Tamara Drewe di Stephen Frears è un film britannico; non si può non notarlo. Però ecco (mia enfasi in tutti i casi):

Personaggi, connotati d’autorità, che agiscono: contrariamente alla tradizione della commedia british, dunque, essi non propongono mai un eloquio fine a se stesso, ma sempre del tutto funzionale all’azione

—Luca Pacilio su Gli Spietati

si avvale di un ottimo cast perfidamente british

—Maurizio Porro sul Corriere della Sera

impreziosito da caratteristi british di alto valore

—Emanuele Rauco su Bizzarro Cinema

la borghesia e la cosiddetta intellighenzia si prendono qualche schiaffo troppo a lungo negato dal cinema british

—Federico Pontiggia su Cinematografo.it

scritta da Moira Buffini, con humor molto british

—Giuliana Molteni su Games Village

La pellicola ben diretta da Stephen Frears urla e rivendica a gran voce lo status di commedia romantica british con dialoghi vivaci e spiritosi,‭ ‬amori,‭ ‬tradimenti,‭ ‬pillole di cattiveria e di bontà.‭

—Maria Pia De Rango su Film-Review.it

E potrei continuare.

In inglese tutti gli aggettivi di nazionalità si scrivono con la maiuscola. Scrivere «British» con la minuscola in italiano, come vedo esser d’uso e persino accettato dal dizionario Zanichelli, è abbastanza un orrore. Sarebbe come scrivere American Dream «american dream»; o — quanto al tedesco — Sturm und Drang «sturm und drang». Lo so, succede. Altre cosucce pedanti: per «humour» in italiano va preferita come in tutto il resto la grafia — anche qui — britannica, quindi con la sua bella «u».