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Ma questo qua li ha letti i libri?

stephenie meyer signs book Ma questo qua li ha letti i libri?Sulle pagine di Cine Zone non sono solo io ad attirare l’acida animosità dei commentatori. Tempo fa, con la sua recensione di Eclipse, il mio prolifico collega Pietro Signorelli si è cercato — invocandole del resto in apertura di pezzo, pessima mossa — le lamentele di crepuscolini e crepuscoline. La discussione è continuata anche su Facebook (avverto che leggendola potete vedere il Signorelli che, forse adeguandosi alla compagnia, evidentemente non guarda la tastiera mentre digita e non rilegge prima di postare: in quanto segue mi premurerò di editare e correggere tutti i contributi, altrimenti soffro). Ovviamente il punto di partenza dei commentatori — che da quanto è dato capire sono in buona parte donne sulla trentina, non solo adolescenti come ci si sarebbe potuti immaginare — è che Signorelli sia presuntuoso, abbia smarrito da qualche parte il suo cuore e compagnia bella. Ecco un commento intitolato «Un animo vecchio»: «In questa sua recensione sfalsata dai suoi evidenti preconcetti si capisce quanto poco conosce la saga, quanto poco conosce il target delle sue fans e quanto sia lontano anni luce da una critica costruttiva». «Conoscere la saga», ossia aver letto i libri.

(Mi ha sempre fatto impazzire il richiamo ad una «critica costruttiva». La critica è critica e basta: più che costruttiva dovrebbe essere semplicemente giusta, anzi se necessario dovrebbe pesantemente demolire. Non si sta rivolgendo un rimprovero ad un alunno per farlo crescere: si sta giudicando un prodotto finito — chiamiamolo anche «opera».)

Fra tutti i commenti, quello di Carmen Michelino mi sembra riassumere nel modo più consono le rimostranze delle «fans» (ma in italiano si dice «fan» anche al plurale, ragazze!) di cui sopra:

Ci tengo a precisare che la storia non è affatto banale, anzi è molto interessante (ovviamente se non si leggono i libri non si può comprendere); si fa riferimento anche a valori del presente come l’amicizia e valori del passato che a quanto pare lei non apprezza. Lei dice «sembra una bestemmia, ma lui non tromba finché non si sposa: non sappiamo quanto si masturbi in cambio», ma sinceramente a noi non interessa la sua idea del trovare più o meno giusto che si faccia sesso prima o dopo il matrimonio: lei dovrebbe fare una critica sul film, non su come sia ridicolo Edward che non va a letto con Bella. Se avesse letto i libri avrebbe capito che questo è uno degli aspetti più interessanti della storia perché parla di un valore ormai perso; lo si può trovare giusto oppure no, ma è affascinante che in una coppia fortemente legata il «trombare» passi in secondo piano nonostante la tentazione sia tanta. Le vere twilighters hanno letto i libri e consigliano a tutti di leggerli proprio perché nei film non si può essere interamente fedeli alla storia, quindi alla fine non è tanto colpa della Twilight Saga se chi va al cinema non comprende a pieno la storia, la trova banale ecc. Queste persone farebbero bene a leggere i libri e poi vedere il film, così avrebbero una conoscenza più approfondita della storia e capirebbe un po’ meglio. Quindi non ritengo che questa critica si possa fare ai libri o a noi che abbiamo una passione che ci coinvolge pienamente e non ci permette di essere obbiettive a suo parere, ma la critica va fatta a chi va a vedere un film di due ore e spera di riuscire a cogliere il vero significato di tutta la storia; quindi, mi domando, come si può criticare un film se non si conosce la storia base?

Il discorso sembrerebbe avere un suo senso, ma capirete che è profondamente errato: sia in linea generale, sia con riferimento al film in questione. Rimaniamo al generale (scendendo nello specifico, ci sarebbe da dire che il «valore ormai perso» della verginità «lo si può comprendere» anche nel film: si chiamano, per chi non lo sapesse, «sottotesti» — e se non ci arrivate da soli c’è sempre la mia recensione del primo capitolo!). Un film, come un libro, è un’opera finita, che in linea di massima deve contenere esclusivamente al suo interno le chiavi di volta per esser letta: se una cosa non è (almeno richiamata) nel film, quella cosa non deve interessarci. Ciò che è nel romanzo, quindi, non ci interessa: è diritto di Melissa Rosenberg scriversi la sua sceneggiatura come più le aggrada, compatibilmente con quello che i capi della Summit Entertainment le lasciano fare. Ed è diritto di David Slade leggere e mettere in scena la sceneggiatura della Rosenberg come più gli aggrada, compatibilmente con quello che i capi della Summit Entertainment gli lasciano fare. Qualcuno potrà sicuramente aver da ridire, perché è opinione comune che un film debba essere «fedele alla storia», cioè alla fonte romanzesca (ridotta, a quanto pare, alla sola vicenda narrata, indipendentemente dal come è narrata)  — il che, molto semplicemente, sarà un problema di chi ha da ridire. La «storia base», in effetti, non esiste: l’unica «storia», per quanto deve interessare la recensione di un film, è quella creata nel film stesso. Il Signorelli spiega:

Il vero critico cinematografico non legge mai un libro prima di vedere il film (quando può: se l’ha già letto pazienza, i canoni deontologici la vita può ribaltarli) perché altrimenti costruirebbe un suo film prima del regista che influenzerebbe la personalità asettica di quanto scrive. Per esempio nella lettura potrei dare un volto a Bella con la faccia di Judy Garland invece di quella della Stewart, potrei immaginare James Dean invece che Pattinson e via dicendo. In più mi costruirei una scenografia mia della casa dei Cullen, avrei immaginato un modo di vestire particolare e via dicendo.

Starei attento a quella «personalità asettica», che non esiste: il recensore non è un essere asettico, ma una persona come tutte le altre — ha proprie conoscenze, opinioni e gusti. Mancassero queste cose, non potrebbe scrivere nulla di interessante — sarebbe «asettico», sterile, inutile. Ciò che fa di un recensore un buon recensore, invece e fra le altre cose, è l’onestà e soprattutto la capacità di argomentare, partendo dal proprio, facendo riferimento a quanto rintracciabile nell’opera. Nelle conoscenze, le opinioni ed i gusti rientra ovviamente quanto si è letto; e, grazie al cielo, ai critici di ogni risma non è ancora vietato legger libri. Il buon recensore di cinema, però, dovrebbe sempre aver presente che il libro che ha letto va in quanto tale riposto sul suo scaffale non appena si entra in sala: la conoscenza del libro sarà di certo un punto di riferimento per eventuali paragoni e riflessioni, ma non sarà di pregiudizio. Soprattutto, non servirà a tappare «buchi» non tappati dal film. Ma queste son cose che interessano giusto le persone noiose che scrivono di cinema come me: per i normali e spesso incoscienti divoratori di libri — e, quando si è sfortunati, anche per qualche altro sciagurato che scrive di cinema (purtroppo capita ancora di leggere in giro che «il libro era meglio») — il ragionamento è di più difficile comprensione.

Rimaniamo sempre al generale. In una serie di saggi brevi che ho appena rintracciato, troverete poche buone parole spese per il potere inarrivabile esercitato sulla mente dal cinema. In linea di massima, le argomentazioni rimangono fedeli a quella del primo saggio offerto:

Preferite i vostri sogni o quelli di qualcun altro? Le vostre fantasie o quelle di qualcun altro? La lettura stimola l’area creativa della mente a produrre realtà alternative. […] I film hanno un loro perché, e non c’è nulla come un buon film. Ma bisogna capire che sono la visione di qualcun altro. Non la vostra. Non si ha il potere di fantasticare con un film. Accade troppo in fretta secondo il programma di qualcun altro. Tutte quelle immagini che scorrono ed il vostro cervello che prova a dar loro senso. Con la lettura, potete fermarvi e riflettere. Potete tornare indietro e rileggere un passaggio. Potete costruire la vostra fantasia dalla materia prima del libro. Non c’è sostituto per la lettura.

Sono le stesse cose (poco lusinghiere, per inciso, oltreché sempliciotte nei confronti dei romanzi — come se nella pagina di un libro non ci fosse «la visione di qualcun altro», ovvero dell’autore) che continuava a ripetermi la mia stimatissima professoressa d’italiano alle medie, cercando di farmi leggere il più possibile. Ma io alla narrativa (scritta) non mi sono mai appassionato, rimanendo sempre convinto che la più completa forma narrativa (assieme ricca, analitica e sintetica) sia proprio il cinema. Questo, intendo, al massimo delle rispettive espressioni. Anch’io sto indulgendo in grosse semplificazioni: sarà più comodo ed esatto dire che sono due cose diverse, ognuna con i suoi modi di stimolare la fantasia e le riflessioni di chi ne fa uso. Il che sarebbe ovvio, senonché va sempre ripetuto.

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