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Farsi Megan Fox

megan fox nytmagazine Farsi Megan FoxSono ormai quasi tre anni che ci è concesso il lusso di interrogarci — perché proprio non se ne può fare a meno — su quanto sia stratosfericamente strafiga Megan Fox. Abbiamo iniziato, e anche il Vostro Affezionatissimo — che sente potrebbe vivere benissimo anche accontentandosi di Jessica Alba — non potrà liberarsene ancora per un po’. Le ragazzine al liceo si chiedono come al mondo possono competere; i ragazzini del liceo, sconvolti, decidono di non voler neanche più vedere una femmina se non è Megan Fox; tutti gli altri amanti della passerina poco cresciuti di ogni età post-liceale fremono come di fronte a nulla di altrettanto recente. Ma non è solo il volgo ad interessarsi al fenomeno, a volerne penetrare il fitto mistero: sono pronto a scommettere che se Megan Fox fosse Michael Mann, o fosse solo in un film di Michael Mann, i buoni ragazzi di Sentieri selvaggi deciderebbero all’istante di dedicarle un soprannaturale speciale di svariati articoli fra poesia e letteratura, disquisendo della «profusione di superfici» che è il suo pregevole corpo (o anche i poster che la ritraggono, o anche solo le sue stupende labbra: tanto, dovunque ti giri, ecco che «per inciso, ancora una superficie»!), del ruolo di Megan Fox nella Cultura e nella Storia di massa americana, di come Megan Fox «non è un[a donna] in carne ed ossa. Alla fine dei conti non interessa chi sia nella realtà. È un’idea, un’immagine. O meglio un’idea che si fa carne e un corpo che si fa immagine» (chiaro riferimento al comune desiderio — sia ella indifferentemente carne o pura immagine — di farsela), o magari di come Megan sia «un corpo in trasparenza. Un corpo trasparente. Che appare transitando». Il tutto solo per vendicarsi del primo miserrimo compagno di ventura che sosteneva ereticamente che la Fox «non vibra, e non fa vibrare chi l[a] guarda». D’altronde, Sergio Sozzo aveva già scritto del secondo Transformers che era «[u]n film che segna per Hollywood lo stesso scarto che Cantando sotto la pioggia fu per la commedia musicale»: da qui, suppongo, non dobbiamo più aver paura di nessun accostamento. A pensarci, forse c’è qualcosa oltre Megan Fox per cui i maschi poco cresciuti di ogni età post-liceale fremono in maniera abnorme. Ma divago.

Non solo il volgo si interessa a lei, dicevo. Nella scorsa settimana, persino il magazine dell’autorevole New York Times le ha dedicato la copertina ed un lungo servizio-intervista di Lynn Hirschberg. Oggetto è, ovviamente, la sua immagine (o superficie); meglio, l’astuta autocostruzione della sua immagine superficiale in un mondo ostile popolato dalle aspettative ormoniche maschili e dalla competizione tra divette o aspiranti tali («Il problema è che se pensano che sei attraente, sei o stupida o una troia o una troia scema. L’istinto tra femmine è quello di attaccare alla giugulare») per concupirle ed accaparrarsele. Oltre, passo successivo, per conservarsele («Hollywood è piena di donne che hanno cercato di cavarsela. Mi piace studiarle, vedere come hanno fatto a riuscirci. E come hanno fallito»). «La Fox, che ha 23 anni, ha capito istintivamente che “clamore più nudo uguale fama”. E dopo essere apparsa solo in “Transformers” I e II, nei quali le vere star erano robot giganti, si è creata un personaggio ribelle ed apertamente sessuale e si è spianata la strada verso la notorietà a colpi di dichiarazioni. L’unico problema è, essendo giunta sin qui così in fretta: come restare la ragazza dell’anno quando l’anno è quasi finito?».

La Fox racconta di credere che Hollywood rinforzi […] stereotipi e pregiudizi. Sembra pensare che i suoi costanti riferimenti al sesso siano una sorta di presa di posizione femminista, che sebbene possa sembrare una provocatrice in cerca di prime pagine lei stia semplicemente navigando in un mare complesso e sciovinista. “Se fossi stata una tipica starlet e avessi detto tutte le cose giuste, non sarei salita a questo livello”, spiega la Fox. “Mi siedo e faccio un’intervista e parlo come una vera persona e questo, per qualche ragione, è scioccante. Tutte le donne a Hollywood sono conosciute come sex symbol. Vieni venduta, ed è una cosa basata sul sesso. E va bene, se sai come sfruttarlo. […] Ho creato un personaggio come offerta in sacrificio. Non voglio rinunciare alla vera me stessa. È un omaggio alla mia vera personalità il fatto che io voglia addirittura inventarmi un’altra personalità da dare al mondo. La verità è che sono nascosta in mezzo a tutta questa follia. Nessuno riesce a trovarmi”.

Il mistero si infittisce. A tratti, ci si sente quasi compassionevoli di fronte a tal sofferenza e sacrificio nel suddetto mondo ostile. Ma per la bellezza lo si può capire. D’altronde i passaggi sono chiari: idea → carne → corpo → immagine (→vibrare). L’importante, comunque sia, è farsi.

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