Roman Polanski: farsi processare come tutti?
La legge è uguale per tutti. Si dice così, no? La frase è complemento immancabile alla notizia, giuntaci come un tuono la scorsa domenica 27 settembre, che il 76enne Roman Polanski si trova in stato di fermo in Svizzera in attesa della decisione elvetica sulla sua estradizione negli USA. La giustizia americana deve ancora decidere quanto tempo dovrà trascorrere in galera, se ne dovrà trascorrere, in seguito al patteggiamento col quale si è dichiarato colpevole di aver avuto un rapporto sessuale con una minorenne ormai 32 anni fa. Il problema di tutta la questione è che, seguendo termini e circostanze della sua confessione, Polanski non dovrebbe essere in carcere; invece si è trovato — non costretto, ma quantomeno psicologicamente incentivato — a fare il fuggitivo. La sua decisione, irrazionale, ci porta alla spiacevole situazione attuale, che si spera si sistemi presto come avrebbe dovuto sistemarsi ai tempi e i cui risalenti retroscena vi vado a descrivere brevemente.
In Italia, il reato di violenza sessuale su persona al di sotto dell’età del consenso (14 anni, variabili a seconda di chi commette il fatto) è compreso fra i 7 ed i 14 anni di reclusione e si prescrive, dopo la riforma dell’articolo 157 del codice penale nel 2005, al termine dei 14 anni dal fatto avvenuto. In California, Roman Polanski si era dichiarato colpevole nel 1977 — con l’accordo della famiglia della vittima, l’allora tredicenne Samantha Gailey, finita come prevedibile nel mirino della stampa, ed ovviamente quello del vice-procuratore distrettuale Roger Gunson — del meno grave fra i sei capi d’accusa imputatigli, quello di “Unlawful Sexual Intercourse” (che punisce il sesso consenziente con minore di 18 anni), reato conosciuto più comunemente ma meno correttamente come “Statutory Rape” ma separato da quello di stupro vero e proprio, che difatti figurava come capo d’accusa separato, che dunque è caduto assieme agli altri: la pena da affrontare era di durata assai discrezionale, potendo oscillare dai 6 mesi ai 50 anni. Nell’anno precedente, nessuno dei condannati per lo stesso capo d’accusa era mai stato mandato in prigione.
Dopo un primo parere di uno psichiatra che non l’aveva classificato come molestatore seriale — parere negativo alla sua custodia in carcere e favorevole alla libertà condizionata — i termini del patteggiamento, per come sottoscritti dal giudice Laurence J. Rittenband, che presiede il caso e perciò ha nelle sue mani il futuro del regista, sono i seguenti: prima di ricevere la sentenza definitiva, Polanski avrebbe passato un periodo massimo di 90 giorni di ulteriore “studio diagnostico” nel penitenziario di Chino, alla fine dei quali, se ci fosse stato parere favorevole sulla libertà condizionata da parte delle autorità carcerarie, il giudice si sarebbe dichiarato favorevole alla libertà condizionata. Questo ulteriore periodo d’osservazione viene postposto per permettere al regista di terminare in Europa le riprese di Hurricane, truce produzione De Laurentis poi passata nelle mani dello svedese Jan Troell. Durante il suo soggiorno in Europa, Polanski viene fotografato innocuamente seduto in mezzo a due ragazze ad un tavolo dell’Oktoberfest a Monaco, con ovviamente birra ed un sigaro: Rittenband è furioso e lo fa rientrare all’istante. Tornato in California, dopo 42 giorni di detenzione a Chino, Polanski veniva rilasciato dalla prigione. A questo punto tutto dovrebbe esser deciso, mancando solo di battere il martelletto: Polanski prende la condizionale e torna a casa, punto.
In quel momento, Rittenband viene travolto dalle critiche: è inaccettabile, dice qualcuno, che questa celebrità se ne fili via con soli 42 giorni di carcere. La sua immagine di giudice eletto dal popolo non ne giova. Il risultato è che, quando le cose erano già decise e Polanski era già virtualmente un uomo libero, Rittenband si rimangia tutti i termini pattuiti e rinegozia a porte chiuse l’accordo a condizioni che in un seguente processo — basato anche sulle testimonianze a favore del D.A. Gunson — saranno dichiarate chiaramente illegittime. Polanski fugge in fretta e furia perché non può esser certo di quanto gli sarebbe toccato, e in ogni caso — dategli torto — non voleva trascorrere una giornata in più in prigione.
Questi sono i fatti, che potete apprendere con chiarezza (sebbene il documentario non sia, a mio avviso, particolarmente degno di considerazione oltre la sua funzione informativa) in Roman Polanski: Wanted and Desired di Marina Zenovich, che risulta esser stato presentato qui in Italia allo scorso Festival di Torino. Poi ognuno dei commentatori occasionali che della vicenda non sanno nulla può di certo esporre la sua irragionata opinione basata su concetti arraffati e risbandierati ai quattro venti (esempio: «Ma stiamo scherzando???? Ma una persona sospettata di stupro non deve essere processata???? Sbaglia chi indica Polanski come stupratore, perché non c’è un processo concluso. Ma Polanski si dovrebbe vergognare, e farsi processare come tutti», tuona tal SigmaK nelle reazioni sul Corriere della Sera). Il diritto ad un’opinione basata su poca o nessuna informazione è anch’esso uguale per tutti.




01/10/2009 | 08:19
Tutto ha origine dai soldi .Se Polanski fosse un nullatenente ,ospite di un istituto,non interesserebbe a nessuno,giudici inclusi.Ma Polanski è una spanna sopra la media e l’ invidia di chi si sente inferiore diventa collera forcaiola. Queste richieste di arresto dopo oltre 30 anni sono demenziali. E… il milione di morti in Iraq?
01/10/2009 | 18:41
La tua ricostruzione è corretta.
Mi permetto solo di obiettare su quel "innocuamente" che alleggerisce l'immagine di Polanski in mezzo a due ragazze con sigaro e birra. Cosa che il regista avrebbe potuto anche evitare, visto il procedimento pendente.
A me però risulta pendente un mandato di cattura, tanto che Polanski non può rientrare in USA. Ma forse ho delle informazioni non corrette e può rimettere piede in USA o non lo può fare in quanto persona non gradita indipendentemente dalla vicenda giudiziaria?.
01/10/2009 | 18:49
souffle: Se te la svigni prima di una sentenza, solitamente cercano di venirti a prendere, sì.
03/10/2009 | 01:20
Grazie per le informazioni: la cosa più approfondita abbia letto finora sull'argomento.
Quindi Polanski rischierebbe soltanto una pena in quanto "fuggitivo"? Non c'è il rischio di una riapertura del caso?
03/10/2009 | 01:30
Cioè, rileggendo meglio mi accorgo che deve ancora ricevere una sentenza definitiva, quindi la risposta a quanto chiesto sopra c'è già.