Lo so: pur non essendo un detrattore (per quel che conta, io su quella cosa stupida che sono i voti o le stelline — iscritte a registro sono due stelline e mezza, o se volete un bel sette — rifletto ancora), sono può darsi un «oltranzista dileggiante», sono può darsi un «critic[o] hamburger, [capace] di passare dal Big Mac all’angus argentino senza che il [mio] palato batta colpo, [m]i sent[o] fig[o] nello sbeffeggiare l’ultimo Malick. E quel finale poi, che sembra lo spot di una crema per le mani. Approccio americano: occorrono risposte, non domande. Sono [una persona] semplice». Tuttavia, da parecchi giorni noto nel panorama urbano di quella città invivibile che mi ospita, ovvero Roma, della pubblicità che continua a farmi pensare; così oggi ho messo a frutto il mio nuovo Sony Ericsson e l’ho ritratta in una foto. Ne risulta il seguente accostamento:
[Avvertenza: il presente post non intende denigrare, giacché l’albero della vita è splendido e complicato, e ogni tanto una sana risata non fa davvero male a nessuno. È invece dedicato con sincero affetto agli amici che per simili sciocchezze hanno addirittura deciso di negarmi d’ora in avanti la parola.]


Mai passatomi per la mente che tu rientrassi nel pittoresco recinto dell’»oltranzismo dileggiante», eh, sia ben chiaro. Se le parole hanno ancora un senso quelle che hai usato tu, mi spiace, non ti permettono di farne parte. :-)
E comunque la pubblicità della Nivea è bella. ;-)
Un abbraccio, scemo.
Mi hai tolto la parola di bocca, o meglio, l’immagine dalle pupille…
Non mi è sembrato di avere negato la parola. Per quanto mi riguarda c’è stato un franco scambio di battute su un metodo di scrittura e su un certo tono nello scrivere di certe persone. Ci furono alcune argomentazioni da me suggerite a supporto e da te considerate irricevibili. E per me fu sufficiente. Non credo che la conversazione dovesse o potesse proseguire in modo utile per nessuno dei due. Nessuna fuga, quindi, nessun ostracismo.
Un saluto, buona giornata