Uomini che odiano le capre deformate
Ne L’uomo che fissa le capre di Grant Heslov — una commedia apertamente stralunata alla maniera delle commedie che sanno dall’inizio di esser stralunate, fino purtroppo a sbrodolarsi — la pazzia dell’apparato militare americano (saprete, il più nevrotico del mondo giacché il più grande e per questo avvezzo alle manie di grandezza, nonostante le batoste) si libra piano piano in volo, seguendo insegnamenti finto-misticheggianti conservati pari pari dagli anni ’60/’70, quelli del Vietnam e dei fiori adottati per tappare l’artiglieria. Insomma: aprite l’occhio mistico e capirete che è tutto insensato — l’unica cosa che conta è l’amore! In virtù di ciò, si arriva al punto in cui i militari statunitensi sono tutti strafatti e si lasciano andare al potere lenitivo degli allucinogeni.
Per quanto sopra, credo si debba dedurre che aver visto il film in allucinogenissima prima fila, arrivato tardi senza premurarmi di prenotare, non sia stato in fondo un complemento casuale. Tuttavia non posso evitare di riflettere amaramente che se avessi invece scelto di scaricarlo e guardarmelo sul divano di casa, direi anche indipendentemente dalla qualità della copia procuratami, avrei matematicamente visto una versione più accettabile per fedeltà alla cosa vera. Qualsiasi tizio con una videocamera — ma anche Aleksandr Nikolaevič Sokurov quando spalma una fetta di pane con Nutella per la mamma riprendendosi col cellulare — avrebbe usato meno violenza sulle faccione dei poveri George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges e Kevin Spacey. Dovrebbe essere semplicemente proibito portare le file troppo sotto lo schermo: pretendo i miei 7,50€, o almeno un rimborso parziale.
Con tante belle facce note e dall’altissimo tasso di rendimento, in ogni caso, non si può fare a meno di pensare — anche se si è piegati sulla stretta poltrona in posizioni indegne cercando di distinguere le forme — che Heslov e Peter Straughan, sceneggiatore (Star System – Se non ci sei non esisti), stanno facendo del loro meglio per scopiazzare un po’ di gusto Coen. E, diamine, ci stanno riuscendo anche perché come consulenti hanno appunto gli stessi stratosferici interpreti. Poi purtroppo Straughan si ricorda che ha scritto quella spensieratezza alla buona di Star System e la butta in vacca accostandosi vieppiù a qualcosa che semmai avrebbe fatto un Danny Boyle: se le capre potessero danzare su un pezzo in hindi o mettersi a parlare col fantasma di qualche santo, lo farebbero. Conta l’amore, il crederci, dobbiamo volerci tutti bene e vabbe’.
Scriveva Karina Longworth alla presentazione a Toronto:
L’uomo che fissa le capre ha una dannosa tendenza a scivolare in una timida revisione forrestgumpiana della storia recente attraverso gli occhi aperti di un outsider, allargando il nocciolo della verità alla sua combutta centrale al fine di spiegar tutto dalla battaglia di Ramadi al conio della frase «Sii tutto ciò che puoi essere». Haslov sembra voler mischiare l’assurdità della macchina da guerra alla Stranamore con un desiderio sincero verso una corrosa utopia americana, ma ha realizzato un film che non ha abbastanza mordente per funzionare come satira.


