sconfgiov piogg Non sconfinata pioggia

In alto, Pupi Avati chiede a Fabrizio Bentivoglio e agli altri tre della combriccola che forma buona parte delle ultime scene del suo ultimo film, Una sconfinata giovinezza, di starsene imperterriti fingendo di trovarsi sotto una pur leggera pioggia, aiutandosi a darla a bere ai poveri spettatori con l’ausilio di un paio di ombrelli e qualche tuono in lontananza. Come potete vedere, non ci crede nessuno e il nostro amato Gianni Cavina è costretto a sembrare uno scemo mentre tiene uno dei due succitati ombrelli senza che cada neppure una goccia d’acqua.

In ogni caso, se il film non è piaciuto praticamente a nessuno (se non al mio sciagurato collega Pietro Signorelli) non è per queste inezie. Io, per quanto mi riguarda, mi accontento di registrare un qualche miglioramento rispetto a Il figlio più piccolo, uscito appena otto mesi prima. Si potrebbe però chiarire un punto. Prendo le mosse dalle osservazioni di Robert Bernocchi, ai tempi ormai alle nostre spalle di quando egli era ColinMckenzie e tutt’uno con BadTaste.it:

Questo dovrebbe essere un film tutto giocato sui sentimenti e che mette al centro l’amore di una coppia e quello che succede quando questo rapporto vacilla per colpa della malattia, giusto? Certo, ma allora è una colpa notevole scordarsi nei momenti più importanti il personaggio di Francesca Neri, che dovrebbe rappresentare lo sguardo dello spettatore, che grazie a lei dovrebbe essere coinvolto dalla vicenda. Ma tutto questo non può succedere, visto che Avati si concentra quasi completamente sul protagonista maschile, mostrato sia nel presente che quando era un ragazzino. […] non posso fare altro che consigliare la visione di Away From Her. Soggetto molto simile, risultati di tutt’altro livello…

Ecco, no: questo non è un film su come l’amore di coppia vacilli per l’Alzheimer. Dubito quella di Bernocchi sia anche una descrizione accurata del film della Polley. Avati potrà anche essere un vecchio nostalgico, ma dubito inserisca fior di flashback così a caso — forse Avati, se non lo si è capito, vuole andare a scavare molto nostalgicamente a ritroso, piuttosto che farci vedere come Francesca Neri sia triste oggi. (Il che mi sembra una costante di Avati, tra l’altro.)