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Come confondere, essendo del tutto cristallini, lo spettatore. L’ultimo film di Abbas Kiarostami, Copia conforme, si gioca su un equivoco, a ben vedere presto risolvibile, secondo il quale due persone appena conosciutesi — un’antiquaria francese (Juliette Binoche) ed uno scrittore inglese (William Shimell) — finiranno (più o meno da metà pellicola) per far finta di essere sposate, alquanto infelicemente, da quindici anni. La prima scena vede i due incrociarsi subito alla conferenza stampa di presentazione del libro dell’uomo (inquadratura sopra). Kiarostami fa in modo che sia difficile notare questa loro prima interazione, riprendendo l’ingresso dello scrittore dalla parte del tavolo da conferenza in campo lunghissimo (se siete sconcertati dal fatto che io parli di campo lunghissimo, leggete qui): la donna è col figlio, a chiedere un autografo, l’unico che lo scrittore firmerà prima della conferenza. Direttosi poi verso il tavolo, inizierà il suo discorso.

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All’inizio, la donna rimane sulla parete di fondo ad ascoltare, con figlio di fianco (Adrian Moore) impegnato coi videogiochi. Il campo rimane lo stesso dell’ingresso:

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Ad un certo punto, durante il discorso, decide di venire in avanti e sedersi su una delle sedie riservate in prima fila. Kiarostami riprende l’inizio dell’azione con questo stesso campo, poi taglia su un piano più ravvicinato per assicurarsi sia assolutamente chiaro che il posto è riservato e per farci vedere la reazione dell’uomo che le è di fianco (che sappiamo essere il traduttore della versione italiana del libro), sorpresa ma non più di tanto, riprendendo poi lo scenario in un piano leggermente più ravvicinato per lo scambio sottovoce fra i due (lei gli lascia un biglietto prima di andar via, incalzata dal figlio che ha fame).

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Poco dopo il figlio, realizzato che la madre non è più al suo fianco, si avvicina (proprio in corrispondenza del ringraziamento dell’autore al traduttore, che si alza anche a prendersi il suo applauso) alla madre, la quale gli fa cenno di sedersi su un’altra sedia riservata lì accanto:

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Il ragazzo invece si defila sulla parete laterale, quasi senza guardare lo scrittore come se fosse molto indispettito o solo molto annoiato, continuando a giocare e a dialogare a sguardi e labiale con la madre, che come detto tra un po’ sarà costretta a cedere e portarlo in un bar.

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In realtà, questa madre e questo figlio non hanno nulla a che fare con lo scrittore; ma neanche questo è vero, dato che l’idea per il libro, senza saperlo, è nata proprio avendoli visti anni prima a Firenze. Ma Kiarostami ci ha confuso quel tanto che basta per reggere, almeno ad una prima visione, il gioco ed il nostro interrogativo: non ci permette di vedere (pur facendocela vedere in maniera precisa e non ingannatrice) l’esatta dinamica del loro primo incontro nel film, e quei posti riservati possono far pensare che siano riservati proprio a lei e al figlio, rispettivamente moglie e figlio dello scrittore: se non avete notato la donna all’inizio, avrete l’impressione che vada dritta a sedersi decisa al suo posto. In altre parole, una piccola distrazione è fatale e va a beneficio dell’inganno del film, che inganno non è.

[Negli ultimi giorni ho avuto la fortuna di recuperare tre ottimi film: oltre a Copia conforme, l’asciutto e toccante Il tempo che ci rimane di Elia Suleiman e l’animazione semplice ed avventurosa del 9 di Shane Acker. Trovate le relative recensioni, come sempre, su Cine Zone, assieme a quelle del nuovo Somewhere di Sofia Coppola ora nelle sale, quella di Benvenuti a Zombieland appena uscito in home video, e quelle — in ordine di gradimento — di Alone, Operazione Spy Sitter, Urlo, North Face, Case 39, Traitor, Rimbalzi d’amore e Due vite per caso.]