Il film si chiama Inception (che vuol dire «inizio», per chi non lo sapesse o fosse convinto significhi alla lettera «innesto») e guarda caso segna il vero inizio col botto della stagione cinematografica italiana 2010-11. Pochi di voi resisteranno all’istinto di vederlo in sala in questa o nelle prossime settimane. Qualcuno, come il buon Francesco Chignola, l’ha già eletto il film dell’anno (finora) e si è premunito di murarsi contro eventuali dissenzienti:
è ovvio, un tot di gente provvederà al backlash nel giro di poche ore: è imperfetto, è sbilanciato, «non è un capolavoro» (tutte osservazioni che non sono per forza dei difetti) — personalmente mi interessa poco, come già era successo con Il cavaliere oscuro farò spallucce e ignorerò deliberatamente chi ne vorrà parlar male o sminuirlo (forse avendolo già deciso prima, in alcuni casi) e non mi metterò certo a litigare. Ho già detto troppo. Non vi piace da impazzire? Beh, peggio per voi.
A posto. Forse Chignola si riferisce a Sergio Sozzo, che nella sua recensione su Sentieri selvaggi trova la forza di esordire così:
Nel suo programmatico svilimento dell’idea stessa del sogno come deviazione o alterità di senso, Inception di Christopher Nolan altro non è che uno degli attentati più spaventosi alla Storia del Cinema mai perpetuati dietro la macchina da presa: minare con tanta leggerezza e impunità il pilastro principale dell’architettura immaginifica di ogni organismo filmico è semplicemente imperdonabile.
Pare non gli piaccia da impazzire, no. Alle cose importanti, ora: devo ritenere riassuma bene l’idea ricevuta sul film Paolo Mereghetti quando dice che «alla fine delle due ore e 25 minuti di proiezione [che, ad esser inutilmente pignoli, sarebbero 2h28’] c’è bisogno di un po’ di tempo per riorganizzare le idee [e mettere] in forma più o meno razionale l’intrico di sogni, mondi paralleli e trappole psicoanalitiche». Questo è un film che ho letto più volte essere molto complicato: c’è bisogno di riorganizzare le idee perché non si capisce. È un film di Lynch, insomma. Anche se a me, per dirla chiara, è sembrato assai agevole da seguire. Sozzo pone forse la stessa questione in questi termini: Inception è «una progressiva rinuncia al potere evocativo dello sguardo, sistematicamente frustrato dall’innalzamento del testo ad unica architettura accettata – da questo punto di vista, lo scenario di grattacieli disabitati del “limbo” finale è probabilmente la metafora definitiva della concezione nolaniana di cinema». Ho il sospetto Sozzo ci stia andando giù un po’ troppo duro, con un po’ troppi muscoli, un po’ troppo selvaggio. Su una cosa però ha ragione: Il mondo dei replicanti se lo son filato non abbastanza persone.
Eppure, tornando al nocciolo, Inception non è un film che ha una «unica architettura accettata», anzi è complicato e non ci si capisce nulla. Così ci rassicurano da più parti. Lietta Tornabuoni su L’Espresso, ad esempio, ci spiega che «[l]’elemento sensazionale non è [la] trama, sciocca quanto le immaginazioni di certi surrealisti Novecento: piuttosto, è fantastica la rappresentazione e l’intrecciarsi dei tre diversi livelli del sogno, il gusto del dedalo, il disordine psicologico legato all’amnesia». Peccato che i livelli del sogno siano quattro. E giustamente la Tornabuoni chiosa: «Se poi c’è qualcosa che eventualmente non si arriva a comprendere, come in certi elaborati videogiochi, pazienza: non è importante». Non è importante: tranquilli, ve lo dice lei.
Avete la sensazione di non potervi fidare, non siete tranquilli? Potete trovar conforto in tale stelvio nei commenti ad un post su Cineblog:
Non c’è nulla di particolarmente complicato in Inception, affermare il contrario vuol dire andare dietro alla promozione del film che ha puntato da subito sul tema del mistero. Ci sono spiegazioni continue durante il film per tutto quello che accade. Più che complicato è macchinoso.
Sul forum di Movieplayer, Cassidy si domanda e lamenta:
Ma [perché] la coscienza comune ha deciso che questo film è complicato[?]
Voglio vederlo proprio per questo, vedere se è veramente il «Mindfucker» che tutti dicono, d’altra parte penso ai commenti pre-Dark Knight quindi mi aspettavo che spingessero molto su sta cosa.
Stanno facendo un[’]opera di pre-convincimento talmente decisa che persino gli altri lavori di Nolan adesso vengono considerati dei «Rompicapo» (Parola rispolverata per pubblicizzare il film). Ho letto [commenti] recenti che dicevano che anche «Memento» è un film impossibile da capire.
Il che mi pare assurdo visto che la trama del film procede linearissima, e la regia che va al ritroso, però adesso boh deciso «Memento» indecifrabile, «The Prestige» un cubo di Rubick e via cosi.
L’han detto loro, poi fate voi. Anzi, «peggio per voi». Sarebbe un buon momento per riflettere sulla differenza fra «complicato» e «macchinoso». Sarà sottile, ma c’è. Tutto questo, Dio non voglia, per sminuire alcunché, eh.
Intanto, se non avete di meglio da fare, anch’io nel mio piccolo ho scritto due considerazioni sul film di Nolan. E anche due parole su L’ultimo dominatore dell’aria, che sicuramente avrà disgustato quasi tutti: tutto previsto, ragazzi, tranquilli. Inoltre, ho finalmente recuperato Survival of the Dead, uscito direttamente in home video lo scorso luglio. Il tutto, ovviamente, è su Cine Zone, il peggior sito italiano di cinema. (Noterete che ci siam rifatti il look, e che ora potete commentare in piena libertà anche lì. Buona lettura.)


L’idea circolante che la trama del film sia difficile da seguire la trovo eccessiva e abilmente montata: la trama non è chiarissima, è solo complessa. Ma è complessa per chi ha un’idea pigra del cinema e quel pubblico non mi interessa.
Sempre molto interessanti le note che peschi qua e là.
Sulla «complicazione» di Inception: è un piccolo inganno di quell’onanista di Nolan. Dietro un meccanismo che appare complesso c’è una idea molto superficiale, da wikipedia. Per un pubblico da twitter.
Esattamente, l’inizio. A mio parere il vero incubo del film è proprio questo. Che Nolan pare suggerirci un nuovo inizio per il cinema. Io sono dell’idea di Sozzo. Nolan sta facendo una cosa terribile, in questo purtroppo appoggiato non solo dal pubblico (e ci mancherebbe) ma anche dalla critica. E dai blogger. Nolan gli ha innestato questa idea di cinema e la ritengono eccezionale. Ma io non ci sto. Buona giornata.
Mi pare di ricordare che di «spaventoso attentato alla Storia del Cinema» si parlava anche all’uscita de Il Cavaliere Oscuro, quando coraggiosi filibustieri andavano in giro a spiegare perché le scene di quel film erano girate «male».
Io sarei sempre sospettoso quando qualcuno dice che un film appena uscito sta facendo la storia del cinema, proprio perché la parola «storia» coinvolge un processo temporale non da poco: sarà il tempo a giudicare l’importanza di quell’opera, i critici al massimo dovrebbero proporre un’analisi che sia legata al momento storico in cui un film esce, che è ben altra cosa.