Sulla morte di Amy Winehouse, della cui carriera artistica so d’altronde ben poco, non ho nulla da dire, gentili lettori. Se non che di fronte alla notizia, oltre all’istintiva tristezza, ho immediatamente pensato sarebbe stato necessario ordinare per via telematica i suoi unici due album: non scaricarli, si noti bene, ma acquistarli — tenerli in mano, ascoltarli con lunga concentrazione spulciando ossequiosamente i testi. Non ho ancora proceduto all’ordine ma mi capirete, dato che al momento sono impegnato a cercarmi una nuova sistemazione abitativa, sempre in quella città invivibile che mi ospita che è Roma.
Mancando il mio apporto sulla faccenda, oltre ai servizi ai telegiornali che ormai ricalcano senza speranza il modello «Studio Aperto» («Quanto era giovane e talentuosa Amy; quanto era triste Amy; come si è spenta presto Amy; etc.»), potete leggere le riflessioni del sociologo e filosofo Francesco Alberoni, il quale parte dall’intossicata Winehouse, passando per il rock contrapposto alla bella Italia di una volta per dire qualcosa di più serio e pregnante sull’intera civiltà occidentale. Così:
Cosa significa allora il diffondersi delle droghe in Occidente? Forse è l’espressione di una trasformazione dovuta alla vertiginosa innovazione tecnologica e alla mondializzazione in cui si rovesciano gli equilibri di potere mondiale, con la finanza sfrenata, gli smisurati indebitamenti degli Stati, non solo in Paesi poveri ma perfino negli Stati Uniti, e il dominio delle potenze asiatiche. A cui corrisponde una crisi dei valori tradizionali, l’individualismo sfrenato, il tentativo di superare se stessi, certa musica rock e, quindi, anche la morte di Amy Winehouse e di altri come lei.
Analizzando l’articolo nella sua interezza — bisogna inserire tutto nella cornice di quanto fossimo capaci di far bella musica «esprimente l’amore» in Italia noi, senza drogarci (Alberoni ne ha la certezza: nessuno si drogava), mentre il rock (americano, quindi putrido e immorale) è per forza il regno dei tossici e tutti ci ha corrotto — se ne deve concludere che l’innovazione tecnologica, la globalizzazione (rigorosamente «mondializzazione», sul modello francese) che sposta gli equilibri del potere, la finanza, il debito pubblico nonché lo sviluppo industriale asiatico hanno causato nell’ordine: la perdita dei valori, l’individualismo, la musica rock (ma solo «certa musica rock»: dato che si parte dalla Winehouse, penso Alberoni si riferisca a quella musica rock che si chiama R&B, soul e jazz — ma è anche possibile Alberoni ignori del tutto certe sottigliezze) e infine la morte della 27enne divetta nonché di «Jim Morrison, Adam Goldstein, Sid Vicious, Jimi Hendrix fino a Elvis Presley».
Io sarò meno creativo e ricorrerò a scontato spirito: la mia ipotesi è che questo pezzo spieghi solo cosa significhi il diffondersi delle droghe in Alberoni.
