redbox pickup Noleggia DVD a poco, allarghi il mercatoNel mio videonoleggio più vicino — quattro pareti con quattro distributori automatici — puoi ritirare e tenere nelle tue mani un DVD per tre ore al modico prezzo di 1€: in tre ore puoi guardare il film, certo, ma in tre ore col DVD ed un computer dalle prestazioni base puoi ovviamente fare molte altre cose, lasciando la visione ad operazioni ultimate. Io, non c’è bisogno ve lo dica, di computer non ci capisco niente. Andando a noleggiare il film, non hai bisogno di nessuno che ti dia consigli: se sei come me, sai già cosa vuoi, e se non sei come me ti basta leggerti la trama disponibile nella schermata. Se vuoi ed hai nostalgia delle vecchie chiacchierate col proprietario del videostore, puoi comunicare alla macchina stessa se il film ti è piaciuto o meno al momento di riconsegnarlo. Potrei avventurarmi a dire che quella appena descritta è una scena apocalittica di decadimento della civiltà, che Kubrick avrebbe potuto e dovuto inserire in 2001; è però solo il normale modo in cui io, nell’anno 2009, vado a noleggiare i miei film.

La compagnia Redbox dell’Illinois, ormai quinto distributore di DVD a noleggio di tutti gli USA, esclusivamente tramite distributori automatici, offre tutte le ultime uscite all’ancor più modico prezzo di 1$ per un’intera giornata. In più, c’è una serie di comodità aggiunte, come poter prenotare su Internet oppure restituire il disco in una macchina diversa da quella in cui lo si è preso. Quel che è più «offensivo» è che i suoi distributori — sono sparite anche le pareti, adesso, a favore di fac-simile di una macchina da corridoio Lavazza, facilmente piazzabile con minimo costo ed ingombro — sono posti ed inglobati nelle varie catene di supermercati ed altro commercio veloce (la società fu finanziata originariamente nell’agglomerato McDonald’s), parte dello stesso giro di mercato di massa; va da sé poi che i titoli offerti siano quasi esclusivamente i più popolari — ma qui la scelta è condivisa con buona parte dei commercianti del settore, per i quali è senz’altro più redditizio acquistare una copia in più di The Spirit che non una sola copia di Shut Up & Sing. Tutto questo alle compagnie cinematografiche non può piacere, perché tutta l’ormai stabilita e relativamente certa catena di introiti va a farsi benedire: se si può scegliere di noleggiare un film per uno anziché 5$, ci vorrà poco prima che chi noleggia a 5$ debba abbassare il tiro.

È una questione di mercato (in questo settore, cioè), ma (allargandosi a tutta la filiera distributiva) anche del tipo di budget — e quindi del tipo di cinema — che sarà possibile sfruttare nel futuro nella macchina produttiva, per la quale il noleggio (in tutto il mondo) è ancora una fonte rilevante di finanziamento. È dato molto spazio di speculare se lo sarà ancora per molto, almeno in queste o simili forme. La Fox, la Warner e la Universal si sono già attivate per non vendere i propri titoli alla catena, se non dopo un intervallo di 28 giorni dall’uscita nel resto dei negozi per sfruttare il poco di effetto «ultima uscita» rimasto; la Redbox risponde intentando causa per violazione di concorrenza, e deve avere buone ragioni. Ma si può pagare, indipendentemente dai meriti «artistici», solo 1€ o 1$ per vedere un film? È qualcosa che fa bene o male alle abitudini — spesso malsane — della major americane?

Il presidente di un’associazione di settore americana commenta che «[q]ueste macchine sono per l’industria dell’home video ciò che Internet è stata per l’industria musicale: un disastro». Il problema più grande è che l’autore di questa dichiarazione ad effetto ignora bellamente che il vero disastro, se di disastro si tratta, è esattamente lo stesso per entrambe le industrie, ossia lo spauracchio del download gratuito: il problema non è ormai convincere che sia giusto spendere 5$ anziché uno, ma — fatta eccezione eventualmente per la propria coscienza, prima che per la legge ingestibile su così grandi flussi — che sia giusto spendere anche solo un dollaro quando si può evitare di spendere persino quello. Come prosaicamente sostiene Linus circa la scomparsa dei vecchi negozi, «[o]rmai i ragazzi la musica la scaricano, e tra un po’ spariranno anche i grandi spazi, altro che i piccoli».

Ma spendere uno anziché 5$ potrebbe già fare la differenza, come fattore psico-economico. Diversamente da quanto ci si potrebbe attendere, la contrazione degli introiti temuta dalle major (dietro anche alla volontà di difendere una «prima finestra» di sola vendita per invogliare all’acquisto, molto più costoso) è al momento limitata alle vendite e non al noleggio, il cui volume ed i cui introiti sono anzi cresciuti negli USA nella prima metà di quest’anno; che il calo delle vendite sia dovuto più o meno direttamente alla maggior disponibilità di film noleggiabili a basso costo è un collegamento assai improbabile da fare. La Redbox stima — quasi sicuramente, con troppa bontà — un aumento del 20% nel noleggio reso possibile dal proprio ingresso nel mercato, a fronte dello stesso prezzo pagato dalla compagnia per l’acquisto dei dischi rispetto ai concorrenti. Tant’è vero che altre case, come la Paramount e la Sony, spinte dalle difficoltà finanziarie del momento, stanno vagliando in prima persona l’appetibilità commerciale della compagnia.