prometheus scott <i>Prometheus</i> di Ridley Scott

È solo nella sua coda prima dei titoli finali, allorquando spunta fuori l’inconfondibile profilo alieno disegnato da H.R. Giger, che viene palesato fuor da ogni dubbio che Prometheus, l’ultimo attesissimo lavoro di Ridley Scott, è un prequel di Alien, il celebre secondo film del regista inglese. A immaginarsi esterni all’immaginario cinematografico che circonda quel successo fantascientifico del 1979, tuttavia, l’uovo di Pasqua di Prometheus sembrerà poco più del solito annuncio di un sequel, sperando che il box office planetario sia andato bene. A esser al corrente dei fatti produttivi, d’altro canto, si sa che Prometheus, più che un prequel, non è che uno speranzoso reboot: ne verranno altri per la 20th Century Fox, sempre che il botteghino mantenga, diretti da non si sa chi.

Ciò stanti le cose, l’ultimo Scott, suo ritorno alla fantascienza dai tempi di Blade Runner, nell’anno 2012 giunge come una sorta di incrocio fra l’evento 3D con tanto di battaglia aerea finale à la James Cameron (il suo seguito Aliens del 1986, tra l’altro, è per molti superiore al capostipite; e senza dubbio Avatar è altra cosa) e la riflessione (o farneticazione) deifico-esistenzialista à la Danny Boyle. Scritto dallo sconosciuto Jon Spaihts e rimaneggiato da Damon Lindelof, tizio televisivo già dietro al fallimentare Cowboys & Aliens, non brucia nuovo terreno calpestando quello vecchio come il primo, né ingrana la marcia a tutta birra nel dar di matto come il secondo.

Le carte vengono ora messe sul tavolo, purtroppo: il nostro scopo è incontrare il nostro creatore. Quella che un tempo era suspense/terrore verso l’ignoto, un indefinito mostro che inizia a mangiarci da dentro, si fa ora spedizione scientifica e di fede con chiari obiettivi, esseroni umanoidi coi quali condividiamo il DNA, una demarcazione netta fra credenti e non credenti. A due secoli, trent’anni e un mese da «L’origine delle specie», i nostri scienziati sfidano il darwinismo e ne escono vincitori, anche se il creatore trovato non è un essere benigno; eliminatone l’ultimo esemplare, l’eroina sostituta di Ripley, intepretata con carisma dalla svedese Noomi Rapace, si rimette in viaggio alla ricerca di «chi ha creato il creatore». I credenti vincono, l’uomo persevera nella ricerca della propria identità, che il viaggio non ha affatto messo in dubbio bensì rinsaldato. Dio esiste ed è certamente buono; Prometeo è stato vendicato.

Siamo anni luce da colui che un tempo ci aveva inculcato il sospetto che fra noi e androidi non ci fosse molta differenza. Con la sua croce al collo, mentre ricompone i cocci dopo la battaglia, Elizabeth Shaw (la Rapace) porta al sicuro testa e corpo del robot David (Michael Fassbender), il quale le chiede come mai voglia tornare da dove «loro» sono venuti, quando in realtà sapere perché ci fossero ostili non ha importanza pratica: «Suppongo sia perché io sono un’umana e tu invece un robot», risponde lei, ed è una pessima fine per Rick Deckard.

E per David, il cui personaggio è uno dei tre a generare un qualche interesse (gli altri, due donne, sono la Rapace e la Meredith Vickers di Charlize Theron, superba manager criptobionica e umanissima; sugli altri, a cominciare dallo scienziato altra metà romantica della Rapace, un insipidissimo tal Logan Marshall-Green, è meglio non dire), per la sempre eccelsa prova di Fassbender e anche per come delineato, se quel finale non facesse crollare tutto: un androide programmato dal suo creatore Peter Weyland (un truccatissimo Guy Pearce che imbarbarisce il vecchio Bowman di 2001: Odissea nello spazio) a mettere la sua carne (viva nonostante tutto) sul fiammifero di Peter O’Toole/Lawrence d’Arabia — un tributo al dono di Prometeo, per giocare col quale, cioè per ingannare chi osserva, si deve far finta di non avvertire dolore.

2stars <i>Prometheus</i> di Ridley Scott

Prometheus | 2012 | Stati Uniti | azione, horror, fantascienza | durata: 2h04’ | regia: Ridley Scott | interpreti: Noomi Rapace, Michael Fassbender, Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce | sceneggiatura: Jon Spaihts, Damon Lindelof | uscita italiana: 19 ottobre 2012