abrazos rotos diopter Gli abbracci impuntati

In alto: Rodrigo Prieto tira fuori il suo diottro per tenere contemporaneamente a fuoco Penélope Cruz e José Luis Gómez nell’ultimo film di Pedro Almodóvar, Gli abbracci spezzati, in quello che sarebbe l’apice — anche se la successiva caduta dalle scale rende a mio avviso meglio, quanto alla sua capitolazione violenta (ma lì, va be’, non c’è l’apertissimo riferimento metacinematografico che da bravi cinefili tanto deve elettrizzarci, pena l’esser banditi dal circolo) — della descrizione del loro rapporto di classe iniziato in ufficio e cementatosi in uno dei luoghi in cui ogni nodo sociale viene al pettine: l’ospedale, dove «c’è chi scende e c’è chi sale», come canta una giovane promessa televisiva del nostro cantautorato.

E visto che parlare di metacinematograficità ci piace sempre tanto, vorrei contribuire con una parca osservazione circa i due sosia di altri attori che sono presenti all’ombra di ragazze e valigie almodóvariane: il protagonista Lluís Homar è chiaramente stato scelto in omaggio al compianto Patrick Swayze, mentre Rubén Ochandiano nel suo segmento da ragazzino con videocamera è pari pari Christian Slater in quel bel film che è Un uomo qualunque. (Il riferimento a Peeping Tom, per inciso, è vagamente buttato lì; dopotutto, così mi è sembrata buona parte degli altri riferimenti nella pellicola. Però è sempre metacinematografico.)

Scrivendone da Cannes, David Phelps osservava:

Le parti vezzose inserite nei segmenti narrativi di Gli abbracci spezzati sarebbero ugualmente belle su degli storyboard a pastelli, e non hanno nulla a che fare con la tessitura o il movimento, propri del cinema, dei quali ad Almodóvar tanto piace parlare nelle interviste. I colori, levigati e luminosi, sembrano più pennarelli che pellicola. Almodóvar tiene i suoi attori in posa nell’inquadratura per un po’ mentre chiacchierano, di solito seduti come su troni, poi lascia che continuino la loro storia. Sono tutti costruiti come se Almodóvar tenesse i suoi schizzi di fianco al monitor mentre gira in modo da controllare che gli attori siano nello stesso punto dove li ha disegnati.

Penélope Cruz se ne sta difatti piantata spalle alla porta, e non la smuove nessuno.