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Kevin Smith trentanovenne soddisfatto

kevin smith superbad premiere Kevin Smith trentanovenne soddisfattoEcco le ragioni (se non vi erano già chiare dopo aver visto le sue ultime fatiche) per le quali per Kevin Smith non è più necessario far cinema:

All’inizio, [realizzare film] era un mezzo di comunicazione. Ero un tizio del New Jersey che diceva: «Devo fare un film; devo comunicare». […] Lo faccio da anni e adesso ho trovato un modo più facile e veloce per farlo. Sto imparando a compartimentalizzare la mia vita, nel senso che adesso devo dire tutto con un mezzo solo. Dico storie con i film, ma non necessariamente riguardano me e i miei amici. Adesso se voglio essere me stesso ed esprimermi, posso farlo con gli SModcast [il suo podcast] o sul palco, o metterlo in un post o un fumetto. […] È triste quando capisci di non poter più essere un giovane arrabbiato. Il giovane arrabbiato è a malapena interessante e tollerabile quando ha vent’anni. Ma alla fine dei vent’anni? Primi 30? Dio non voglia tardi 30? non si può più. Sono in un’industria in cui devo far finzione per vivere, quindi per cosa diamine sono arrabbiato? Non c’è più nulla; sono un uomo di mezza età molto soddisfatto. […] La gente chiede «Ah quando tornano Jay e Silent Bob?» e io rispondo «Non credo torneranno. Ho 39 anni, cazzo! Non posso più mettermi il berretto all’indietro». […] Ho pensato «Oh, mi dispiace che “Zach and Miri” non sia andato bene» ma in realtà mi dispiace perché non avrei mai dovuto fare “Zach and Miri” perché ormai sono oltre. Non che sia troppo bravo ma quel film è successo troppo in fretta. Il copione è nato così velocemente, e il film l’abbiamo finito velocemente. Non c’è niente di sbagliato in questo, ma dov’è il mondo da cui sono venuto? Nel mio mondo mi scavavo con le dita nel petto, aprendo tutta la cavità, tirando fuori un bel pezzo di grasso tessuto cardiaco, buttandolo su un piatto, mettendocene un altro sopra e buttandolo su un proiettore. Non facevo semplicemente film, ci mettevo cuore ed anima dentro.

Ecco presto confermata una dura realtà: alla fine, è facile e comprensibile dover mettere la testa a posto.

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