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Accessori alla frutta

amore 14 Accessori alla fruttaSu Coming soon, Adriano Ercolani ha qualche buon centesimo da spendere per l’ultima impresa mocciana, nelle sue stesse parole un ritrattino di chi «vede la vita come una grande cartolina illustrata in cui tutto è accessorio, colorato, alla moda»:

Moccia vuole presentare/ rappresentare questo universo candido, solare, vagamente posticcio, e fin dall’inizio dimostra di sapere perfettamente come farlo; la trasposizione cinematografica di Amore 14 dal punto di vista squisitamente estetico è difficilmente attaccabile poiché presenta una confezione di prim’ordine: dalla fotografia di Marcello Montarsi al montaggio di Patrizio Marone, dai costumi di Grazia Materia al notevole lavoro sulla colonna sonora, zeppa di successi canori del momento. Moccia organizza tutto il materiale a sua disposizione costruendo una pellicola semplice ma spigliata, fresca, capace appunto di andare incontro alle esigenze degli spettatori più giovani. Alcune soluzioni di regia poi si rivelano abbastanza interessanti ed azzeccate, soprattutto quando la pellicola deve tentare di cambiare tono e passare al romantico.

Il risultato complessivo è un lungometraggio fortemente targhettizzato, non c’è dubbio e non poteva essere altrimenti, ma allo stesso tempo pienamente funzionale per ottenere il successo al botteghino: in un contesto semi-industriale come quello italiano in cui il cosiddetto “cinema di genere” non riesce più a trovare una sua dimensione specifica e viene in molti casi vituperato, Amore 14 appare un’operazione commerciale molto ben calibrata, quindi meritevole di attenzione.

«Meritevole d’attenzione» da parte di chi? Ma qui la vera domanda è semplice (modalità sarcasmo on): chi gli ha girato la mazzetta per vendere agli sprovveduti adolescenti — lettori e destinatari di questo prodotto «difficilmente attaccabile» perché ha fotografia, montaggio, costumi e colonna sonora da «contesto semi-industriale» — questa apologia?

5 commenti a questo articolo

Cinepillole scrive:
03/11/2009 | 10:04

Capisco il tuo punto di vista Alberto, un conto è la mercificazione di chi produce per vendere, un conto la mercificazione di chi dovrebbe astenersi dal difendere ciò che non ha senso difendere.
Comunque sia, meglio Moccia di Muccino, per le menti giovani c’è sempre una possibilità di fuga.

souffle scrive:
03/11/2009 | 17:37

Credo intenda meritevole di attenzione da parte del pubblico che ha pagato il biglietto e contribuito a fare recuperare i soldi spesi.
Che poi sarebbe uno degli scopi di chi fa un prodotto.
(PS la questione “artista = non cerco il denaro” non valeva nel Rinascimento, figuriamoci oggi).
E meritevole di attenzione da parte di chi cerca di capire come sono certi adolescenti: c’è stato il fenomeno dei lucchetti? Capiamo come mai.
Solo così, solo sguazzando in mezzo agli adolescenti (non la nicchia colta e cinefila ma la massa dei ragazzini ricchi e poveri di centro e di periferia) se ne può parlare e si può riflettere su cosa siano (commercialmente, sociologicamente, cuturalmente, antropologicamente).
Altrimenti si rischia di fare i discorsi paternalistici da editoriale del Corriere.
Magari si può dire che “purtroppo” il film di Moccia rispecchia il suo pubblico.
Che sarebbe però un po’ come se io mi lamentassi che in Italia il cinema francese non lo vede nessuno, nemmeno i cinefili. Francamente inutile. Più utile capire perchè, che so, i cineblogger vedono e scrivono quasi tutti degli stessi film e si ritrovano uniti da gusti simili.

Non sono convinto che sia evitando il cinema di Moccia che potremo capire il popolo italiano, cioè quella massa di 55 milioni di individui che schiaccia la nicchia – statisticamente ininfluente – di 5 milioni.
Sempre che lo vogliamo, cosa che non è affatto scontata.

Alberto Di Felice scrive:
03/11/2009 | 18:17

souffle: Ma avevo capito che Ercolani ritiene che il film di Moccia meriti attenzione perché — semplificando — “fa soldi”! (Che sia meritevole da parte del pubblico che se lo va a vedere è quasi un pleonasmo.) Ma è il passo ulteriore che è azzardato: siccome “fa soldi” è interessante e, in un certo senso, valido. Un conto è “capire”, tutto un altro conto “legittimare”.

Cinepillole scrive:
04/11/2009 | 10:05

@ souffle:
Appunto, chissenefrega.
Sono felice di appartenere a una minoranza e non mi faccio intimidire dall’omologazione.
Al posto di chiederci sempre perchè tutti fanno e dicono le stesse cose, coltiviamo le diversità e diamole voce.
Qualcuno forse se ne accorgerà.

souffle scrive:
07/11/2009 | 23:05

Alberto è chiaro che non intendo nè voglio legittimare. Vorrei un mondo diverso (e una Italia diversa) ma non sono in grado di ottenerla.

Cinepillole, io cerco nel mio piccolo di coltivare la diversità. Ma ti assicuro che non è affatto facile.

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