centro italiano haarlem Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009Gentili lettori, ben ritrovati. Come annunciato, il Vostro Affezionatissimo si è concesso un periodo di «rigoroso studio e ascetica contemplazione» in Olanda, quel paese leggermente civilizzato schiacciato fra Germania, Belgio e Mar del Nord, com’è suo costume ogni estate da qualche anno a questa parte. A dire il vero, le passate due estati hanno dovuto fare a meno della lieta ricorrenza, ed è per questo che la ripresa delle attività estive in quel de L’Aia negli scorsi giorni è stata doppiamente benvenuta e salutare. Il rientro in patria, come puntualmente accade ad ogni scavalcamento di confine, ha comportato l’immancabile effetto shock causato dal riacclimatamento alla cafonaggine agli spensierati costumi del nostro allegro popolo, sempre pronto a renderci orgogliosi. Quanto al clima vero e proprio, la partenza a fine agosto ci ha regalato più un autunno anticipato che non un finir d’estate (negli anni scorsi si era sempre partiti in luglio), per cui si è percepita ben più nettamente tutta l’umidità ancora ben salda nella nostra penisola non appena varcato il portellone dell’aereo.

kb ingang Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009Riferendomi al «rigoroso studio» non ero ironico ma serissimo: l’oggetto del soggiorno a L’Aia è difatti strettamente accademico, relativamente ad una materia di studio che accademica non è poiché nessun corso di laurea ne offre un insegnamento, ossia la storia degli scacchi. Io e mio padre Gino andiamo in missione, una missione denominata di «tables hunting», ovvero di caccia alle tabelle di tornei scacchistici smarrite nei generosi archivi della Koninklijke Bibliotheek, a vostro favore la Biblioteca Reale. Molti di voi non sapranno che questo nobile gioco ha sperperato molta della sua storia a causa dell’assenza di archivi che raccogliessero i risultati dei vari tornei svoltisi nel corso dei secoli e registrati senza criterio (se registrati) su riviste, giornali e libri. Se volete trovare la loro collezione più ampia ancora in vita, vi tocca andare a L’Aia e trascorrere intere giornate al numero 5 di Prins Willem-Alexanderhof a spulciare chilometri di carte e microfilm. chessresults1747 Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009Continuando ed ampliando l’ammirevole lavoro dell’americano Jeremy Gaige, mio padre si sta adoperando per rinvigorire un’area di ricerca alquanto pesante nella quale nessuno da allora si è più avventurato data la vastità del compito, la pesantezza del «lavoro sporco» e la modesta appetibilità commerciale (segnalo con certo orgoglio che il primo volume, che comprende tornei e partite dal 1747 al 1900, è in procinto di essere onorato di una prima ristampa in paperback a cinque anni dalla pubblicazione), riportando alla luce migliaia di tabelle ormai sepolte dalla polvere: i suoi sforzi hanno finora prodotto sei raccolte nella serie «Chess Results», orgogliosamente pubblicata dalla McFarland. È un lavoro sterminato ed assai arduo da condurre, specie perché portato avanti in quasi assoluta solitudine senza il supporto di una più ampia comunità, ed ogni soggiorno a L’Aia riserva nuove sorprese che potranno essere aggiunte ai passati volumi solo con la futura eventuale pubblicazione di seconde edizioni o di un libro di aggiunte. Per questo bisognerà ovviamente sapere quali sono le intenzioni del publisher, apparentemente sempre più immerso — come tutti, si dice — nei problemi dell’attuale crisi. Fa un certo effetto, tuttavia, vedere i libri del proprio padre schierati in ordinata fila di fianco a sì celebri antecedenti.

Riguardo l’«ascetica contemplazione», questa si è limitata ovviamente alle ore e ai giorni lasciati liberi dal suddetto lavoro. Fortunatamente, l’Olanda è un paese talmente raccolto che si gira con raramente eguagliabile rapidità: ci si può concedere senza affanni il lusso di passare una giornata in due o anche più città diverse facendo e vedendo molte cose. Oltre, naturalmente, al relax che offre un bel posto come L’Aia stessa, includendovi la «spiaggia» di Scheveningen. Dato che io sono un turista da città, la cosa mi aggrada parecchio. Ciò di cui più mi rallegro è il fatto di non aver scoperto questo meraviglioso paese — millimetro per millimetro, uno di quelli che più si avvicinano alla mia idea platonica di perfezione — partendo dalla solita Amsterdam, insopportabilmente popolata da turisti (fra i quali un detestabile numero di volgari americani, nonché di italiani appena usciti dal liceo), bensì girando la Randstad nei suoi centri storici più defilati e gradevoli. Una visita a Delft (dieci-quindici minuti di treno da L’Aia, un centro del quale ho avuto il piacere di innamorarmi il primo anno, nel quale ci eravamo qui accasati, e del quale quasi avevo smarrito il ricordo della splendida piazza, prontamente risvegliatosi), ad esempio, vale bene un ennesimo ritorno fra i maggiormente affollati canali più a nord. Va da sé che mentre dico questo, anche quest’anno una capatina ad Amsterdam non ce la siamo risparmiata. Gli altri centri toccati e ritoccati includono quest’anno Haarlem (vedete un ivi situato misterioso «centro italiano» nella prima foto in alto), Gouda (una zuppa di formaggio vi cambierà la vita), Leiden (grazie al nostro fido amico e co-appassionato scacchista Jan Postma per le piacevoli ore), nonché l’obbligatoria Rotterdam. In futuro bisognerà trovare il tempo e le forze per fare il viaggio lungo fino a Groningen — anche se fonti ben informate mi comunicano che non ci si perde niente. Questo è quanto posso dirvi: per ulteriori foto e ragguagli ho dimenticato di farmi firmare le dichiarazioni liberatorie.

Le regolari trasmissioni su queste pagine riprenderanno a breve.

stoptrein denhaag Vrienden van de Koninklijke Bibliotheek, 2009