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Notting Hill: “Lo dici meglio quando non dici niente”

Fra i piaceri maggiori nel non dover scrivere di cinema, c’è quello di poter vedere un “vecchio” film per due giornate di fila solo perché se ne ha il piacere, senza avere la fretta di assemblare commenti ed osservazioni da pubblicare in tempi brevi per stimolare il traffico. Si gustano più le cose, insomma. Fra ieri e stasera, mi è successo col film di Roger Michell, che crediateci o meno non vedevo dalla prima e unica volta che l’avessi mai visto, esattamente nell’ottobre 1999 — che ovviamente era dieci anni fa, quando avevo dieci anni in meno e capivo ancor meno di quanto possa capire ora. L’avevo inizialmente recuperato in dvd ieri, ricordandolo poco, apprendendo della sua imminente messa in onda su Canale 5; stasera, quando era in onda su Canale 5, sono restato a casa a riguardarmi il dvd (niente doppiaggio e pubblicità, mi capirete), da solo: un venerdì sera bello come pochi altri — come avessi rivisto Irma la dolce. Alla prima visione allora non mi piacque granché, ricordo, ma è anche vero che dieci anni fa non avevo ancora visto nulla di Billy Wilder, mentre ora senza molto timore di esagerare posso affermare che Notting Hill è un buon equivalente odierno del suo cinema, almeno nello spirito e se vedete Hugh Grant come degno erede più avvenente di Jack Lemmon. Aiuta molto anche non vederlo doppiato, perché Richard Curtis è uno sceneggiatore divino e sottile, non da meno delle due star Grant e Roberts sul fronte recitativo.

Notting Hill è un film di semplici e gentili elementi mescolati con cura, cosicché ci si ritrova a canterellare con leggerezza sia “When You Say Nothing at All” sia “Ain’t No Sunshine”: non male. Il film ha appunto il suo pregio maggiore nello script e nei due protagonisti: arrivare al punto famosissimo in cui la Roberts in punta di piedi chiede come “solo una ragazza” di fronte al ragazzo Grant di amarla è sempre un piacere, un piccolo nodo allo stomaco e alla gola. È la “frase” del film, entrata azzarderei nella storia, ora che l’ho risentita. Dal punto di vista formale, Michell segue quindi la sceneggiatura; quel che conta è che l’attenzione anche nel fare un semplice taglio durante i dialoghi è molto vigile, e il film scivola via con una fluidità molto appagante. Michell non è però affatto piatto, e coreografa molto bene le scene, pur dovendo ripiegare spesso sul campo-controcampo (ma, ribadisco, di quelli fatti bene); è una cosa che si nota ad esempio nella sequenza dopo i titoli di testa, quando William (Grant) torna a casa dal suo coinquilino gallese Spike (Rhys Ifans) che vuol chiedergli un consiglio sulla maglietta per il suo appuntamento galante della serata: la scelta, fra tante con scritte improponibili a chiaro sfondo allusivo, ricade su una t-shirt che dichiara alla ragazza che è la più bella del mondo, fermo poi rivelare nel lato posteriore un “Ti va di scopare?”:

nottinghill 1 Notting Hill: Lo dici meglio quando non dici niente

Michell filma quasi tutta la scena in long take, tranne per qualche piano di reazione, e ci fa vedere il retro della maglietta sfruttando la distanza di campo: qualcun altro avrebbe tagliato subito su un dettaglio della scritta mentre Spike sale le scale, e magari poi fornito un piano di reazione sconcertato di Grant, ma non Michell — il risultato è che, qui come in altre circostanze, gli attori hanno spazio per interagire e la scena ha più naturalezza e personalità, nonché miglior effetto comico. Spike tornerà poi utile nel prosieguo una volta entrata in scena Anna (la Roberts); una cosa che non avevo notato neanche nella visione di ieri è la scritta sulla lavagnetta che compare dietro a Grant in una breve inquadratura nella scena in cui lui la porta a casa dopo averle versato del succo addosso per strada:

nottinghill 2 Notting Hill: Lo dici meglio quando non dici niente

William è ancora più in imbarazzo perché la casa è un totale disastro. Oggi, ci informa la lavagnetta, toccava a quell’inaffidabile di Spike dare una pulita e risistemata. Più in avanti, sempre Spike dimentica di dare a William il messaggio di Anna al telefono; William chiama il Ritz cercando di rimediare, senza l’aiuto di Spike che non ricorda lo pseudonimo col quale Anna si è registrata. Michell li riprende ancora una volta in profondità, ancorché tagliando su piani singoli di William, fornendoci il sollievo comico di Spike in tuta da sub in primo piano:

nottinghill 3 Notting Hill: Lo dici meglio quando non dici niente

La scena si conclude con la medesima inquadratura, con William sedutosi sul divano e la sua missione compiuta (Spike ha ricordato il nome datogli) e Spike che inalando fumo dalla sua bella sigaretta lo espira dentro la maschera:

nottinghill 4 Notting Hill: Lo dici meglio quando non dici niente

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Solo alcuni piccoli esempi di come un film che qualche anno fa avrei bollato come robetta popolare sia fatto con grande intelligenza. Grazie Signore.

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1 commento a questo articolo

Cinepillole scrive:
11/07/2009 | 18:44

Questo “piacere” della visione è la cosa più bella, anch’io mi sono ritrovato ieri a vedere due volte l’ultimo film del Punitore, a causa di curiose circostanze e del divertimento connesso.
A volte penso che sia meglio un film che piace tre volte di fila che tre film non proprio di mio gradimento.
Per quanto riguarda Notting Hill, penso di ricordarmelo, mio malgrado, quasi a memoria.
Curtis è bravo, anche troppo, e finisco sempre per dovermi confrontare con la sua furbizia.
Ed io i furbi non li ho mai sopportati.

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