dark shadows burton <i>Dark Shadows</i> di Tim Burton

È da accogliere con vivo sollievo il ritorno alla forma di Tim Burton, dopo il fallimentare Alice in Wonderland. Purtroppo giunge voce non tutti abbiano gioito, ma si deve ritenere la maggior parte di tali tristi figuri siano gli stessi che hanno giudicato Sweeney Todd solo un patetico musical dalle pessime musiche. In questa rievocazione di una soap opera soprannaturale andata in onda negli USA fra il 1966 e il 1971, Burton si sceglie fortunatamente un materiale perfettamente aderente ai suoi interessi poetici e, affidandosi alla diligente sceneggiatura di Seth Grahame-Smith, si preoccupa altrettanto diligentemente di suonare la partitura secondo il suo tipico arrangiamento.

Il che è un altro modo per dire che siamo lontani dalle opere più ispirate, quelle nelle quali pulsava più viva e scura l’anima burtoniana (e, sarò sempre con la spada tratta a sostenere, Sweeney Todd rientra in questa casistica nelle posizioni di vertice), ma il modo nel quale Burton qui «fa Burton» ha una sua impagabile compiutezza. Nessuno può far Burton come Burton, quando è di vena buona, per quanto in tanti ci provino e si avvicinino anche.

In questo esemplare del regista di Burbank, da sempre e da anni di fatto gotico londinese, il gusto è davvero quello dell’esecuzione. Dal prologo narrato della saga dei Collins, passando per il montaggio a episodi durante il quale il redivivo Barnabas Collins (Johnny Depp) rimette in piedi il vecchio splendore imprenditoriale della casata sulle note di «Top of the World» dei Carpenters, Burton è padrone del materiale narrativo; forse lo passa in rassegna più che penetrarci dentro, sicuramente lascia che predomini il lato burlesco, ma è saldamente sul suo terreno.

Ho purtroppo letto in giro che, a partire dalla sceneggiatura, saremmo invece di fronte a qualcosa non solo di svogliato, ma addirittura di poco cinematografico e dal netto sapore di soap. Con la supponente cattiveria che mi contraddistingue, non mi faccio remore a ipotizzare che chi scrive tali spropositi non avrebbe avuto imbarazzo a scrivere, di fronte alla stessa identica opera presentata però come «tratta dall’opera teatrale di Dan Curtis», che il netto sapore è di teatro anziché di telenovela. Sfido le menti più brillanti a farmi un’analisi puntuale di cinque minuti qualsiasi di questo film di fianco a cinque minuti di «Febbre d’amore» e a trovare somiglianze effettivamente di rilievo, ad esempio nei dialoghi o nella loro gestione.

Per fortuna, siamo invece tornati ai tempi di Sleepy Hollow e parzialmente anche di Mars Attacks!, anche se si fa sentire la caramellosità visiva che si è imposta da Big Fish (è forse significativo che l’ossatura della sceneggiatura venga da John August, con Burton proprio da Big Fish): del primo c’è soprattutto la parodia-distruzione della leggenda americana dei padri fondatori (per chiunque abbia visto la versione originale, il caricaturale inglese del New England settecentesco di Depp fa ancora la sua bella figura), del secondo una versione minore della parodia politica dell’invasione (lì aliena, qui di mostri; e la Angie Bouchard hard-boiled di una superba Eva Green, non meno sublimata dal suo accento, si trasforma sempre più nella ragazza marziana che lì aveva le forme di Lisa Marie).

2.5stars <i>Dark Shadows</i> di Tim Burton

Dark Shadows | 2012 | Stati Uniti | commedia, fantastico | durata: 1h53’ | regia: Tim Burton | interpreti: Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Eva Green, Helena Bonham Carter | sceneggiatura: Seth Grahame-Smith | uscita italiana: 11 maggio 2012