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Avanti o muoio

grant longworth beaubien Avanti o muoioLa questione su cosa sia critica cinematografica oggi, ammesso che l’interrogativo interessi ad un numero sufficiente di persone, durerà ancora un po’. Al momento siamo ancora in una situazione di stallo, nella quale, anche per questioni di anagrafe con riguardo alla critica ufficiale, persiste una media ritrosia ad accettare ciò che per motivi socio-economici sembra ormai inevitabile: la progressiva irrilevanza — in termini prima di tutto quantitativi (il che è già successo) sia probabilmente qualitativi — della componente “stampata” a favore della diffusione via internet. Quando non sono solo i critici delle varie testate cartacee, ma intere testate a chiudere lasciando tutti i loro giornalisti per strada, a fare i baristi o altro, il calcolo psico-temporale di scadenza è presto fatto.

In un recente dibattito negli esclusivi Hamptons, New York, il presidente del New York Film Critics Circle, il celebre (celeberrimo, quasi quanto me: «District 9 rappresenta il cinema pop più sciatto ed intontito, del genere che viene da una cultura cinematografica di second’ordine»!) critico della New York Press Armond White, si è battuto per la sua appartenenza ad un’organizzazione professionale. A Eugene Hernandez ha detto: «Con l’avvento di internet, il “professionismo” è stato trascurato a favore di una mal concepita “democrazia”. Senza il professionismo, al giornalismo non restano che il dilettantismo, i pettegolezzi e le cricche. È una distruzione di cultura che queste cose rimpiazzino l’istruzione, la competenza e l’esperienza. Non basta semplicemente “amare il cinema”. […] i professionisti si mettono regolarmente in prima linea e per queste ragioni io difendo la mia professione da attacchi amatoriali che non si innalzano mai al livello di una discussione intelligente».

Gli intenti sono nobili, volendo ammettere — ed è una grossa ammissione! — che il sol fatto di essere un critico professionista (strettamente definito per com’è ancora definito oggi) garantisca tutto questo, e che ai non-professionisti (ne state leggendo uno, che come potete notare dedica l’intera sua scrittura sul cinema al dilettantismo più spinto, al gossip e a coltivare le poche piantine nerd che lo seguono) restino solo le briciole. Purtroppo, White non è entrato nel merito, perché se l’avesse fatto avrebbe dovuto riconoscere che in rete si trovano tante belle cose, e che queste non hanno molto da invidiare (quando e se hanno qualcosa da invidiare) alla critica professionista: quando gli han citato il nome di Karina Longworth, redattrice ed editor del blog di Spout, quale esempio di ottima critica online, non ha avuto meglio da fare che specificare che la Longworth non faceva parte della sua organizzazione perché a Spout «non assegnano voti», oltre al fatto dato per implicito che non viene pagata.

In realtà, la Longworth prende soldi da «freelance a tempo pieno», e fa una vita da giornalista “precaria” che le consuma probabilmente più tempo di quanto non ne consumi ad altri. «Sono la più grande carrierista che conosco», dice, «il che, d’accordo, non è lo stesso che essere un professionista, ma in una professione che sembra scomparire, il mio bisogno compulsivo di lavorare e vedere apprezzato il mio lavoro sembra mi stia lasciando porte aperte (incrociamo le dita, tocchiamo ferro, etc)». Ma al di là di questo:

Mi piace pensare che una delle cose che mi rendono una professionista è che mi sono avvicinata alla pratica del blogging con un senso di serietà professionale da molto prima di guadagnarmici da vivere. Non lavoro per un’istituzione. Vorrei ci fosse un’istituzione per cui lavorare. Scrivere di cinema è l’unica cosa, in tutti i campi della vita, nella quale me la sia mai cavata – oltre a promuovere quello che scrivo di cinema, cioè – e non posso smettere di farlo solo perché non ci sono posti in riviste. Devo scrivere in rete o perire. E a quanto pare, questo significa che devo affrontare i soliti liquidamenti sommari dalla stessa generazione di critici, i quali in sostanza sembrano dire che preferirebbero vedere la critica cinematografica morire da sola piuttosto che unirsi ad ogni altro genere di giornalismo nell’evoluzione dei media. Il che andrà bene a loro, ma io non posso impantanarmi in questo fiacco dibattito. Devo andare avanti, o muoio.

2 commenti a questo articolo

Dea Silenziosa scrive:
16/10/2009 | 03:32

A parte che mi fa tanto piacere che ci sia una tosta critica on line che non assegna voti…, tutto ciò mi fa pensare a certi critici cinematografici che scrivono su carta, e per esempio mi viene in mente una che purtroppo non sa scrivere recensioni senza rovinare la visione a chiunque non abbia visto ancora il film, ovvero racconta tutto, ma tutto, senza nemmeno avvisare che c'è uno spoiler (parola di cui dubito conosca il significato, e che io considero il peccato mortale di un critico professionista), e trattasi di Natalia Aspesi, che oltretutto scrive 'recensioni' su un po' di ogni cosa, qua e là (es libri), scrivendo cose che quasi sempre trovo di una superficialità mostruosa.

Per continuare a fare nomi..posso? Penso che Morandini, anzi, la famiglia Morandini, debba ritirarsi, bisogna riconoscere quando non si riesce più a offrire la qualità che si offriva in altri tempi. Il 'servizio' che poi offrono on line è veramente vergognoso e sono molto meglio molti blog di non professionisti…

l'ora è tarda…ho fatto dei nomi, scusami, spero di non suscitare polemiche…fà un po' quel che vuoi di questo commento…

Ciao!

Alberto Di Felice scrive:
16/10/2009 | 03:36

Dea Silenziosa: Il primo nome potevi anche evitarlo: si fiutava da lontano un miglio… Comunque non esser timida, figurati! Buonanotte, data l'ora.

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