Non sono questi i giorni, se mai ce ne sono stati o ce ne saranno, nei quali confessare una propria particolare debolezza verso Lindsay Lohan. Col tempismo che è loro solito, quelli di Mediaset hanno pensato di riproporci su Canale 5 nella serata di giovedì 5 agosto (il periodo estivo par essere quello giusto: è andato in onda per la prima volta, a quanto ricordo, proprio l’estate scorsa) un filmetto di Garry Marshall di tre anni fa, Donne, regole e… tanti guai!, nel quale la Lohan interpreta un personaggio cucito tanto su misura per lei che c’è da dubitare sia vero che quel furbone di Mark Andrus (co-sceneggiatore dello squisito Qualcosa è cambiato di James L. Brooks) l’abbia scritto più di dieci anni fa, come dichiarato. Il film è di quelli giusti per il periodo, nel quale — complice anche la moltiplicazione dell’offerta coi canali digitali — è facile essere sommersi da pellicole buone per La5 ed altri canali al femminile; ad ogni modo, basterà confrontarlo con l’ultimo di Marshall, il sanvalentiniano Appuntamento con l’amore uscito da noi lo scorso marzo, per apprezzarne le qualità. La maggiore delle quali è costituita proprio da una decente sceneggiatura umana, con scheletri nell’armadio e conflitti da sistemare.
A reggerla, oltre ad una Lohan che si limita a far la viziata e poco altro, ci sono poi Jane Fonda (vigorosa nonna il cui tradizionalismo montano fa bonariamente sorridere) e Felicity Huffman (mamma cittadina in piena crisi di nervi). Per le signore c’è un sensibile e sempre ombroso Dermot Mulroney. Quando la Huffman — protagonista trans di quel film fenomeno che ai tempi fu Transamerica, che oramai non ricorda più nessuno — si lancia contro il marito interpretato da Cary Elwes, in un momento che sarebbe potuto essere tragico, assistiamo ad una scenetta con borsetta che vola e bagagli d’impiccio — non so se involontariamente — spassosa. In ogni caso, un film così fieramente femminile — e forse femminista — è per me un piacere al di là dell’esibita pochezza stilistica di Marshall, come detto adeguata alla programmazione. Andrus racconta il classico scontro fra liberalismo/perdizione della città (mamma e figlia vengono dalla progressista San Francisco) e conservatorismo dell’entroterra (siamo a Hull, Idaho, regno mormone) affrontando a testa bassa i taboo dell’incesto (sebbene adottato), della pedofilia e della castità: e riesce a non fare il moralista con nessuno dei tre! Mi risulta simpatico persino il giovane e bel bifolco del paese di Garrett Hedlund, che partirà in missione con i compari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e fantastica già di sposare la Lohan al suo ritorno — perché innamorato, o forse per riparare al fatto che lei gli abbia già favorito un po’ di peccaminoso sesso orale. Nonna Fonda annuisce alla promessa del giovane, e il film si chiude sull’abbraccio fra mamma e figlia. Sul fatto che Lindsay gli lascerà mantenere la parola ci sono ovviamente dubbi.
Ma sono qui per parlare della Lohan, in un modo che dovrebbe imbarazzarmi. D’altronde chiunque abbia letto la mia recensione del largamente deprecato Il nome del mio assassino dovrebbe ormai aver capito che sono senza ritegno: riesco a trovare decente un tale filmaccio, evidentemente, solo perché ammaliato dalla rossa ragazzaccia. (Il che non è vero, dice la mia parvenza di credibilità, per la cronaca.) Forse, dunque, questo film femminile mi diverte (è la seconda volta che lo vedo) sempre per la stessa ragione: lei. (Giacché ci siamo, confesso anche che ho visto e non troppo detestato il suo Incinta o quasi — e sono uno dei pochi maschi che confesserebbero di averlo fatto, oltre al dato che in pochissimi altri, indipendentemente dal sesso, sanno esista.) È inutile e sarebbe giustappunto anche imbarazzante spiegare perché la Lohan mi piaccia (come ragazza e come personaggio: sull’attrice ci sarebbe da lavorare); sospetto semplicemente questo dica qualcosa di squalificante circa i miei angoli di cattivo gusto. La mia coscienza critica mi rassicura però sul fatto che quanto ho da pensare su tutti i film in oggetto non è condizionato in maniera determinante dalla presenza della Lohan; a riprova, porto alla vostra attenzione Quanto è difficile essere teenager!, che grazie al cielo sono riuscito a detestare. (Vi interesserà sapere che lì c’era anche Megan Fox, verso la quale, al contrario dei normali maschietti, non sembro nutrire particolare morbosità. Magari volete quindi dargli un’occhiata voi altri dequalificati ragazzotti, se vi manca!)

