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“Lei è troppo per me” di Jim Field Smith

shes out of my league 0 Lei è troppo per me di Jim Field SmithFra le commedie romantiche di recente uscita è da guardare di buon occhio questo film di Jim Field Smith, finora regista solo di corti (l’ultimo e più famoso dei quali è visibile qui), dal sapore molto anni ’80/’90. Se volete ritrovare alcuni dei motivi per cui il da noi conosciuto come Kiss Me (She’s All That, 1999) vi era tanto piaciuto, accomodatevi pure. Mi sorprende un po’, a proposito, che il buon Francesco Chignola possa pensare che

Sean Anders e John Morris sembrino inseguire per tutto il film il modello dei film prodotti da Apatow e dei rispettivi epigoni: lo sguardo bambinesco e immaturo dei maschi sul mondo femminile e delle relazioni sentimentali, le dinamiche di amicizia virile, il ritratto dei personaggi-tipo, e soprattutto i meccanismi comici, sia linguistici sia narrativi, che si rifanno a un misto di candore e trivialità che abbiamo già visto altrove.

Nel leggere questo devo pensare che Apatow abbia ormai talmente monopolizzato una certa nicchia comica che risulti facile vederlo anche dove, in effetti, di apatowiano non c’è nulla; ancora, che abbia fatto in modo (faccio ancora fatica a capire come) da appropriarsi di alcuni meriti del cinema di John Hughes, col quale io ho sempre trovato non condivida assolutamente nulla anche e soprattutto in termini di «meccanismi comici, sia linguistici sia narrativi».

A livello tematico-narrativo, ad esempio, il riferimento all’amicizia virile mi sembra perdere del tutto il carattere che questa amicizia riveste nel cinema di Apatow: per quest’ultimo gli amici sono le solide spalle sulle quali piangersi addosso, confessarsi l’insofferenza verso le richieste femminili (la donna rappresentando la maturità, la repressione del proprio istinto bambinesco, della propria voglia di bighellonare fra bros liberi da pastoie) ed aiutarsi in un qualche modo a “sopportarle” (la femmina è una seccatura, ma rappresenta pur sempre una maturità positiva, con la quale bisogna negoziare). Nel film di Smith, viceversa, si ripresenta una situazione basilare della commedia adolescenziale: il ragazzo impacciato e poco avvenente che fantastica sulla ragazza bellissima e inarrivabile.

Gli sceneggiatori sono Sean Anders e John Morris, autori (il primo, anche regista) in precedenza di un altro esemplare tributario del filone liceal-giovanilistico anni ’90. Sex Drive (da noi Sex Movie in 4D, titolo che indecorosamente lo accosta alle saghe parodistiche di Seltzer/Friedberg come Hot Movie, Epic Movie e Disaster Movie) andava a riprendere lo spirito dei vecchi American Pie, seguendo la scoperta del sesso da parte di uno sfigatello sbarbato che partiva rubando la macchina del fratello per andare a cliccare il mouse di una ragazza conosciuta in chat, prima di scoprire che in realtà amava la vecchia amica con fisico meno da calendario.

La trama: Kirk (Jay Baruchel) ha una famiglia imbarazzante e un lavoro modesto nella sicurezza dell’aeroporto di Pittsburgh, quando ha sempre sognato di essere pilota. Da anni si è mollato con la sua vecchia ragazza Marnie (Lindsay Sloane), che è però rimasta persona di famiglia giacché amata dai genitori di lui, portandosi sempre dietro persino il suo nuovo prestante boyfriend. Kirk pensa che la sua vita non possa scendere più in basso di così, ma pensa anche che non possa esser meglio di così. All’improvviso all’aeroporto si presenta Molly (Alice Eve), un’organizzatrice di eventi che al suo passaggio fa girare la testa di chiunque. Non si sa come, non si sa perché, succede che a Molly (voto: 10) Kirk (voto: 5) piaccia e fra una cosa e l’altra anche Kirk deve accorgersene, malgrado non riesca proprio a spiegarselo. Da qui paure di inadeguatezza e finalmente, laboriosamente, la determinazione di prendere in mano la propria vita e uscire dall’immobilismo rappresentato dalla vecchia ragazza “di famiglia” e dalla famiglia stessa.

(Per inciso, per darvi un’idea di quanto sia hot questa Molly, condivido con voi l’informazione che nella vecchia versione del presente blog, non più in linea, non pochi visitatori arrivavano googlando cose del genere “alice eve tits” — uno dei motivi per i quali di tanto in tanto mi balena l’idea di trasformare questo spazio in un blog porno, metter su qualche banner e iniziare a far soldi.)

Ho trovato divertente il commento del mio collega Pietro Signorelli sull’intera faccenda:

qui di fatto tutto il gioco della seduzione viene condotto da Molly, che onestamente sarebbe l’ultima persona che avrebbe bisogno di grandi sforzi per riuscire ad acchiappare prede e compagni ben più interessanti di Kirk che, quando lo si vede nudo, pare un manico di scopa, non approfitta della situazione neppure quando potrebbe in maniera lampante (cosa decisamente improponibile) e rischia di perdere il tesoro solo per delle persone che ritiene stupide ma alle quali a quanto pare dà importanza.

È «decisamente improponibile», quindi, che Kirk abbia problemi ad afferrare subito con passione e violenza la preda: d’altronde si sa che noi maschietti non abbiamo una psicologia, e siamo pronti animalescamente a possedere qualsiasi cosa respiri. Allo stesso modo, anche la psicologia femminile è cosa da poco: una come Molly dovrebbe semplicemente fare la bellona mangia-uomini. Purtroppo o per fortuna, credo le cose possano essere più complicate. In astratto, si potrebbe anche accettare l’interesse di Molly come un puro fattore narrativo, un elemento quasi-magico utile semplicemente a riflettersi su, e spronare la situazione del protagonista (pensiamo ad una Kelly LeBrock). Le ragioni delle rispettive insicurezze sono invece spiegate nel film, e sebbene stilizzate (è una modesta commediola, ma avercene) hanno sufficienti basi psicologiche alle quali non è così difficile credere.

Smith dirige con una competenza che concede raramente qualche sbavatura, comunque del tutto fluida nell’economia delle scene. Il film dura 104 minuti prediligendo le situazioni ai lunghi ed insistiti dialoghi, cosa che lo differenzia sensibilmente dal modo di procedere di Apatow. Di seguito, alcune cose interessanti.

L’incipit è molto efficace nel comunicare immediatamente la costrizione del protagonista: si comincia con un primo piano (probabilmente d’ispirazione più direttamente hughesiana) di Kirk che prova (vedremo dopo, con gli amici sulla pista dell’aeroporto) il discorso col quale si ripromette di riconquistare Marnie. Sullo sfondo, un gradevole paesaggio che promette tranquillità ma si rivela in seguito essere la pubblicità per un anti-allergenico:

shes out of my league 1 Lei è troppo per me di Jim Field Smith

shes out of my league 2 Lei è troppo per me di Jim Field Smith

Nella scene seguente, Marnie e Kirk si affrontano e subito si capisce chi è che comanda. Marnie è ripresa in piedi, con alle spalle i ritratti di famiglia nonché un quadro con un gufo, mentre il povero Kirk (contrariamente alle prove d’apertura) è passivamente seduto su un divano con colore e cuscini che promettono oppressione:

shes out of my league 3 Lei è troppo per me di Jim Field Smith

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Quando si alza, dietro di lui compare un altro quadro che replica la desolazione della sua posizione:

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Viene riproposta la classica situazione al ristorante nella quale lo sfortunato si ritrova vestito come i camerieri ed è dunque scambiato per un di loro; in questo caso, anche dall’ex-fidanzato di Molly (Geoff Stults), che oltre ad avere il giusto aspetto da principe azzurro è anche un pilota, un vero incubo:

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Di Apatow è fortunatamente assente anche un inconscio prurito omofobico. Si crea invero una situazione per la quale l’ex mascellato Cam equivochi e creda che Kirk sia un amico gay di Molly; mentre sale sul suo jet (denominato in maniera chiara “Foot Long”, ovvero “lungo 30 centimetri”) raccomanda a suo modo anche lui a Kirk di avere fiducia in sé — deve scegliersi “amici” più degni di lui, anche se quello al centro sulla sinistra è abbastanza carino:

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Anziché lamentarsi di quanto sia dura la vita con le femmine, poi, gli amici hanno pochi ma validi consigli da dare. Fra questi, l’invito alla rasatura intima inizia con alcuni volti un po’ schifati di fronte alla dimostrazione grafica (sempre di quello “abbastanza carino”, che è ovviamente il più curato):

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Nonostante il paventato imbarazzo, comunque, la cosa finirà con Kirk che permette al grassoccio e già maritato Devon (Nate Torrence) di provvedere alle operazioni. Nessun problema, a giudicare dalle espressioni:

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«Il fatto che tu ti stia lasciando rasare i testicoli da un uomo etero sposato, penso che questo faccia di te uno degli uomini più machi in vita», commenta Devon.

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