[In alto, la divina Catherine Deneuve in Potiche – La bella statuina di François Ozon, un film che purtroppo non rientra nella seguente classifica. Perché sono uno sciagurato.]
Il 2010 non è stato, per quanto mi riguarda, un anno eccessivamente memorabile. Al contrario dell’anno scorso, per quel che conta, fra i film che troverete in questa mia classifica annuale non ce n’è neanche uno che abbia ricevuto da me quattro stelline, il voto massimo — quello dei capolavori — concesso alla redazione di Cine Zone, il peggior sito italiano di cinema, per cui mi onoro di scrivere. I primi due titoli — che ho amato in compenso alquanto visceralmente, e che forse le quattro stelline le meriterebbero — sono film che credo non troveranno grande spazio (se ne troveranno) nelle grazie altrui, giudicati l’uno dal «ritmo fin troppo blando» e l’altro, amatissimo all’estero, come poco più di un’esibizione di cattivo gusto. Entrambi, dati questi giudizi, mi rinsaldano nell’impressione di vivere in tutt’altro tempo e filosofia. Non posso dire di esserne rattristato.
Le pellicole scelte, per auto-imposizione, sono solo dieci, numero ferreo da top ten che ha richiesto dei sacrifici poco piacevoli. Spesso la potatura è qualcosa di sano, in quanto dà un netto segnale di gusto, una preferenza estetica precisa e forte per difendere il cinema che ci piace; altre volte non è così, come nei casi che vado ad elencare. Avrei voluto inserire con grande merito e piacere Perdona e dimentica di Todd Solondz (uscito il 16 aprile), Potiche – La bella statuina di François Ozon (uscito il 5 novembre), L’uomo nell’ombra di Roman Polanski (uscito il 9 aprile) e Copia conforme di Abbas Kiarostami (uscito il 21 maggio).
Fra quelli da tener d’occhio che non ho visto: Post Mortem di Pablo Larraín (uscito il 29 ottobre), L’illusionista di Sylvain Chomet (uscito il 29 ottobre), Le quattro volte di Michelangelo Frammartino (uscito il 28 maggio), Uomini di Dio di Xavier Beauvois (uscito il 22 ottobre). Non so ancora cosa pensare di Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti di Apichatpong Weerasethakul (uscito il 15 ottobre), del quale ho detto a caldo ai tempi di Cannes.
Di seguito, avvertenze suddette permettendo, il risultato delle mie cogitazioni di fine anno, con la precisazione finale che i dieci titoli sono scelti esclusivamente fra le uscite cinematografiche italiane dell’anno solare. Link alle mie recensioni, ove disponibili.
1] Bright Star di Jane Campion {uscito l’11 giugno}
Il mio film del 2010 è un film del 2009: è quindi letteralmente un’opera di un altro tempo. Jane Campion vi racconta una storia d’amore fra un poeta ed una ragazza, con una grazia che nasconde anche tutto il doloroso gioco di sofferenze che segnano questo amore: fra un artista malato, che l’economia del proprio tempo non può sostenere, ed una giovane donna che aspira ad esprimere la propria personalità, in un mondo che le assegna più remissivi ruoli. Per la Campion la bellezza, più che verità, è ciò per cui ci si deve lasciar morire.
2] Io sono l’amore di Luca Guadagnino {uscito il 19 marzo}
Altra bellezza, dissonante e perpetua, è quella di Luca Guadagnino. Il suo film, che ha fatto e sta facendo il pieno all’estero entrando in autorevoli classifiche annuali, mentre qui da noi è prigioniero di quasi imbarazzanti puzze sotto il naso, sembra essere particolarmente appropriato per quel che è andato succedendo ultimamente nel privato/politico del nostro paese. Solo che qui una bella donna-oggetto di una potente casata milanese osa ribellarsi, mentre nell’Italia reale le massaie sembrano star dalla parte del marito tiranno patriarcale e maschilista. Ma al di là di questi parallelismi stiracchiati, il film è — di nuovo — di una bellezza arcana, nella quale le vertigini e le passioni si mantengono in tensione, mentre le seconde tentano ansiosamente di togliere l’assordante suono alle prime.
3] The Social Network di David Fincher {uscito il 12 novembre}
Il suo film migliore resta Zodiac, ma Fincher ci va vicino con questa elaborazione contro–Zeitgeist della tendenza dominante dell’Internet degli ultimi anni. Realizza un film nel quale la tecnologia non ha importanza, fagocitata da vecchie dinamiche sociali ed economiche che a quanto pare resteranno con noi ancora a lungo.
4] Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson {uscito il 16 aprile}
Ci sarebbe il discorso Wes Anderson, che si potrebbe affrontare in qualsiasi film di Wes Anderson, e poi ci sarebbe il discorso sullo stato del cinema d’animazione, che è più appropriato affrontare qui. Sarà perché sono un povero bastardo insensibile, ma alle solite sequenze commoventi ad episodi su gentile musichetta d’aiuto, sfornati puntualmente dalla Pixar (quest’anno è toccato a Toy Story 3), io preferisco di gran lunga questo tipo di cinema meticoloso e sognatamente anarchico.
5] Il tempo che ci rimane di Elia Suleiman {uscito il 4 giugno}
Ripetendo che un voto è anche una testimonianza per il cinema che ci piace, e quindi in una qualche misura implicitamente contro il cinema che non ci piace (o ci piace meno, come nel caso sopra), questo film andrebbe letto in contrasto con il trattamento vuoto ed enfatico del Valzer con Bashir di Ari Folman.
6] Lourdes di Jessica Hausner {uscito l’11 febbraio}
Per chi hanno senso i miracoli? La Hausner ne fa sorgere uno dal nulla, e l’apparato che ne suffraga e organizza l’esistenza rivela tutte le sue crepe.
7] Il profeta di Jacques Audiard {uscito il 19 marzo}
Ancora cinema sensoriale che conferma la vitalità provocatrice del cinema francese, entro un’impronta autoriale che in maniera personale guarda al genere ed al passato.
8] Gli amori folli di Alain Resnais {uscito il 30 aprile}
La commedia dell’anno.
9] Avatar di James Cameron {uscito il 15 gennaio}
Cameron non ha rivoluzionato nulla, ma ha dato una spinta industriale impressionante al 3-D. E ha costruito un film che pur con tutte le sue ovvie e a volte risibili derivazioni è un’opera avvincente e magniloquente.
10] Adam Resurrected di Paul Schrader {uscito il 3 dicembre}
Non l’ha visto nessuno, anche perché nessuno ha capito se, quando e dove sia stato possibile vederlo. Il 29 dicembre esce in dvd, in ogni caso e a quanto ho capito, se volete fare in tempo ad includerlo anche voi nella vostra classifica di fine anno.
[Auguri.]











Una classifica decisamente interessante, che permette di segnalare titoli che sono quasi certo non saranno presenti nelle classifiche di molti cinefili. Su The social network parliamo di vecchie parli di vecchie dinamiche sociali ed economiche, ma è vero solo in parte, a mio parere. Nella parte in cui le rivoluzioni le fanno i maschi bianchi, eterosessuali e ricchi. La sociopatia che contraddistingue i rapporti umani vissuti meglio virtualmente che personalmente, e l’economia di corto respiro fondata sul nulla sono fenomeni legati allo sviluppo della tecnologia. Il film di Fincher è un incubo preoccupante, non certo un film per cui esaltarsi, come ho visto e letto in giro.
Io, provocatoriamente, avrei inserito Post mortem e Perdona e dimentica e lasciato fuori, con grande dispiacere The social network e Avatar. Quest’ultimo, in particolare, sarà ricordato nei manuali come una straordinaria svolta negli effetti speciali, nel modo di usare la nuova tecnologia (quella che allora fu nuova tecnologia) ma presto «dimenticato», superato, travolto da una versione 3.0, come lo fu Titanic, straordinario ultimo film romantico (prima che tornassero i maschietti a dettare legge in sala) con mirabolanti effetti digitali mai visti prima.
Buon anno.
Alberto, noi siamo l’amore.
E se non fosse per quella volpe parlerei anche di affinità elettive. :)
«Adam resurrected», non ho fatto in tempo a vederlo né dunque a (eventualmente) inserirlo nella classifica di fine anno (cosa che al contrario mi è successa con «La bocca del lupo»). Da un po’ di anni ormai ai piani alti si è deciso che i film di Schrader non possono essere visti al cinema. Recupererò, spero al più presto.
Beh, buon anno.
No, Avatar no.….…..