bad seed spanking La sculacciata malefica

Felice domenica a tutti, gentili lettori. Oggi il Vostro Affezionatissimo è decisamente di buon umore, come un pupo, e come in cielo potrebbe non esserlo? Vi basti guardare l’immagine sovrastante queste gaie parole, tratta dal classico Il giglio nero (Mervyn LeRoy, 1956) del quale è l’ultimissima inquadratura a conclusione di un magico viaggio cineteatrale (è tratto, intuisco pari pari, tranne l’epilogo, da una pièce — e si vede fin troppo, ma chi se ne frega: ci piace indulgere anche e proprio in questo!) nei meandri di psiche, legami familiari e tensione drammatica: niente male, proprio quello che tanto ci piace in certo cinema classico! Questo catartico finale, nel quale la mamma dà il benservito alla monella «demoniaca per via genetica», si apprende dalle vicenda produttive, è stato attaccato alla fine dei titoli di coda (goduriosi: il cast in parata che ci saluta con ausilio di narratore leggi-titoli) per far tirare un sospiro di sollievo all’impaurito pubblico che poco prima SPOILER si era visto crepare la bambina cattiva davanti ai propri occhi per la propizia opera di un fulmine (conclusione speculare alla meravigliosa apertura sul lago) FINE SPOILER. È uno di quegli esempi di meta-linguaggio, dettato peraltro da imperativi prettamente «commerciali», che mettono in ridicolo molte ardite disquisizioni sul postmoderno. Sono stato spinto a recuperare questo squisito gioiellino nel pienissimo pomeriggio di ieri grazie alla precedente visione di Orphan, molto apprezzata (il legame vale anche per l’avvertenza: per piacervi è necessario vi piaccia indulgere nel noto, dato che di nuovo non c’è nulla — «il nuovo» è sopravvalutato) ultima opera di quel briccone di Jaume Collet-Serra, del quale mi aveva molto divertito anche il remake de La maschera di cera — famoso presso i più, come saprete, per la sadica soddisfazione che regala nel farci vedere impalata la cara Paris Hilton. Se siete curiosi di sapere come mai è bene non fidarsi delle russe, notoriamente stronze, il mio film consigliato della settimana è questo — sì, più di Up, perché a noi i bambini piacciono cattivi.