cosmopolis cronenberg <i>Cosmopolis</i> di David Cronenberg

Sfiniti di fronte all’ultima opera di un cineasta che tanto amiamo, ci troviamo a dover discutere di Cosmopolis, che lo riporta indietro di vent’anni. Come se Il pasto nudo fosse ieri; come se Crash fosse stato solo annunciato e in fase di scrittura; come se M. Butterfly fosse stato per sempre abortito e non avesse trascinato le sue propaggini fino ad A Dangerous Method. Tutto è stato cancellato, una macchina del tempo (una limousine bianca) deve aver spazzato via gli anni e David Cronenberg è tornato a essere David Cronenberg, quello di Videodrome, come in molti lo supplicavano a fare soprattutto dopo l’«impersonale lavoro di genere su commissione» che sarebbe stato A History of Violence. Il ritorno al vecchio Cronenberg è invece — dal punto di vista concettuale più che da quello dell’esecuzione, il quale ci concede la sua parte di piacere — una pesante regressione. Il vero «lavoro su commissione» è probabilmente proprio Cosmopolis.

Come aveva fatto già con Burroughs e Ballard, Cronenberg si ritrova da solo ad adattare un romanzo, il tredicesimo di Don DeLillo pubblicato nel 2003 e ambientato nel 2000. E se non è una tragedia, poco ci manca. Le date da sole segnalano che in mezzo c’era stato l’11 settembre, il movimento anti-globalizzazione era ancora nel pieno dei suoi giorni e gente come Jean Baudrillard, oltre a tutte le idiozie che aveva concepito in passato, poteva parlare bellamente di «sfida simbolica e morte». Si dirà che, ora che siamo nel mezzo della più grande crisi del capitalismo dai tempi della Grande Depressione, nulla potrebbe essere più rilevante; si dirà anche che tutto ciò si adatta perfettamente alla poetica del canadese. Probabilmente (non per me, specie nel primo caso). Eppure, volendo ammettere lo si possa ridurre a tali trite blaterazioni, Cronenberg in passato non era mai stato così prolissamente letterale: in Cosmopolis tutto viene spiattellato con fare da teatro dell’assurdo, si aspetta il Godot che ucciderà Wall Street parlando di yuan, prostate asimmetriche e tagli di capelli.

Mentre le scene si susseguono (potrebbero anche cambiarsi d’ordine, per quanto importa), la sala cinematografica si svuota. Ho assistito a due proiezioni nelle quali, passata la soglia dei 45 minuti, le defezioni cominciavano a farsi sentire. Se ne sono andati prima che il peggio arrivasse, in realtà, perché prima della discesa finale degli inferi — che inizia con l’aggressione tortifera a Eric Packer (Robert Pattinson, in una prova ottima che conferma quanto Cronenberg sia fenomenale con gli attori, di cui cura ogni sillaba; vedasi anche le supreme sequenze con Juliette Binoche) da parte di Andre Petrescu (un ossigenato Mathieu Amalric), prima che Packer si sbarazzi senza motivo alcuno del capo della sicurezza (Kevin Durand), si diriga verso la sua destinazione e continui infine inevitabilmente verso il proprio suicidio (simbolico ed effettivo) — il film ha uno sguardo letterale sì, ma autenticamente agghiacciante.

Piombando sui crani in campo-controcampo al diner/bar di Packer con Elise Shifrin (Sarah Gadon, signora Jung in A Dangerous Method, qui nella sua migliore imitazione di Evan Rachel Wood), sua giovane e ricca moglie da ventidue giorni, si penetra nell’orrore del «capitalismo finanziario postmoderno» assai meglio di quanto non possa fare l’interminabile faccia a faccia conclusivo con l’ex-dipendente in cerca della «sfida simbolica», l’unico atto significativo della propria vita (Paul Giamatti). E, mentre la letteralità straborda e le mani (e le teste, nel nero) esplodono, sembra di rivedere il fiasco tombale della sequenza col pazzo Tim Robbins ne La guerra dei mondi di Spielberg, e viene da domandare che ci ridiano Bret Easton Ellis, Mary Harron, Christian Bale e American Psycho al fine di recuperare un po’ di senno.

2.5stars <i>Cosmopolis</i> di David Cronenberg

Cosmopolis | 2012 | Francia, Canada, Portogallo, Italia | drammatico | durata: 1h48’ | regia: David Cronenberg | interpreti: Robert Pattinson, Kevin Durand, Juliette Binoche, Emily Hampshire, Sarah Gadon, Paul Giamatti, Samantha Morton | sceneggiatura: David Cronenberg | uscita italiana: 25 maggio 2012