elderly wii Indicazioni di massima

Tale Robin Hood, commentatore sul blog di Elisa Battistini su Il Fatto Quotidiano, ci dà un esempio da perfetto lettore medio di cosa è sbagliato chiedere ad un critico:

Tutte ste chiacchiere per nulla. Ma è così difficile dire se lo si ritiene un bel film oppure no, se vale la pena vederlo oppure no, se suscita emozioni oppure no.
Possibile che i critici italiani sappiano fare solo delle inutile e sterili acrobazie intellettuali.
Leggo spesso i commenti dei film per avere delle indicazioni di massima, e mi trovo spesso a leggere funambolismi intellettuali tanto naricisistici quanto completamente inutili.
Egregi critici prendetevi la responsabilità di dire se ritenete che un film sia bello oppure no, se regia, recitazione, storia, sceneggiatura e dialoghi sono all’altezza di un grande film oppure no.
Io leggo le critiche per farmi un’idea del film, non per leggere il nulla.
Una pagina di elucubrazioni senza dire se è un bel film oppure no, se valga la pena andare a vederlo oppure no, che è quello che interessa.

Basterebbe l’elencazione di «regia, recitazione, storia, sceneggiatura e dialoghi» come elementi separati e ognuno autonomamente «all’altezza di un grande film». Il critico deve fare un elenco, sommare gli elementi e proporre il totale: regia «fresca», recitazione «partecipe», storia «coinvolgente», sceneggiatura «di ferro», dialoghi «da urlo» = «capolavoro». Poi continua:

Io leggo i critici solo per avere delle indacazioni di massima, perchè non è che posso andarli a vedere tutti i film e gradirei che, al termine di tutte le inutili elucubrazioni narcisistiche, fosse chiaro il giudizio sul film. Ripeto solo per avere delle indicazioni di massima per sapere se vale la pena andarlo a vedere.
Una volta visto, le critiche dei c.d. critici non servono a niente, chè restono solo giudizi personali come quelle di chiunque.
Scendere da cavallo, quando si parla di cinema.

Bisogna dire chiaro e tondo se il film val la pena di esser visto, insomma. Va detto espressamente, alla fine, così chi non ha voglia di leggere l’intero pezzo («inutili elucubrazioni narcisistiche», null’altro) può andare al paragrafo finale e capire se il film potrà piacergli. O magari guardare solo le stelline o il voto finale. Consiglio allora a Robin Hood di recarsi sulle pagine di FilmUP, forse meglio adatte alle sue richieste di lettore impaziente. Lì troverà Donata Ferrario che in conclusione chiaramente lo scoraggerà dall’intraprendere il viaggio verso la più vicina sala dove il film è programmato:

Senza contare le pause, i silenzi prolungati, che mettono a dura prova il più attento cinefilo, inducendolo a un moto di irritazione o di sonno. Troppo ermetico, ti fa chiedere se dietro vi sia il vuoto, la stravaganza o chissà quali alti contenuti. Indigesto comunque.

Chissà. In alternativa, Robin Hood potrebbe imparare a leggere la Battistini (o qualsiasi altro pezzo serio in sua vece). Anche se sospetto la Ferrario descriva meglio quella che sarà la sua impressione a visione ultimata.