— Ho l’impressione che oggi essere un buon soldato non significhi nulla: dovremmo trovarci un posto in diplomazia, nell’amministrazione, o roba del genere.
 — Neanche se mi scannano.

Rispettivamente, il generale Bradley (Karl Malden) ed il generale Patton (George C. Scott) in Patton, generale d’acciaio (Franklin J. Schaffner, 1970)

patton diplomacy Concorso diplomatico, destino dacciaoLa diplomazia è l’arte del saper passare un concorso, almeno per chi ancora non la esercita. Fra i concorsi pubblici, nonostante leggende che lo vogliono baronato dei baronati, quello diplomatico viene celebrato come uno dei più aperti al merito e con bassa incidenza (si noti bene: bassa, assolutamente non nulla) del fattore raccomandazione: ottima ragione, dunque, per provarlo. O almeno così dicono. Il programma, comprendente tre materie con relative sotto-branche (Storia delle relazioni internazionali a partire dal Congresso di Vienna; Diritto internazionale pubblico e dell’Unione europea; Politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale) più due lingue (inglese obbligatorio, poi una a scelta tra francese, spagnolo e tedesco), è abbastanza vasto da poter apparire sterminato; tuttavia, con un po’ di organizzazione (specie se fornita da uno degli istituti specializzati nell’apposita preparazione) ed una sufficiente esperienza universitaria si riesce facilmente a raccogliere le idee utili. Il resto si gioca sul saper scrivere in un buon italiano (e inglese + francese/spagnolo/tedesco), sulla freddezza mentale e fisica da spendere nei cinque giorni di prove (ad esempio, è determinante comprendere bene il titolo del tema sorteggiato — opera nella quale aiuta molto il fatto che il commissario che l’ha scritto non abbia usato il piede sinistro) e su molta ma molta (ma proprio molta) fortuna. Si può provare tre volte, o oltre fino ai 35 anni (estendibili) se ci si ritira prima.

Al concorso 2010, i cui scritti si sono conclusi lo scorso venerdì 28 maggio, si sono presentati alle prove attitudinali (test logico più relazione sintetica — la scrematura avviene su quest’ultima) di aprile grossomodo in 1500; di questi, 458 venivano ammessi alle prove scritte; di questi, ancora, terminavano la totalità dei temi in circa 260, dei quali si può stimare che una cinquantina saranno ammessi agli orali da cui usciranno i 35 vincitori. Con tutta probabilità, io non sarò fra i fortunati, complice soprattutto una prova di diritto svoltasi in maniera che ancora mi sfugge — specie per la precisazione sul titolo (o meglio, l’intenzione mentale di chi l’ha scritto) di cui sopra. Ad ogni modo, l’esperienza è stata benvenuta e sarà ripetuta credo almeno un’altra volta. Già una terza potrebbe essere eccessiva.

Il motivo per cui non penso proverei ad andare oltre riguarda in sostanza il fatto stesso di un concorso organizzato come una versione estesa della maturità, in salsa post-universitaria: prendi pesanti tomi per ogni materia, recupera svariati paginoni di appunti e tuffati nello studio, dovendo produrre poi (con ovvio caos) nel giro di ridicole cinque ore alcune pagine su temi (tipo: la secessione nel diritto internazionale — e il diritto internazionale è vasto, oltre ad essere anarchico) che per affrontare seriamente sarebbe preferibile avere una o due settimane per svolgere più approfondite ricerche e soprattutto organizzare le idee. Il concorso diplomatico, in lode alla comune usanza italica, predilige una selezione nozionistica, nella quale conta molto la preparazione accademica standard, quella che piace ai professori ed è sempre piaciuta poco a me. L’attitudine personale (e con essa la capacità, anche creativa) conta probabilmente meno; è per questo, oltre che per i richiesti titoli di ammissione, che un ingegnere non potrebbe mai fare il diplomatico come invece potrebbe avvenire ed avviene in Francia, così come è dura accettare che una ragazza che ha all’incirca la mia età sia vice-console degli Stati Uniti a Milano dopo aver passato un test scritto nel quale le chiedevano di elencare dieci film stranieri che aveva visto negli ultimi 12 mesi. (Immaginate, suppongo, la mia frustrazione.) Insomma, non ho voglia di continuare a studiare per la maturità.

La correzione degli elaborati si prevede completata entro la fine di luglio. Che Dio ce la mandi buona, e se va male (come per me quasi certo) ci si può sempre lanciare in recriminazioni alla Patton: «L’ultima grande occasione della mia vita, il mondo intero in guerra, e io vengo messo fuori gioco?! Ma Dio non permetterà questa porcata: Dio non può impedire che il mio destino si compia! … Sia fatta la sua volontà».

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