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Grindhouse – A prova di morte: Questione di gambe, piedi e culi

[Questo articolo è stato pubblicato originariamente il 6 gennaio 2008 sul mio vecchio blog Gahan at the Movies. Qui di seguito è integrato da fotogrammi. Ne è seguita un'accesa discussione, alla quale vi rimando.]

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Non si fa che leggere che Death Proof non è che un divertissement. Che dietro la storiella del killer della strada a caccia di belle donzelle c’è sostanzialmente giusto un citazionismo cinefilo fine a sé stesso: certo, Tarantino gira da Dio e fa divertire, ma finisce qui. Lo pensavo anch’io, finché non l’ho rivisto nella versione uscita in Italia. E mi è chiaro ora che questo è un Kill Bill rielaborato secondo l’estetica grindhouse, non semplicemente per riprodurla ma per deformarla per dire qualcosa. Non avevo fatto caso (o non gli avevo dato peso, o più semplicemente non lo ricordavo), ad esempio, al fatto che nella seconda parte gli effetti digitali che sporcano artificialmente la pellicola smettono di esistere. Tarantino smette di giocare con la pellicola durante la sequenza (tagliata nella più breve versione distribuita negli USA assieme a Planet Terror di Rodriguez) davanti al supermercato, all’inizio della quale un salto nel bianco e nero (poco più di sei minuti) segnala una soluzione di continuità.

C’è sempre Stuntman Mike (Kurt Russell), e ci sono sempre delle belle ragazze (Zoë Bell, nonostante il nome, è la meno bella però è la più tosta e indistruttibile, controfigura della Uma Thurman assetata di Bill); però già da qui Tarantino ci dice che questa seconda parte compierà una rivoluzione. Una rivoluzione che avviene in soli 14 mesi, quindi sempre nel mondo contemporaneo; però diviso così idealmente in due. Nella prima metà sembra di essere negli sfasati anni ‘70, con i jukebox che la fanno da padroni; nella seconda siamo chiaramente negli anni 2000 dei cd e lettori mp3, e l’unica cosa anni ‘70 che è rimasta è una vecchia controfigura serial killer e una vecchia auto bianca che vogliono guidare delle giovani controfigure femmine. Donne moderne. Nonostante le ragazze parlino di sesso e dintorni, stavolta le conclusioni sono diverse: se nella prima parte Arlene (Vanessa Ferlito) non ha molto da ridire a farsi sbaciucchiare in macchina sotto la pioggia da un poco di buono e poi a farsi provocare da Stuntman Mike fino a cedere e fare lo striptease, qui Abernathy (Rosario Dawson) spiega che «il motivo per cui Cecil non ha una ragazza fissa da sei anni è perché le ragazze se lo scopano. E se ti scopi Cecil, tu non diventi una delle sue ragazze … Mi sto facendo un po’ vecchia per le cazzate».

Prima della scena di cui vado a parlare, comunque, c’è un gustosissimo intermezzo con Sceriffo e Figlio n°1 (Michael e James Parks), che è vice. Vale la pena fare una pausa, come fa il film, e parlarne. Dopo aver (in linea col ridicolo maschilismo messo in mostra—e alla berlina—in tutta la prima parte) interloquito con una bella dottoressa bionda (Marley Shelton), lo sceriffo ricostruisce per filo e per segno quello che è successo. Un caso di “omicidio veicolare” che sa non potrà mai provare. Ha anche inquadrato il tipo di serial killer: «Posso ipotizzare che sia una cosa di sesso, non può essere altro. Impatto a velocità elevata, lamiere contorte, vetri infranti, quattro anime prelevate nello stesso istante: forse solo così quel degenerato riesce a sparare la sua roba gelatinosa». Non essendoci speranza di convincere una giuria della veridicità della sua ricostruzione, lo sceriffo decide che è meglio lavarsene le mani. Siamo ad Austin, ricordiamocelo: capitale del Texas, stato che un tempo governava l’attuale presidente USA. Il dialogo termina con un riferimento (decisamente non casuale, direi compassionevolmente conservatore) ai sacri scritti: «Ti dico come il Signore disse a Giovanni: che se dovesse farlo di nuovo, ti posso assicurare che non lo farà qui nel Texas». E infatti ci spostiamo a Lebanon (cioè Libano, o Medio Oriente che dir si voglia), e con un po’ di ritardo la didascalia specifica che è il Libano del Tennessee. I panni sporchi si lavano da qualche altra parte. Ma vediamo cosa succede a Lebanon, Tennessee, tornando alla scena che segna la discontinuità di cui parlavo in apertura.

Stuntman Mike arriva con la sua auto d’ordinanza (una nuova, la vecchia è stata comprensibilmente distrutta 14 mesi prima) davanti al supermercato [1]

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—stacco: siamo adesso in bianco e nero [2]

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—e si accende una sigaretta [3].

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Dopo un po’ arriva l’auto con Abernathy, sdraiata sul sedile posteriore con i piedi che escono dal finestrino, Kim (Tracie Thomas) e Lee (Mary Elizabeth Winstead), che gli parcheggiano di fianco a qualche metro di distanza [4].

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Stuntman Mike ha trovato le sue nuove prede. Una soggettiva ci mostra l’auto delle ragazze: nel triangolo del finestrino sono racchiusi i dolci piedini di Abernathy, che probabilmente sono la cosa che più cattura l’attenzione di quel feticista di Stuntman Mike [5].

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Mike sorride, spegne l’autoradio e continua a guardare; ora possiamo sentire di cosa parlano le ragazze. Conversazione a base di ragazzo conosciuto da Lee (che rimanda a quella del “fatto non fatto” raccontato da Arlene nella prima parte), vodka e Red Bull senza zucchero.

Kim va a far compere, Abernathy e Lee restano in macchina: Abernathy a dormire (con tanto di mascherina da notte) sul sedile posteriore, piedi in fuori, Lee al posto di guida che ascolta il suo iPod e se la canta [6].

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Stuntman Mike esce quasi subito dalla sua macchina, ci gira attorno passando da davanti, arriva di fianco a quella delle ragazze (che è parcheggiata al contrario rispetto alla sua) [7a] e dopo aver controllato di non esser visto getta le chiavi in avanti [7b].

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Stacco sui bei piedi di Abernathy: Mike ne sfiora uno con l’indice [8a], poi accorgendosi che lei ha la mascherina e che non c’è reazione se non una grattatina [8b], si lecca l’indice e ci riprova [9].

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Abernathy se ne accorge, e lui porta a termine il giochino con le chiavi [10].

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Torna in macchina, riaccende l’autoradio ed il motore, e con una bella manovra in retromarcia guardando con aria di sfida nell’ombra le ragazze [11] torna sulla carreggiata e si rimette in viaggio.

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Lee commenta facendo gesto col mignolo: «Cazzetto» [12]. Le ragazze sono d’accordo con lo sceriffo.

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Il bianco e nero termina neanche un minuto dopo, mentre Abernathy (che intanto si è messa gli stivali: da ora in poi non vedremo più piedi nudi) è appoggiata sul cofano a fumare [13].

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Si accorge che la macchina di Stuntman Mike è ancora accesa sulla carreggiata (ma non era ripartito?!) [14], e non appena lo fa lui parte in sgommata.

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Lee, con la sua divisa da ragazza pon-pon, è al distributore a prendere una lattina di Big Red: il ritorno al colore (e la fine dei giochetti con la pellicola) avviene quando Lee inserisce i soldi [15] [16].

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Cade la lattina. Al rumore Abernathy si volta: stacco su Lee che, di spalle, si china gambe in mostra a raccoglierla [17].

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Tutti i maschietti, come ho fatto io, avranno pensato: «Acciderbolina, che fior fior di gambe». È un pensiero che io (e son certo tutti i maschietti cui piace la passerina) ho fatto più volte durante il film: la prima parte è un’esposizione di piedi, gambe e culi. Abernathy la guarda, come a rimproverarla per il fatto di starsi facendo ammirare così spudoratamente lolitesca [18], e Lee: «Cazzo vuoi?» [19].

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Poi le chiede se ha visto quello che è successo, ma rinuncia subito: «Niente, tesoruccio». Lee alza le spallucce e continua beata a bere con i suoi occhioni assorti [20]—l’attricetta è decisamente la più stupidella del gruppo: a testimonianza appare in un numero di Allure, che Abernathy comprerà di lì a poco, che ha in copertina Jessica Simpson, famosa per il suo QI.

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Mentre Abernathy è al supermercato (deve ritirare dei soldi al bancomat), le suona il cellulare (è Lee, che vuole Allure). La sua suoneria è “Twisted Nerve” di Bernard Herrmann usata in Kill Bill. Ecco che, con la fine degli effettini posticci e questa musichetta subliminale, Tarantino ci ha detto a chiare lettere che in questa seconda parte i giochetti sono finiti, adesso è ora di ammazzare il bastardo. Basta gambe, piedi e culi: Stuntman Mike (e noi, soprattutto, che nella prima parte abbiamo riso con lui e ora dovremo ridere di lui) stiamo per essere fatti neri (contro il cartellone di un drive-in che proietta un double feature: Scary Movie 4 e Wolf Creek [21], prima una parodia horror e poi l’horror vero, come per Stuntman Mike in questo film) da tre donne toste.

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Lee, l’ultima sciacquetta rimasta, viene messa da parte come pegno, fra le mani di un bavoso meccanico che mi ricorda tanto me mentre ammiravo la pancetta della Ferlito durante il suo striptease (almeno l’inizio, perché il resto Tarantino non ce lo fa vedere, cavolo). «Sì, gli uomini sono dei puttanieri. Oh, non è divertente? È così divertente!».

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