BarbieXanax Nel meraviglioso mondo di Barbie Xanax

La pagina Facebook del fido Emanuele Rauco porta sempre scoperte a me che, vecchio rincitrullito, ignoro le cose del nostro mondo odierno dei giovani. (Questo, alla venerabile età di 28 anni.) È così che solo negli ultimi due giorni sono venuto a conoscenza di tale Barbie Xanax, fenomeno fermento assoluto dell’era YouTube.

Da fonti attendibilissime (lo stesso Rauco) apprendo che la ragazza ha 24 anni e studia cinema (intuisco, al DAMS di Roma): se ci sentiamo in dovere di scrivere queste poche righe è appunto per quest’ultimo tratto caratterizzantene il curriculum. Se sentissi certe cose, espresse con tanta gaiezza, da un’amica/o qualsiasi di un’amica/o stretta/o di mio fratello non potrei più di tanto aver da recriminare, però la ragazza in questione studia cinema al DAMS — motivo in più, a voler esser drastici, per incoraggiare le menti brillanti che ancora esistono là fuori a evitare lo stesso corso. Il suo studiar cinema, oltre a spingerla a mantenere un proprio blog nel quale sciorina predominantemente consigli di fashion e makeup citando (con tante foto, puntini di sospensione e smiley) di tanto in tanto Sofia Coppola, la spinge a trattare più precipuamente di cinema nel già citato canale YouTube. Né il blog né il canale YouTube mancano di rosa, noterete, il che mi incita a invitarla a dedicarsi esclusivamente ai suoi sforzi da fashion blogger.

(Vengo subito incontro a ogni futura accusa di maschilismo: sì, tutti sanno che sono un maschilista, per giunta impotente, che irride le passioni notoriamente femminili quali fashion e makeup. Non mi salvano né la presenza accentuata di rosa nel layout del qui presente blog né il mio essermi manifestato in passato con anche più stridule parole contro certe deformazioni della passione notoriamente maschile per l’azione.)

Sono ahi noi finiti i tempi nei quali era Rauco a stabilire lo standard per le videorecensioni del tubo italiano, con la sua proverbiale erudizione, percettività estetico-filosofica, gentilezza di modi e chiarezza d’argomentazione. No: Barbie Xanax ora cura i suoi set (la sua cameretta perfettamente decorata), segue da vicino il montaggio di ogni puntata, sfrutta l’interattività della piattaforma per dividere i suoi filmati in capitoli per facilitarne la navigazione da parte dei visitatori. Siamo su tutto un altro pianeta. Bisogna solo turarsi le orecchie per non sentire scempi quali (mi spiace non aver potuto visionare tutti i filmati per stilarne un campionario completo) «Grindàus», «Arvi Kitèl», «Darc Scedovs», una caterva di «Chemmerda» o «Chefficata» e una dizione da borgatara romana d’ordinanza (i film sono «produzzioni», vengono «distribbuiti», sono «piasciuti» o meno «nell’inzieme» a lei come ad altri «critisci» e così via) per coglierne la prorompente rivoluzionarietà.

Mentre scrivo, la Nostra ha 3.846 iscritti al suo canale YouTube, 11.393 «Mi piace» sulla sua pagina Facebook e 6.323 follower su Twitter. Sono prestazioni che ci fanno rabbrividire e ci rendono inquieti: per venire di nuovo incontro a ogni futura accusa, sarà quindi anche bene precisare che questo post denigratorio è dovuto esclusivamente alla mia invidia per i suoi numeri, che noi ignari del mondo odierno dei giovani possiam solo sognarci. È sempre così, d’altronde: sono certo che anche Barbie Xanax detesta Moccia perché vorrebbe vendere tanti libri quanti ne vende lui.

Non c’è tempo né voglia di affrontare tutti i video della Nostra: un ignaro dell’oggi come me non può che provare una sana repulsione verso di essi, se non come fatto di costume da condannare come un vecchiaccio acido. Tuttavia, mi soffermo un attimo sul video del 26 aprile 2012 intitolato «Come evitare la critica», nel quale (non senza fare del video stesso un affascinante non sequitur dell’appena citato titolo, o forse del titolo un lapsus freudiano del video) Barbie Xanax dà consigli ai suoi tanti spettatori su come riconoscere la critica buona da quella cattiva ed evitare così di rimanere «prigionieri dell’ottusità».

Questo video è probabilmente l’esempio più eclatante delle mirabili doti strettamente produttive che ho elencato tre capoversi fa. Dal punto di vista strettamente contenutistico, oltre che di dizione, le cose vanno però meno bene.

Secondo la nostra Barbie Xanax, la critica da evitare è innanzitutto la «critica dizionario»: vanno saltate a piè pari le critiche che iniziano elencando «regia, anno, attori». Probabilmente Barbie confonde la critica di un film con la sua scheda tecnica, che può precedere come anche seguire la critica stessa. Quel che è notevole, tuttavia, è la giustificazione del perché la scheda tecnica sarebbe inutile: perché oggi esistono …i DVD. O anche i Blu-ray, se avete fatto il salto tecnologico. Ma anche qui la Xanax confonde supporto con versione di una pellicola: distingue fra Donnie Darko «al cinema» e «in DVD» dicendo che quello in DVD «era uguale alla versione cinematografica» — grazie al secchio, giacché era la versione cinematografica. Una scheda tecnica è esattamente quel che ci vuole, data la confusione.

Seguono due ammirevoli liste di luoghi comuni sulla cui lapalissianità è difficile discutere. Il tutto è ottimamente scandito da un menù contestuale che ci permette di navigare fra i capitoli delle due liste, una rosa e l’altra azzurra. Nella lista rosa ci snocciola alcune categorie di critici che suonano come realmente esistenti alle orecchie della persona della strada, ma che ogni persona che realmente si interessi di cinema dovrebbe resistere quali argomenti fittizi; ulteriore sospetto da argomento da uomo della strada suona la confessione della Nostra che ha «poca simpatia verso alcune industrie tipo quella francese perché non [le] piacciono i suoi film; alcuni però [o pero’, come scrive lei in uno di quei suoi fini trucchi di montaggio metatestuale] li rit[iene] davvero belli».

Sono quindi da evitare sia i critici «di quantità», che valutano come meritevoli i film esclusivamente in base al successo commerciale e di pubblico (a detta della Xanax, tali critici sono «soprattutto americani, sinceramente», i quali sono «proiettati, diciamo, verso la lira» — non i dollari, figuriamoci gli euro), sia i critici «di qualità» (questi, pare, sono generalmente gli italiani, che rientrano anche in un’altra lapalissiana categoria di fantasia contro cui scagliarsi: i «critici esterofili»), che all’opposto valutano i film esclusivamente in base al loro valore di nicchia — meno successo hanno, meno «intrattenitivi» (sic) sono, più valgono. C’è poi il «critico anteriore», per il quale tutto quel che è del passato è più bello e fa sembrare indegno tutto il panorama attuale.

Seguono i critici che rinomino «della plausibilità/verosimiglianza» (so che sono concetti diversi, ma ai nostri fini varranno come uno). A voler approfondire, tali esseri potrebbero addentrarsi nelle discussioni di film appartenenti a qualsiasi genere: c’è sempre chi è pronto a far notare un supposto errore di continuity («Il personaggio X non potrebbe mai farcela a raggiungere tal luogo in così poco tempo!») anche in un film drammatico per smontarlo, perdendosi magari il punto concettuale veicolato da quel presunto errore. Ma la Xanax sembra riferirsi solo a una generica predilezione di certi ambienti verso i generi realistico-drammatici, dileggiando azione, fantascienza e compagnia bella.

Nella susseguente lista blu, la Xanax vola brevemente su altri tre metodi critici, uno dei quali dovrebbe di diritto rientrare nella precedente lista rosa: i critici «autoriali», secondo i quali un film acquista valore esclusivamente in base all’autore. Li conosciamo e li abbiamo redarguiti più volte, per cui siamo al sicuro. Gli altri due metodi critici, da usare con cautela, sono il paragone famoso e l’associazione, che vanno sempre argomentati. Siamo d’accordo, a patto sia chiaro che tutto quello che si scrive in una critica, nei limiti del possibile, va argomentato. Perché, come dice lei, «in genere, quando non si spiegano bene le cose, le cose non sono chiare»; chiosando in un post-dictum, con una di quelle sue irresistibili scritte in sovrimpressione, «*neppure a chi le scrive».

Ops, ho appena scoperto che c’è un altro video introduttivo di fine teoria del cinema. Benedetto Croce e balle varie. Devo andare. Studiate, studiate.