viewmaster Effetti dimensionali: 3D e stratiDi nuovo sul 3-D. A Jim Emerson Avatar non è piaciuto; fra le motivazioni, fornisce questa, da approfondire, legata al mal di tecnologia:

Lasciate che vi dica un paio di parole sul perché il «3D» non funziona al cinema meglio di quanto non faccia su delle cartoline pacchiane di siti per turisti, cascate, o Gesù. La tecnologia non si è sviluppata in maniera significativa dalla creazione nel 1939 del View-Master — un giocattolo di plastica simile a un binocolo con cui adoravo giocare, ma di cui mi sono stancato in fretta, quando andavo a trovare i nonni. Il processo polare binoculare non restituisce le immagini in tre dimensioni, le separa semplicemente su più piani. L’effetto non è molto diverso dalle prime animazioni Disney, filmate attraverso strati di vetro sui quali gli sfondi, i primi piani ed i personaggi venivano pitturati per ottenere un effetto più dimensionale.

Ma i nostri occhi e il nostro cervello non interpretano questi vari strati come fanno con lo spazio reale. Al contrario (ai miei occhi, per lo meno), ogni strato appare piatto, accatastato davanti o dietro qualche altro strato. Quindi, le persone ad esempio sembrano ritagli di cartoncino anziché figure tonde. Quel che è peggio, se la macchina da presa tiene qualcosa fuori fuoco in primo piano o sullo sfondo, non ci si può far nulla. Se si guarda qualcosa che è vicino o lontano, gli occhi hanno una tendenza naturale a metterlo a fuoco. Il 3D frustra quell’istinto. Le normali vecchie immagini in 2D, viceversa, non ingannano gli occhi a provare a mettere a fuoco qualcosa che non possono mettere a fuoco, perché entrambi gli occhi guardano sempre allo stesso piano. Nell’insieme, meno mal di testa.