L’inattività su questo blog da ormai due mesi, con un post che mi è costato l’amicizia di uno degli indirettamente nominati (è davvero potuto succedere? Mah. Pessima strategia per conservare i propri affezionati lettori, in ogni caso), è forse l’avvisaglia di grossi cambiamenti. Aumentando la mia mobilità, diminuisce il tempo dedicato alle nuove (o vecchie) visioni, figuriamoci il tempo per scriverne; il nuovo anno porterà, si spera, molte soddisfazioni, ma non relative al cinema — o forse sì: maggiore stabilità, per quanto altrove, potrebbe favorire la produzione delle mie risibilmente inutili elucubrazioni. Intanto, quest’oggi ho raccolto le forze e ho scritto di tre film di cui dovevo scrivere da tempo: Le nevi del Kilimangiaro di Robert Guédiguian, Almanya – La mia famiglia va in Germania di Yasemin Samdereli e The Artist di Michel Hazanavicius. Inoltre, di un film uscito quest’ultimo weekend, Emotivi anonimi di Jean-Pierre Améris. Il tutto è, come sempre, su Cine-Zone, dove potete trovare anche una spoglia classifica annuale compilata da tutta la vostra cara redazione. La lunghezza e qualità dei pezzi testimonia il mio pessimo periodo creativo, ma portate pazienza.
Nessuno dei titoli appena citati, venendo a noi, appare nella mia ormai a voi cara classifica di fine anno. Come al solito, questa classifica comprenderà esclusivamente film usciti in sala in Italia nell’anno solare. The Artist sarebbe potuto rientrarci, anche se mi giunge voce a molti non sia proprio piaciuto; sarà perché sono anch’io un animo candido, a volte, ma fatico a capire perché. In tutti i modi, ho fatto il possibile per recuperare tutti i film che, da un’accorta disamina dell’accoglienza lungo l’anno, avrebbero potuto meritar menzione. Dovrei aver fatto un buon lavoro, sebbene debba precisare che all’appello mancano Venere nera di Abdel Kechiche, Tomboy di Céline Sciamma e L’amore che resta di Gus Van Sant. Tornerò ad aggiornarvi in caso, a visioni avvenute, siano necessarie modifiche alla classifica. Fra le menzioni d’onore mi piace ricordare, oltre a The Artist (uscito il 9 dicembre), Le idi di marzo di George Clooney (uscito il 16 dicembre), Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese di Stephen Frears (uscito il 5 gennaio), Midnight in Paris di Woody Allen (uscito il 2 dicembre) e Poetry di Lee Chang-dong (uscito l’1 aprile). Fra i titoli che compariranno senz’altro in molte meritorie classifiche altrui, da me sono assenti Drive di Nicolas Winding Refn, The Tree of Life di Terrence Malick e Faust di Aleksandr Sokurov.
È una classifica (quindi un anno) della quale sono molto soddisfatto, specie per quei titoli che nessuno e poi mai nessuno citerà. Di seguito i titoli, rigorosamente dieci in ordine di apprezzamento, con link alle relative mie recensioni, ove disponibili.
1] Il cigno nero di Darren Aronofsky {uscito il 18 febbraio}
Aronofsky ha realizzato il suo capolavoro con un’opera prepotente e percuotente. C’è dentro tutto l’orrore vissuto sulla donna-oggetto, la prigionia e l’immolazione quale unica uscita dall’incubo della repressione.
2] Melancholia di Lars von Trier {uscito il 21 ottobre}
Chiunque sia ancora convinto che von Trier sia un misogino andrebbe messo in castigo. Qui ripulisce quanto di sporco c’era in Antichrist, stimolante ma anche disturbante non sempre nel senso buono, e stende il suo pessimismo al chiaro di luna. E si scopre ancor più che è l’esatto contrario, e l’è sempre stato: le regole e le certezze del maschio, delle redini della catena sociale, cadono miseramente e non restano che due donne e un innocente bambino a bearsi della fine.
3] Il grinta di Ethan e Joel Coen {uscito il 18 febbraio}
Poderosa prova dei Coen, che sventrano romanzo e film di partenza con la secchezza e la Weltanschauung loro propria. Il loro film più disilluso, un trattenuto racconto di ferventi anti-eroi, retti dall’autorità del loro tempo e destinati a rimanere per tutta la loro vita, di quel tempo, fantasmi.
4] Another Year di Mike Leigh {uscito il 4 febbraio}
Ecco il primo film che quasi nessuno ricorderà, diretto da un vecchio e pieno di gente vecchia. È, manco a dirlo, il film più umano uscito quest’anno. Ora ho la paura che fra qualche decennio, se tutto va bene, sarò come Tom e Gerri; se va male, come i loro amici, forse leggermente più ricco. Vedo gente così, le stesse dinamiche, ovunque mi giri. Ci vorrà molto impegno per tirarsi fuori.
5] Carnage di Roman Polanski {uscito il 16 settembre}
Acida commedia da camera, comprensibilmente programmatica ma — qui sta tutto — programmata divinamente. Christoph Waltz è il mattatore, e fa onore al lavoro di ogni dialogue coach al mondo; il bello è che probabilmente non gli è servito.
6] A Dangerous Method di David Cronenberg {uscito il 30 settembre}
Anziché rattristarmi che questo film sia stato accolto da alcune fra le più irricevibili critiche, ancor più in quanto provenienti da persone che dovrebbero saper fare di meglio, prevengo la più ricorrente, raccontandovi una barzelletta. «Incidente per Keira Knightley in mattinata: alzandosi dal letto, inciampa nel suo mento e cade».
7] Una separazione di Asghar Farhadi {uscito il 21 ottobre}
È un’allegoria dell’Iran, ma è di più. Al di là di alcuni dettagli, funziona benissimo come micro-studio familiare e sociale: chi vuole cosa, perché si nasconde qualcosa, quali fini più meno nobili ci son dietro. Il miracolo è che Farhadi riesce a spalmare la colpa senza far sì che questa sia di tutti e quindi di nessuno, in un’opera rigorosissima, coinvolgente e distante.
8] La pelle che abito di Pedro Almodóvar {uscito il 23 settembre}
Almodóvar viene allo scoperto, lascia stare gran parte dei vezzi e asciuga il rosso dramma. L’uomo che guarda è ammaliato, la donna s’immedesima: nessuno dei due sta pensando quel che vorrebbe pensare. Spietatissimo.
9] Lo stravagante mondo di Greenberg di Noah Baumbach {uscito l’8 aprile}
Secondo film, più dell’altro, che nessuno mai e poi mai menzionerà. Guarda caso, è un altro di quei film «umani», in questo caso realizzato da un depresso antipatico e pieno di altri depressi antipatici. Se pensate che la vita sia una scatola di cioccolatini, ecco, pussate via.
10] Insidious di James Wan {uscito il 28 ottobre}
Mi rallegro di poter inserire un bell’horror nella mia lista. Anche questo non lo prenderà in considerazione nessuno. Wan, il furbetto affatto disprezzabile dei Saw, prende con gusto tutto quel che gli va, tira la cinghia dell’abito elegante e inizia a divorare incubi, probabilmente della sua stessa infanzia. Il padre doveva essere un pessimo elemento.
[Buon anno.]











Per la prima volta anche io ho redatto la mia ;)
Ci sono delle assonanze con la tua, ma, anche delle dissonanze, come credo sia normale ;)
Auguri.
Rob.
oh, finalmente qualcuno che mette in classifica il meraviglioso «Una separazione»! è anche nella mia Top20 (così come «Another Year», filmone un po’ snobbato!). Aronofsky e Von Trier per me sono al secondo e terzo posto, siamo piuttosto d’accordo!