Dato il recente lutto, Sandro Lozzi osserva sul suo profilo Facebook (come al solito, metto le maiuscole ed altri puntini sulle i dato che non so trattenermi):

Mi fa ridere che da 20 ore a ’sta parte si parli di Monicelli come quello che ha inneggiato alla rivoluzione, quando poi è stato uno dei registi più reazionari del cinema italiano. La commedia all’italiana era un grande anestetico, lui l’aveva anche capito, ma non riusciva comunque a farne a meno. Si fa presto a parlare di rivoluzione, e poi a fare I soliti ignoti e i Marchese del Grillo.

Ed ecco che balza subito alla memoria il classico scambio nel quale Nanni Moretti è molto d’accordo con quanto sopra:

Il funzionamento dei propri film lo spiega benissimo Monicelli stesso, dando praticamente ragione a Moretti:

Questi film piacevano perché facevano ridere raccontando storie amare. Inizialmente lo spettatore, guardando un certo personaggio e seguendo una certa situazione, pensava a quanto lui era diverso da quel personaggio e a quanto improbabile fosse la situazione nella quale si trovava. Ma dopo un po’, sotto sotto, sentiva che un filo rosso profondo lo legava a ciò che veniva rappresentato nel film. Pensiamo al fenomeno di Alberto Sordi. Lui si è inventato il personaggio di un italiano vile, sopraffattore, inaffidabile, pronto a qualsiasi bassezza, insomma di un italiano immondo con cui gli italiani si sono divertiti follemente. Come mai? Perché pensavano che fosse una cosa che non gli corrispondesse, ma sotto sotto ne sentivano il richiamo. All’estero Sordi non lo possono vedere. Si chiedono: ma come fa a divertire questo essere immondo? Cosa c’è da ridere?

[…]

Tornando alla commedia all’italiana, un po’ tutta quella stagione è stata costruita intorno al gioco di specchi fra pubblico e rappresentazione. Mostravamo un’Italia pusillanime e immorale, ma sulla quale era possibile ridere anche perché era ancora un’Italia povera e tante bassezze erano legate a situazioni di estremo bisogno. Per questo contro i personaggi della commedia non scattava un meccanismo di mera condanna, ma anche di empatia e identificazione.

[…]

Oggi non è più così, perché coloro che si accorgono della miseria che ci circonda sono una minoranza. E infatti oggi si tende a raccontare un’Italia nella quale tutto va bene, sono tutti allegri e tutto si risolve sempre nel migliore dei modi. Penso a quei film tipo i cinepanettoni pieni di «divertimento», parolacce, gesti sconci e battute da quattro soldi. Questi sono film agli antipodi della nostra commedia: noi cercavamo di divertire aiutando nel contempo a decifrare in modo critico il presente. Questi film mirano a far dimenticare tutto, a obnubilare completamente le coscienze.

Dice in quest’ultimo capoverso Monicelli. Eppure io non sono affatto sicuro che l’italiano medio afferri la differenza fra un Sordi di allora ed un Christian De Sica di oggi.