea che non c’è effettiva profondità ma sostanzialmente due piani piatti tra i quali si percepisce una certa distanza, ma poi ciò che è in mezzo a questi due piani non c’è. Anche se raramente si fa qualcosa di più elaborato al massimo possiamo vedere 4-5 piani piatti a diverse distanze.
Però anche il colore dei film a colori non è il colore vero, ma ritoccato spesso più pulito di quello effettivo e il sonoro del fuori campo nonostante tutti i dolby non è davvero “fuori campo” ma solo fuori dall’inquadratura non proviene da tutto intorno a noi come nella realtà ma da alcuni amplificatori piazzati nella sala. E’ tutto riduzione e metafora della percezione reale eppure funziona e bene.
Se poi chiedi a me io sono daccordo anche con Lynch quando dice che il dolby è una puttanata. Un solo amplificatore “mono” sotto lo schermo e basta.
Penso che la forza del 3D (se c’è) non sarà nel modo in cui riesce a copiare la realtà della profondità di visuale umana ma in come riesce ad aggiungere un tassello al linguaggio audiovisuale.
27/12/2009 | 11:49
veramente la tecnologia del 3d è di molto precedente al wiew master…
Nelle sue prime realizzazioni appare già nel 1832 inventata da sir Charles Wheatstone… Pensa un po’ te!