dictator charles <i>Il dittatore</i> di Larry Charles

Chi prende in giro, Sacha Baron Cohen? Siamo noi, spettatori occidentali, specialmente americani? Sono i mediorientali assoggettati al suo dittatore, ammiraglio generale Aladeen della repubblica nordafricana di Wadiya (lo stesso Baron Cohen)? Dipende, come per i precedenti suoi exploit, dagli anticorpi critici con cui si guarda questa sua ultima fatica, Il dittatore, nella quale di nuovo, dopo Borat e Brüno, Baron Cohen si unisce al regista Larry Charles e alla sua squadra con l’intento espresso di prendere a pesci in faccia le nostre volgari certezze etnico-politiche.

Il personaggio con cui si prefigge di farlo a questo giro è per l’appunto il ferocemente incompetente dittatore Aladeen, sfruttatore del suo popolo, dispregiatore della tirannide democratica, pelosissimo amante a pagamento di celebrità (Megan Fox in un cammeo, altri come Arnold Schwarzenegger in fotomontaggio), misogino senza macchia, decapitatore in serie e aspirante possessore di armi atomiche. L’unica cosa che lo separa dal possesso della bomba è la sua tendenza a far giustiziare i suoi collaboratori più competenti, fra cui l’ing. Nadal (Jason Mantzoukas).

Giunto a New York per rivolgersi con far di sfida alle Nazioni Unite, Aladeen è rapito e sostituito con un sosia per opera dello zio Tamir (Ben Kingsley), che al contrario dell’idiota Aladeen vuole aprire il paese alla democrazia e al mondo (leggasi, alle compagnie petrolifere). Liberatosi dal sicario guardia del corpo che era stato assunto per eliminarlo (John C. Reilly), viene salvato dall’attivista Zoey (Anna Farris), che lo prende sotto la sua ala (o ascella, poco meno pelosa di quella dello stesso Aladeen) in quanto, non riconoscendolo avendo egli perso la barba, lo crede un povero suddito perseguitato di Wadiya. Zoey sarà la sua chiave per rimpossessarsi del potere, e forse anche una delle sue mogli — sempre che riesca a resistere alla tentazione di farla decapitare.

La grande satira post-9/11 di Baron Cohen è ora una più tradizionale sceneggiatura, non più un assemblaggio di scherzi in contropiede a dei poveri (o ricchissimi) sprovveduti. Non c’è più da ridere delle genuine reazioni altrui, le reazioni sono orchestrate in toto, più o meno nella stessa direzione; in effetti, poco cambia nella misura in cui lui e gli altri realizzatori hanno sempre costruito le loro pellicole secondo un ben preciso copione — programmato prima, eseguito secondo i piani e se necessario riarrangiato per raggiungere comunque il risultato.

Il risultato essendo rivolto all’immaginario occidentale dell’Altro come una volgare pila di convenienti, rassicuranti formule politicamente (s)corrette. Il pubblico giovane che ride in sala però potrebbe perdersi certe sottigliezze: potrebbe ad esempio pensare che, quando Aladeen si disgusta del pelo sotto le ascelle di Zoey, Zoey dovrebbe certamente radersi come si conviene a una ragazza. E vai a spiegare che l’obiettivo dello sketch è un certo pacifismo slow food da figli dei fiori post litteram, quando è molto più veloce cedere alla misoginia di superficie.

2.5stars <i>Il dittatore</i> di Larry Charles

The Dictator | 2012 | Stati Uniti | commedia | durata: 1h23’ | regia: Larry Charles | interpreti: Sacha Baron Cohen, Anna Faris, Ben Kingsley, John C. Reilly, Aasif Mandvi, Jason Mantzoukas | sceneggiatura: Sacha Baron Cohen, Alec Berg, David Mandel, Jeff Schaffer | uscita italiana: 15 giugno 2012