Non avendo nulla di meglio da fare, ultimamente mi son messo a notare quanto piacciano le virgolette a Paolo Mereghetti. Le virgolette a volte sono necessarie per segnalare ironia, allusione o un uso metaforico. A volte sono anche un ritrovato retorico assai conveniente: permettono di dire cose proibite o improbabili celandosi dietro uno scudo; palesano altresì il timore di dire le cose in esame. Ma di cosa potrebbe avere paura Paolo Mereghetti, perché ne fa un uso così frequente e gratuito? Qualche esempio di virgolette del tutto superflue:
Su Transformers 3: «[S]olo per la “solita” deformazione retorica del cinema hollywoodiano […] tenuti maggiormente sotto controllo rispetto alla seconda “puntata” (La vendetta del Caduto) […] A innescare la storia, questa volta, è una “rilettura” della storia spaziale americana […] le sequenze più spettacolari sono proprio quelle che vedono attori in carne e ossa “coprotagonisti” delle scene digitali […] curioso compiacimento “luddista” che finisce [per?] trasformare la distruzione dei simboli urbani».
Su Cars 2: «John Lasseter sa “proteggere” le sue creature dalle pressioni commerciali, finendo per trovare la soluzione migliore — o meno indolore — per conservare un buon compromesso tra “mercato” e “poesia”. […] “elevare” a coprotagonista […] intraprendente e “avvenente” segretaria […] l’intervento risolutore del “neo-agente” Cricchetto […] una inventiva “globalizzazione” di set e scenari […] sicuramente le “citazioni” sono molto più numerose».
Su I guardiani del destino: «[R]icordare la genialità “paranoica” dello scrittore di Blade Runner […] l’idea che “qualcuno” si preoccupa del destino dell’umanità e compie una serie di “interventi” per indirizzare le azioni umane […] il ruolo dei pettegolezzi “privati” e della stampa scandalistica […] quello del libero arbitrio e dell’“ossessione” per la libertà individuale […] Legando così il “destino” di un singolo a quello di tutta la comunità […] rinunciare in nome del “diritto” e della “felicità” degli altri».
Com’è evidente dagli esempi proposti, non è questione di paura: la mia ipotesi è che con tante innecessarie virgolette il Mereghetti voglia sottolineare con particolare alacrità le proprie doti ironiche, allusive e metaforiche. Fuor di dubbio, affinché tutti se ne accorgano. Si sa che i lettori son pigri e non ci arrivano, avendo dunque bisogno di una mano; si sa anche che le nuove generazioni di giornalisti hanno bisogno di apprendere le buone regole (o, meglio, «buone regole») di scrittura dai Maestri. Ma non vorrei questo serva a inondarci sempre più di solerti virgolettatori, oltremodo dotti e perspicaci.
