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Femminismo Twilight

stewart pattinson vf Femminismo TwilightAnne Petersen sul dilemma-Twilight per blogger e produttori:

I post, gli sneak peek, i trailer, il gossip e le congetture su Twilight si sono trasformati in un fenomeno che si autoperpetua: anche se la gente non è necessariamente interessata, e anche se non sono davvero notizie, se lo posti i fan arrivano. E i fan continuano a venire se prometti più informazioni […]

Il che vuol dire che i contenuti – “professionali”, “giornalistici”, accademici, gossip – sono motivati da tendenze e risultati. Non sono necessariamente giustificati da ciò che avviene nell’industria cinematografica (sebbene Twilight e la sua compagnia di produzione, la Summit, sono di certo un indice delle correnti nell’industria) ma da ciò che più motiva il pubblico. È per questo che alcuni programmi con una base di fan piccola ma che si fa sentire (ed è motivata) può spingere certi programmi a restare in onda: non perché i network rispondano forzatamente agli appelli per una “tv di qualità”, ma perché riconoscono il potere dei fan del programma. E i fan di Twilight, come quelli di Gossip Girl e di Vampire Diaries, sono femmine, tra i 12 ed i 40 anni, e sono pronti a spendere. Per gli spin-off, per avere informazioni, per i biglietti delle anteprime, per vedere anticipazioni inedite. Pagano con dollari veri, ma anche col loro tempo: cercando su Internet, guardando e riguardando i trailer, cercando nei siti di gossip.

La famosa “Teoria di Peter Pan” di Richard Corman diceva che per avere il pubblico più ampio possibile si dovrebbe sempre pensare film per diciannovenni. L’enorme incasso estivo di Transformers 2 prova sicuramente che la tesi è vera. Ma Twilight, i cui quattro libri dominano la lista di bestseller del New York Times da due anni (e, con New Moon, si appresta a diventare uno dei maggiori venditori anticipati di biglietti di tutti i tempi) prova che il testo intermediale – e il suo enorme potenziale di sfruttamento – dovrebbe soddisfare le ragazze.

Esempio lampante di Girl Power anni 2000. Non mi sentirei di dire che il fenomeno sia in sé nuovo (l’interesse per il target femminile c’è sempre stato, senonché i maschi che dovevano scriverne hanno lungamente omesso di farlo; gli studi culturali, da qualche decennio, stanno rimediando), ma i modi attivi nei quali il pubblico femminile può procacciarsi ciò che gli piace stanno sicuramente subendo una trasformazione, probabilmente più avvertibile in termini relativi rispetto a quella parallela che interessa l’altro sesso. Come osserva Kathleen Karlyn:

Le ragazze controllano ormai abbastanza denaro da attirare attenzione come gruppo demografico. Questo potrebbe rappresentare o meno un miglioramento in termini di reale potere sociale, ma indica di certo che le ragazze vengono ascoltate da produttori culturali che prendono loro ed i loro gusti molto sul serio. Questo non è necessariamente vero, ad ogni modo, per gente con interessi personali e politici molto più pressanti nel capire le giovani e ciò che le guida: cioè le loro madri, i loro insegnanti, e le pensatrici femministe in generale. […] Gli adulti di classi educate e liberali di varia provenienza avvertono spesso un disagio circa i legami fra ragazze e cultura pop, specie i film e la televisione diretti ai giovani.

Al che la domanda: Twilight è “libera” espressione di (almeno, certa) femminilità per come declinabile oggi, o è piuttosto un semplice ritrovato idiota di fandom come un altro, utile a vendere ed attirare visite? La Karlyn analizza a proposito la trilogia di Scream, con un parallelo che sono tentato di abbracciare:

Come il fenomeno Girl Power, [i film] operano nel regno del mito piuttosto che della razionalità, mettendo in scena scenari di desiderio, piacere e rabbia femminile. I film sono ricchi di personaggi femminili che si rifiutano di attenersi a regole che le sminuirebbero […] Questa nuova ragazza conosce la cultura, dalle leggende dietro le sue istituzioni alla cultura popolare e la tecnologia della sua generazione, usando gli strumenti che offre come mezzi per riscrivere vecchie storie che non le sono più utili.

New Moon, per la cronaca e come saprete, esce questo mercoledì.

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3 commenti a questo articolo

souffle scrive:
17/11/2009 | 19:50

analisi di lampante nitidezza.
Mi preme poi sottilineare una cosa generale, all’interno del discorso particolare che è stato fatto: oggi si deve pensare un qualunque film (cioè, un qualunque blockbuster) avendo come target di riferimento i 19enni (e a volte meno).
Ecco perchè l’hype del mese dei cineblogger risulta essere il blockbuster del momento (Transformers e simili).
Un tempo non si ragionava così, o meglio, si ragionava avendo davanti molti target.
C’erano i grandi film per ragazzini e c’erano i grandi film per adulti.
Oggi un film ad alto budget lo fai solo per i ragazzini, che sono gli unici che ti potranno ripagare le spese.
Ed ecco la ragione per cui quando raschi il fondo del barile (vedi Spider-man 3) infantilizzi la pellicola, con buona pace di tutti i cinefili 19enni che non lo ammetteranno mai.
Gli over 35 si sono annoiati o lo hanno trovato ridicolo.
Ma era perfettamente in linea con il ragazzino che va al cinema.
Chi dice il contrario o mente sapendo di mentire o non è uno studioso di marketing cinematografico, ma un semplice cinefilo. E lo si perdona.

Cinepillole scrive:
18/11/2009 | 12:57

@ souffle:
Il discorso dei target è vero solo in parte perchè altrimenti un film come Dark Knight non sarebbe stato il più grande successo dai tempi di Titanic.
Per fortuna esistono ancora blockbuster trasversali e non ammetterlo sarebbe solo fondamentalismo ideologico.
E non so se sarebbe perdonabile.

souffle scrive:
19/11/2009 | 08:41

@cinepillole: non conosco l’istogramma a torta del pubblico di The Dark Kngiht (rate: PG-13), quindi non saprei quantificare il pubblico.
Ed è vero che qualche film che amplia il target c’è, anzi si cerca di fare sempre così se si può.
Quello che volevo dire è che non puoi pensare di escludere il target “ragazzini”. Cioè fare un film che possano “capire” solo gli adulti con esperienza e vita vissuta.

Poi, certo, c’è il solito regista che ha potere che ti dice: io non taglio nulla e pazienza mi becco una “R” (restricted, la condanna alla morte mediatica del film).
Avere un PG-13 significa salvare gli incassi, perchè i cinema li affollano i ragazzini.
Questo non significa che un film “per ragazzini” sia un bel film, che vadano a vederlo tutti, che si crei un fenomeno.
Voglio solo dire che la teoria di pensare – quando scrivi/produci – sempre a fare film per 19enni (se voglio avere più pubblico possibile e quindi incassare di più) non è una teoria campata per aria.
Mentre riflettevo come in passato si facevano film in questo tipo ma c’erano anche blockbuster vincenti come L’inferno di cristallo (1974), che non si ponevano il problema di attirare i ragazzini. Perchè gli adulti al cinema andavano ancora.
Oggi, visto che i cinema in USA sono frequentati quasi solo da adolescenti (parlo dei grandi numeri) mi appare anche logico che se voglio fare un film ad alto/altissimo budget una preoccupazione sul rate (il famoso PG-13) me la devo porre in fase di realizzazione, tagliando le cose (sopratutto il sesso) che mi darebbero problemi con la censura.
Ma lo vedi anche con Indiana Jones Star Wars. I primi tre film erano pensati per parlare ad un pubblico trasversale, gli ultimi scritti per i ragazzini. E gli adulti si annoiano. Ma gli incassi volano.

E non credo che film teneri e belli come Away from her della Polley siano stati pienissimi di ragazzini entusiasti di vedere una storia tra due vecchi. Ma quello della Polley è un piccolo film.

Titanic (PG-13), che tu hai citato, era un blockbuster del genere catastrofico a rischio di flop clamoroso, diretto ad un ampio spettro di pubblico (altrimenti non avrebbe mai recuperato il costo assurdo) anche se in Italia forse fu venduto come film per ragazzine…
Ma ricordo che invece Cameron lanciò DiCaprio come l’oggetto erotico per la donna adulta che pensa. E Cameron sapeva quel che diceva.
In quel caso DiCaprio fu l’oggetto erotico sia delle donne adulte sia delle ragazzine, anche più piccole di lui.
Un po’ come quando di Paul Newman si innamoravano le madri e le figlie.

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